Il cyberbullismo é un fenomeno che colpisce ancora con gravi impatti: può considerarsi come abuso di potere dal basso.

Secondo i dati Unicef, almeno 1 ragazzo su 3 nel mondo ha subito atti di violenza digitale. In Italia, l’Istat stima che più del 22% degli adolescenti abbia vissuto episodi di bullismo online; esistono soluzioni per prevenirlo.
Gli strumenti di prevenzione
Una delle domande più gettonate riguarda l’esistenza di strumenti efficaci per reprimere la violenza sociale che oggigiorno registra alte percentuali di vittime colpite, le quali spesso subiscono stando in silenzio. Le nuove piattaforme hanno introdotto delle voci e filtri alternativi per prevenire attivamente le violenze online e migliorare al contempo l’esperienza sociale, in particolare per giovani e più sensibili. Questi strumenti nascono dalla volontà di agire anticipatamente su ciò che può creare disagio e sensazioni negative su contenuti inadeguati. Tra le soluzioni adottate vi è l’opzione di nascondere il numero specifico di like ai post, pensata appositamente per alleggerire la paura del giudizio e la pressione sociale; tra gli altri strumenti vi è la possibilità di personalizzare il proprio feed, esprimendo esplicitamente disinteresse per contenuti non conformi ai reali bisogni dell’utente. Questi piccoli provvedimenti, aiutano a rallentare il metro di paragone e quindi possibili ansie o disagi del confronto con gli altri, così come nel secondo caso provvedono alla navigazione tranquilla dell’utente senza il rischio che si imbatta in contenuti da lui non graditi. Uno dei progetti più strutturati per la protezione dei più giovani dai rischi online è quello degli account per teenager, pensati per gli utenti tra i 13 ei 17 anni: si tratta di profili dalle impostazioni più restrittive. L’obiettivo è duplice: da una parte ridurre l’esposizione a contenuti potenzialmente dannosi, dall’altra favorire la gestione del tempo e dell’attenzione.

Il potere della conoscenza
Gli strumenti tecnologici hanno grosse possibilità di limitare le più gravi conseguenze, ma da soli non bastano. Qualsiasi opzione o filtro che sia deve essere inserito in un contesto educativo per avere significato: spesso questo contesto è dato dalla famiglia. Quest’ultima dovrebbe essere soggetta ad una formazione in continua evoluzione con il progresso tecnologico e l’avanzare dei tempi, e metterla in condizione di conoscere gli strumenti e i rischi così da accompagnare i propri figli spesso inconsapevoli e troppo piccoli nella costruzione di una propria identità online.

Parallelismo tra potere e cyberbullismo
Il fenomeno del cyberbullismo rappresenta una delle problematiche più rilevanti dell’era contemporanea, soprattutto tra i giovani. Un fenomeno da sempre esistito dapprima dei social, quello del bullismo, ma che si è amplificato con la diffusione e il progresso tecnologico che ha portato alla nascita dei social media, amplificando la possibilità di attaccare e offendere l’altro in modo silenzioso ma pervasivo: la possibilità di agire in anonimato, di commentare e interagire con male intenzione portano la vittima a subire una pressione costante e difficilmente controllabile. Le caratteristiche specifiche del cyberbullismo lo rendono particolarmente pericoloso: l’anonimato con cui si può agire, la possibilità di una diffusione virale dei contenuti e la permanenza delle offese nel tempo generano un ambiente in cui la vittima si trova costantemente esposta, spesso senza alcuna possibilità di difesa. Le ripercussioni possono essere gravi: isolamento sociale, perdita dell’autostima, ansia e depressione. Questo fenomeno complesso soprattutto a livello risolutivo, si può analizzare dalla base mediante un parallelismo con il pensiero di Michael Foucault, filosofo francese che pur non vivendo in un epoca digitale ha fornito gli strumenti necessari per comprendere come il potere e il controllo si manifestino in modi nuovi e diffusi. Una delle teorie più ripetute dal filosofo, è quella del potere che non agisce solo in maniera verticale: ciò significa che esso non è solo una forza esercitata dall’alto mediante le autorità e normative, ma può manifestarsi anche attraverso pratiche quotidiane dagli stessi gruppi sociali. Così allo stesso modo, chi agisce spesso in anonimato dietro ad uno schermo con lo scopo di colpire psicologicamente la vittima, esercita una forma di potere “dal basso” imponendo un controllo sociale non dall’alto ma attraverso dinamiche relazionali che opprimono e umiliano l’altro. Attraverso questa chiave di lettura, Foucault ci invita a riflettere sul fatto che non sempre il potere e il controllo siano visibili e provenienti da enti superiori così come un esempio dell’era digitale può essere il fenomeno del cyberbullismo, che può agire in modo filtrato provocando però gravi conseguenze a chi lo subisce. Il filosofo nel suo saggio “Sorvegliare e punire”, descrive il panoptismo, un modello di controllo sociale basato sull’idea che gli individui possono essere osservati in ogni momento. Così allo stesso modo il controllo oggigiorno avviene dall’anonimo nascosto da un cellulare, mentre la vittima è esposta al pubblico e soggetta alle sensazioni negative sentendosi oppressa dal peso delle offese. Nessuno è realmente tutelato, c’è un vortice di violenza nel quale si corre sempre il rischio di cadere, e i meccanismi innescati dagli stessi social possono diventare strumenti per facilitare il processo di esclusione e umiliazione. La vittima non è solo esposta, ma messa al centro di un giudizio collettivo, spesso spietato. La pubblicazione di un commento denigratorio, di un video o di uno screenshot fuori contesto attiva un meccanismo in cui la reputazione, l’autostima e l’identità stessa della persona vengono messe in discussione davanti ad un pubblico amplificato. Se il potere non è solo quello delle istituzioni, ma vive nei rapporti, nelle parole e nei gesti quotidiani, allora anche la prevenzione non può limitarsi a punire il singolo colpevole. Serve una formazione diffusa alla responsabilità digitale, alla consapevolezza dei propri gesti, anche quelli apparentemente innocui.
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