Il caso della Sea-Watch e la subordinazione alle leggi statali secondo Thoreau

La Sea-Watch guidata da Carola Rackete è ferma al largo di Lampedusa dalla sera del 13 giugno. Dopo diversi tentativi di mediazione e ricerca di una soluzione, ieri pomeriggio la capitana ha deciso di entrare nel porto di Lampedusa forzando i divieti imposti dal ministro dell’interno e dal decreto sicurezza bis. Quando una legge pare ingiusta bisogna accontentarsi di obbedire o è necessario disobbedire e sforzarsi di correggerla?

IL CASO SEA WATCH

L’ultima speranza dell’ONG Sea-Watch di riuscire a ottenere il permesso di fare sbarcare i 42 migranti si è dissolta quando la Corte europea dei diritti dell’uomo ha risposto negativamente alla richiesta della nave. I giudici di Strasburgo hanno respinto il ricorso annotando solamente come lo Stato italiano avrebbe dovuto garantire generi di prima necessità e se necessario cure mediche ai soggetti a bordo della nave fino a che essa si fosse trovata a pendolare nei pressi di Lampedusa. Di fronte a questo scenario, Carola Rackete, che ottenne risposte negative per lo sbarco anche da altri Stati europei, aveva solamente una scelta degna di nota morale, cioè  quella di infrangere il blocco e approdare nel porto di Lampedusa. La reazione del Ministro dell’Interno non si è fatta attendere: appena appresa la notizia ha iniziato una diretta su Facebook riproponendo la solita propaganda, nella quale ha minacciato addirittura di innalzare delle barriere fisiche al confine con la Slovenia di fronte alla riapertura della rotta balcanica. Consapevole di ciò a cui andava incontro, la capitana ha dimostrato con grande coraggio e spirito di sacrificio che può capitare di imbattersi in leggi ingiuste rispetto al senso morale che appartiene a certe personalità e che l’ingiustizia non risiede fuori dall’organizzazione statale ma può essere anche parte dello Stato stesso. L’atto di sottrarsi alle norme di uno Stato fondato su leggi ingiuste, senza l’uso della violenza, è un atto di disobbedienza civile. La storia è ricca di casi in cui singole personalità hanno intrapreso un sentiero avverso allo Stato o al potere costituitosi pagandone le conseguenze, spesso con la vita.

Carola Rackete

HENRY DAVID THOREAU E LA DISOBBEDIENZA CIVILE

Il filosofo statiunitense Henry David Thoreau scrisse nel 1849 un saggio, riferito a un caso specifico ma che ha un filo logico che si può estendere oltre la singolarità del caso per il quale è stato concepito. Il titolo è Disobbedienza civile, in cui egli spiega i motivi del suo arresto ingiusto, sostenendo che è ammissibile non rispettare le leggi quando esse vanno contro la coscienza e i diritti dell’uomo; Thoreau fonda così i primi movimenti di protesta e resistenza nonviolenta, che verranno successivamente rappresentati da Martin Luther King e Gandhi. Thoreau espone un pensiero ricco di positivismo morale, dove concepisce gli uomini come soggetti capaci di rispondere a un istinto morale che in caso di necessità emerge a dispetto delle leggi imposte da un governo che non può mai essere conseguenza di giustezza morale dato che è frutto della politica. Mette al centro la soggettività come portatrice di un sentimento di giustezza nei confronti del desiderio collettivo che non ha una coscienza nobile. Spesso la collettività non risponde ai sentimenti di umanità o giustizia ma è schiava di interessi che la politica può garantire. Thoreau contempla il potere statale come un potere fondato sulla forza fisica e non come un potere giusto che deriva da una giustizia che mette al centro gli individui e la loro necessità, spesso inconsapevole, di vivere una vita all’insegna della giustizia. È giusto rispondere sempre e comunque alle leggi o è più giusto subordinarsi a sentimenti morali di fronte a una legge che pare ingiusta?

“Se l’ingiustizia è di natura tale da richiedervi di essere agenti d’ingiustizia verso altri, io dico: Infrangete la legge.” (H.D.Thoreau: La disobbedienza civile)

Henry David Thoreau (1817-1862)

Nikola Hristov

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