Il nuovo film Disney Elio ci aiuta a riflettere sul cosmopolitismo kantiano

Da Gallipoli allo spazio: la spiaggia della Purità nel nuovo film Elio della Disney Pixar.

Per promuovere l’edizione italiana, che si avvale per i doppiaggi di Alessandra Mastronardi, Adriano Giannini, Neri Marcorè e tantissimi altri attori.

Il film

Si chiama “Elio” il nuovo film di animazione prodotto da Disney e Pixar. La storia del ragazzo undicenne orfano dei genitori, che fatica ad adattarsi al mondo e preferisce riservare le sue attenzioni allo spazio e agli extraterrestri, è stata presentata ufficialmente ieri, giorno del debutto nelle sale e della diffusione del trailer. E, sorpresa, per promuovere l’edizione italiana, che si avvale per i doppiaggi di Alessandra Mastronardi, Adriano Giannini, Neri Marcorè e tantissimi altri attori, ecco Gallipoli. Il giovane Elio s’avvale degli studi di una sua zia per cercare di entrare in contatto con gli alieni. Su di un arenile disegna un universo fatto di cerchi e linee concentriche ed una grande corona circolare con la scritta “Alieni rapitemi”.

La morale

In questo nuovo e bizzarro ambiente, il “Comuniverso”, Elio deve imparare a cavarsela tra diverse specie aliene, ognuna con le proprie peculiarità, e affrontare una crisi di proporzioni cosmiche, il tutto mentre cerca di capire chi sia veramente e quale sia il suo posto nell’universo. La morale del film *Elio* di Disney e Pixar ruota attorno all’accettazione di sé e al potere dell’immaginazione. Elio, un ragazzo introverso e sognatore, si ritrova improvvisamente catapultato in un’avventura intergalattica dove viene scambiato per il rappresentante della Terra. Attraverso le sue insicurezze, le sfide e le scelte che affronta, il film trasmette un messaggio profondo: anche chi si sente fuori posto o “diverso” può avere un ruolo importante nel mondo (o nell’universo), semplicemente rimanendo fedele alla propria identità. Elio celebra il coraggio di crescere, l’importanza di ascoltare gli altri e il valore dell’empatia, mostrando che la vera forza non sta nell’essere perfetti, ma nell’essere autentici.

Kant

La morale di Elio si intreccia profondamente con i concetti di universalismo e cosmopolitismo kantiano. Nel film, il giovane protagonista incarna, pur nella sua fragilità, l’ideale del Weltbürger, il “cittadino del mondo” teorizzato da Kant. Come il filosofo auspicava una comunità universale fondata sulla ragione, il rispetto reciproco e la dignità di ogni individuo, così *Elio* mostra che anche un bambino può assumere un ruolo di mediazione tra culture aliene e umane, riconoscendo nell’altro non un nemico, ma un interlocutore. Il film suggerisce che, al di là delle differenze spaziali, culturali o biologiche, esiste un terreno comune fatto di empatia, dialogo e comprensione: proprio ciò che per Kant dovrebbe guidare le relazioni tra gli individui e le nazioni. In questo senso, Elio diventa una fiaba moderna sul cosmopolitismo, dove la diversità è occasione di arricchimento e il sentirsi parte di un tutto più grande è il primo passo per costruire una vera pace universale.

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