Uscire verso la realtà: il mito della caverna di Platone attualizzato in Matrix

Ciò che vediamo, che tocchiamo, che gustiamo è reale? Platone spiegava la differenza tra mondo reale e delle idee, la stessa distinzione sta alla base del film dei fratelli Wachowski.

Neo, Trinity e Morpheus (cinema.everyeye.it)

Nel libro settimo de “La Repubblica”, Platone espone il mito allegorico della caverna per simboleggiare il percorso che gli uomini devono compiere verso la vera conoscenza. Nel 1999 esce The Matrix, film scritto e diretto dai fratelli Wachowski, dove si immagina un futuro distopico in un mondo dominato dalle macchine. Queste hanno costruito un mondo fittizio e tengono prigionieri gli esseri umani. Il percorso verso la realtà narrato nella pellicola è chiaramente un riferimento al mito del filosofo greco.

La caverna e Matrix: mondi ingannevoli

Nel mito si immagina che alcuni prigionieri siano stati incatenati, fin dalla nascita, in una profonda caverna. I prigionieri sono completamente bloccati, non possono muovere nemmeno la testa e il collo. I loro occhi sono costantemente fissi sul muro dinanzi a loro. Alle spalle dei prigionieri è stato acceso un enorme fuoco e, tra il fuoco ed i prigionieri, passa una strada. Lungo la strada stessa è stato eretto un muro. Alcune persone percorrono la strada trasportando varie statuette di oggetti, animali, piante e persone. Queste sculture, sporgendo dalla sommità del muro e illuminate dal fuoco, proiettano la propria ombra sulla parete attirando l’attenzione dei prigionieri. Se qualcuno degli uomini che trasportano queste forme parlasse, si formerebbe nella caverna un’eco convincendo i prigionieri a pensare che questa voce provenga dalle ombre che vedono passare sul muro. In questa situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accade realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno, sarebbero portati a interpretare le ombre parlanti come oggetti, animali, piante e persone reali.

Un’illustrazione del mito della caverna di Platone (youtube.com)

Nel film Matrix, l’umanità è controllata dalle macchine che tengono imprigionati uomini e donne per trarne l’energia necessaria per sopravvivere. Gli esseri umani sono convinti di vivere nel mondo reale, così come lo hanno sempre conosciuto, ma in realtà sono connessi a un sistema informatico, chiamato appunto Matrix, che invia al cervello impulsi elettrici convincendoli di essere circondati da un mondo che in realtà non esiste più da centinaia di anni. Tutto ciò che circonda gli uomini è una finzione, nulla esiste davvero e per questo la realtà è manipolabile. In una delle scene più famose del film, Neo riesce a piegare un cucchiaio con il pensiero semplicemente convincendosi che “il cucchiaio non esiste”.

Uscire per andare verso la realtà

Il mito prosegue: un prigioniero viene liberato dalle catene e costretto a rimanere in piedi, con la faccia rivolta verso l’uscita della caverna. Questa situazione genera alcune conseguenze: in primo luogo, i suoi occhi, abituati all’oscurità, sarebbero abbagliati dalla luce del sole ed egli proverebbe dolore. Inoltre, le forme portate dagli uomini gli sembrerebbero meno reali delle ombre alle quali è abituato; persino potendo vedere gli oggetti e la fonte di luce, il prigioniero rimarrebbe comunque dubbioso e, soffrendo nel fissare il fuoco, preferirebbe volgersi verso le ombre. Viene immaginata una seconda possibilità: il malcapitato è costretto a uscire dalla caverna e viene esposto direttamente alla luce del sole. In questo caso rimarrebbe accecato e non riuscirebbe a vedere nulla. Il prigioniero anziché provare gratitudine per la liberazione, si troverebbe a disagio per essere stato trascinato fuori a forza.

Neo, un hacker interpretato da Keanu Reeves, viene contattato da alcuni dissidenti, uomini e donne che già sono riusciti a slegarsi da Matrix. Dopo aver ingerito la fatidica pillola rossa offertagli da Morpheus, Neo si risveglia immerso in un’incubatrice. Lì le macchine coltivano e crescono gli esseri umani collegandoli a Matrix e assorbendone energia. Il mondo reale è un mondo in rovina, dominato dall’intelligenza artificiale creata dall’uomo secoli prima e dove gli uomini sono in costante lotta contro le macchine stesse. Neo si libera dai cavi elettrici che lo tengono legato all’impianto e viene espulso come uno scarto. Viene recuperato dallo stesso Morpheus che lo accoglie sulla sua nave. Appena si sveglia Neo afferma: “Mi fanno male gli occhi”, un evidente riferimento proprio al mito platonico. La sua vista, i suoi sensi, il suo corpo, si devono abituare alla realtà.

Keanu Reeves interpreta Neo (insidehook.com)

Torniamo al mito: abituandosi alla nuova situazione, il prigioniero riuscirebbe inizialmente a distinguere le ombre delle persone e le loro immagini riflesse nell’acqua; con il passare del tempo potrebbe abituarsi alla luce e guardare gli oggetti. Attendendo la notte potrebbe volgere lo sguardo al cielo, ammirando i corpi celesti con maggior facilità che di giorno. Infine, il prigioniero liberato sarebbe capace di vedere direttamente il sole stesso capendo che esso è la causa, in certo modo, di tutto quello che vedeva all’interno della caverna.

Inizialmente Neo è sotto shock, non riesce ad accettare una realtà così diversa da quella in cui credeva di vivere, ma col tempo la sua vista si abitua. Comprende che ciò che Morpheus e i suoi compagni gli mostrano è vero. Prende coscienza di ciò che è: l’eletto, ossia colui che è destinato a liberare gli uomini dalla prigionia di Matrix. Neo riesce a vedere Matrix come è davvero, un insieme di stringhe di codice informatico, costruito apposta per controllare la vita degli uomini.

Accompagnare gli uomini alla realtà

Accortosi dunque della reale situazione, il prigioniero ormai libero vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i suoi compagni, mosso da un senso di pietà per loro e dal desiderio di donare loro la stessa libertà di cui ora gode. Convincere gli altri prigionieri ad essere liberati potrebbe risultare difficile. Infatti i suoi occhi dovrebbero riabituarsi all’ombra della caverna e sarebbe oggetto di scherno da parte dei prigionieri: la sua uscita verso la libertà gli avrebbe causato un danno agli occhi. Questa sua difficoltà, seppur momentanea, influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento. Gli altri prigionieri potrebbero addirittura pensare di ucciderlo in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell’accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte.

Morpheus offre a Neo la scelta tra le due pillole. Blu: torni in Matrix, rossa: vieni liberato (youtube.com)

Anche Neo dovrà affrontare questa difficoltà. Come si possono convincere gli uomini che tutto ciò che vedono, toccano, gustano, è solo un’illusione costruita? E se anche ne fossero convinti, vi rinuncerebbero? Cypher è il personaggio cinematografico che ricalca questo dubbio. Anche messo di fronte alla realtà non è disposto ad abbandonare tutto ciò che Matrix gli assicura, preferisce la tranquillità della prigionia. Non solo, ma si spinge fino a uccidere i suoi compagni liberi pur di ripiombare nell’oblio. Esattamente come immaginato da Platone.

E tu? Quale sarebbe la tua scelta? Avresti il coraggio di prendere la pillola rossa? Uscirai a guardare il sole?

Matteo Pavesi

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