Caro vacanze, in Italia si spende il 30% in più rispetto al pre-Covid: le spiagge registrano un aumento pari al +33%, un salasso.

Il Codacons, dati Istat alla mano, dà ragione ad Alessandro Gassmann: «Dai balneari lacrime di coccodrillo». Il lungo elenco degli aumenti a doppia cifra.
Il rincaro
Nel 2025, il caro vacanze in Italia rimane un argomento centrale, con i costi che continuano a salire a causa di una combinazione di fattori. La domanda turistica, sia interna che internazionale, ha superato l’offerta in molte località di punta, portando a un aumento significativo dei prezzi per alloggi, ristorazione e attività ricreative. Le strutture ricettive, in particolare, hanno adeguato i loro tariffari per riflettere l’inflazione e le maggiori spese operative, come l’energia e il personale. Inoltre, la persistente incertezza economica globale spinge molti operatori a massimizzare i profitti in alta stagione. Questo trend non riguarda solo le mete più blasonate come la Costiera Amalfitana, la Sardegna o il Trentino, ma si sta diffondendo anche in aree meno tradizionali. I consumatori, di conseguenza, sono sempre più orientati a cercare alternative più economiche, come l’affitto di case private o la scelta di destinazioni di “turismo di prossimità”. Nonostante questo, l’attrattiva del “bel paese” non diminuisce, e i turisti continuano a riempire le città d’arte, le spiagge e i borghi, pronti ad affrontare una spesa maggiore per un’esperienza che ritengono irrinunciabile.

Le origini
La villeggiatura, intesa come periodo di riposo estivo lontano dalla città, nasce in Italia già nel Settecento tra l’aristocrazia e l’alta borghesia, che si spostavano verso località termali o residenze di campagna. Tuttavia, è solo con il boom economico del dopoguerra, tra gli anni ’50 e ’60, che si trasforma da privilegio di pochi a bene di consumo accessibile a una fascia sempre più ampia della popolazione. Questo cambiamento epocale fu reso possibile dall’aumento dei redditi, dalla diffusione dell’automobile e dalla nascita di nuove forme di alloggio turistico, come i villaggi vacanze e gli stabilimenti balneari più economici. Le ferie pagate, introdotte su larga scala, divennero un diritto per la classe operaia e impiegatizia, sancendo un nuovo rito sociale.

Un bene per tutti
La villeggiatura non era più solo un modo per sfuggire al caldo, ma un simbolo di status e benessere. Le spiagge della Romagna e le vette delle Dolomiti si riempirono di famiglie che, per la prima volta, potevano permettersi un’evasione dalla quotidianità. Questo fenomeno cambiò radicalmente il paesaggio sociale e culturale italiano, creando l’industria turistica moderna e consolidando l’idea delle vacanze estive come parte integrante della vita degli italiani. Nel corso degli anni però da un bene di consumo accessibile a tutti sta diventando sempre di più status symbol, non accessibile in ugual misura alle classi meno agiate. si tratta certamente di uno squilibrio tra reddito medio degli italiani e prezzo medio di una vacanza nel nostro paese.