Trainspotting e Schopenhauer: il concetto di volontà di vivere tra cinema e filosofia

Trainspotting dal punto di vista di Schopenhauer: è possibile scegliere la vita anche se ci troviamo, come direbbe il filosofo, nel “peggiore dei mondi possibili”?

Il film del 1996, diretto da Danny Boyle, tratta di tossicodipendenza in un modo a tratti crudo, a tratti tragicomico e grottesco. Schopenhauer è ricordato da tutti come il filosofo del pessimismo, eppure l’autore ci ha lasciato molto più di questo, teorizzando il concetto di volontà di vivere, che compare più volte nel film, invitando lo spettatore a scegliere la vita.  

Il peggiore dei mondi possibili

Se penso a Trainspotting, mi torna in mente una scena particolare, che mi è rimasta impressa per la sua crudezza ed il suo realismo. La scena inizia con delle urla femminili strazianti, mentre la voce fuori campo di Mark Renton, il protagonista, dice: “I bei tempi non potevano durare in eterno… credo che Allison avesse urlato tutto il giorno, ma prima non se ne era accorto nessuno. Per me poteva aver gridato per una settimana, erano giorni che non sentivo parlare. […] Niente si sarebbe più aggiustato, anzi, tutto stava per andare male. Male? Voglio dire che tutto stava per andare peggio di quanto non fosse già.” La musica si affievolisce, man mano che le urla si intensificano. La voce di Mark è calma, mentre i protagonisti trovano il corpo della figlia di Allison morta in culla. La bambina, deceduta a causa della negligenza della madre tossicodipendente, è la prima morte mostrata nel film. Tutto ciò potrebbe farci credere che, come sostiene Schopenhauer, siamo veramente nel peggiore dei mondi possibili. Eppure, il pensiero del filosofo non può essere racchiuso semplicemente in queste parole, esattamente come Trainspotting non ci mostra solo scene di degrado, miseria e morte, ma porta anche un importante messaggio di speranza.

Scegliere la vita

Le prime tre parole con cui si apre il monologo all’inizio di Trainspotting sono: “scegliete la vita”, e la canzone in sottofondo è Lust for Life (“voglia di vivere”) di Iggy Pop. Il protagonista conclude la scena affermando però che lui ha rinunciato alla vita, per scegliere l’eroina. Questa prospettiva negativa verrà, nonostante ciò, completamente capovolta alla fine del film. Allo stesso modo, si può superare l’impressione iniziale che si ha di Schopenhauer: sfogliando l’opera maggiore del filosofo, Il Mondo come Volontà e Rappresentazione, si può riuscire a vedere oltre il suo pessimismo cosmico. Il mondo infatti non è solo rappresentazione, ma anche volontà, intesa come volontà di vivere. Per accedere al concetto di volontà di vivere dobbiamo squarciare il velo di Maya, che separa il mondo fenomenico dalla cosa in sé. La volontà è la cosa in sé, che mira ciecamente all’autoconservazione. Noi siamo volontà di vivere, un impulso irrazionale che ci fa lottare per la vita. Il corpo, il fenomeno, ci fa ricercare il piacere ed evitare il dolore: anche qui possiamo individuare un parallelismo con Trainspotting, in cui viene mostrata la dipendenza dalle droghe come un disperato tentativo di evitare la sofferenza.  

Decidere di salvarsi

Per Schopenhauer, la volontà di vivere produce incessantemente desideri che, non potendo essere appagati, portano insoddisfazione e dolore. Il filosofo afferma però di essere contrario al suicidio, dal momento che lo considera la più forte affermazione della volontà di vivere: il suicida nega la vita così com’è perché ne vorrebbe una migliore, ma uccidendosi non nega la volontà, bensì pone fine solo al fenomeno, al corpo, l’oggetto della volontà. Il filosofo propone quindi un iter salvifico tramite l’arte, l’etica e l’ascesi. Nonostante quest’ultimo passaggio sia lontano da ciò che vediamo nel film, possiamo facilmente individuare come il concetto di volontà di vivere di Schopenhauer sia strettamente legato a Trainspotting e, più in generale, alle dipendenze: qualsiasi gesto autolesivo, inclusi l’abuso di sostanze ed il suicidio, non sono negazioni della volontà di vivere, ma estremi tentativi di evitare il dolore. Il film termina con un monologo di Mark che riprende quello iniziale, dicendo però: “Io cambierò. […] Metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita.” Nella mente del protagonista si accende qualcosa che lo porta a cambiare direzione, a decidere di salvarsi, e forse questo qualcosa potrebbe essere proprio la volontà di vivere di cui parla Schopenhauer.

Chiara Checchetto

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