Il Superuovo

Un suicidio per la giornata contro la violenza sulle donne: la tragedia del riminese

Un suicidio per la giornata contro la violenza sulle donne: la tragedia del riminese

Una piccola tragedia si è consumata nel Riminese. Dopo 34 anni di soprusi, sostenuta dalla figlia, una donna ha deciso di sporgere denuncia contro il marito. Ma, proprio alla vigilia dell’udienza, la donna ha deciso di togliersi la vita. Si sono così vanificate in un suicidio settimane di miglioramenti. Una vicenda che mette in luce le devastanti dinamiche psicologiche che si mettono in moto di fronte ad atti di violenza. 

Violenza sulle donne e suicidio
Photo Credit: la stampa

È tragica la storia che in questi giorni si è svolta nel Riminese. Una donna, dopo 34 anni di soprusi, alla vigilia dell’udienza contro il marito, ha deciso di togliersi la vita. La figlia, con calore e capacità eccezionali, l’aveva supportata e confortata negli anni delle violenze. Era arrivata a convincere la madre a rivolgersi all’associazione “Rompi il Silenzio” e sporgere denuncia. Ma purtroppo il sostegno datole non è bastato a superare tutte le angherie subite

La richiesta di aiuto all’associazione

A Settembre la donna (il cui nome, come quello della figlia, sono tenuti nascosti per motivi di Privacy) si era rivolta all’associazione “Rompi il silenzio” su esortazione della figlia. Così, dopo 34 anni di soprusi, era riuscita a denunciare le angherie del marito.

 

Suicidio
Il logo dell’associazione “Rompi il silenzio”

Dopo l’inferno domestico che si era trovata a vivere, la donna era stata trasferita in una dimora sicura, come spesso accade per le vittime di violenza. La presidente dell’associazione, Paola Gualano, ha raccontato a “La Stampa”: “la ragazza è rimasta con lei per la ventina di giorni che è durata la sua permanenza nella struttura. Quando è arrivata da noi era senza forze, poi l’abbiamo vista cambiare di giorno in giorno: stava in compagnia di altre donne, aveva ritrovato il piacere della battuta”.

La tragedia: il suicidio

In tutto questo, madre e figlia avevano sporto denuncia ai carabinieri, e avevano ottenuto che il marito (ormai 57enne e disoccupato) non si potesse avvicinare alla moglie. Ma purtroppo la donna ha tentato di togliersi la vita nella propria dimora, morendo dopo due giorni di coma in ospedale. “Siamo choccati, non mi aspettavo assolutamente un gesto del genere – aggiunge la Gualano –. Sono gli effetti che produce la violenza, forse non è riuscita a sopportare il dolore subito, ma neanche la prospettiva di quello che l’aspettava». Purtroppo il campionario di soprusi che ha subito la donna è molto vasto, per non dire completo: violenza psicologica, verbale e fisica. Il compagno nel frattempo è stato messo in custodia cautelare in carcere per via di minacce di morte alla figlia, che sono seguite all’atto disperato della madre.  Il diretto interessato invece nega tutto: davanti al giudice ha giustificato le minacce come “uno sfogo” per il lutto della morte della moglie. E questa è stata anche la linea di difesa del suo avvocato.

Gli effetti delle violenze

Suicidio e violenze, impotenza
Le vittime di violenza, specie in ambito domestico, rischiano di sentirsi impotenti e di non vedere prospettive future

Le dinamiche della vicenda dimostrano quanto pericolosi siano gli effetti, anche a lungo termine e in maniera indiretta, delle violenze domestiche. Il problema più grande è il senso di impotenza: le violenze in ambito domestico crea un circolo molto pericoloso di giustificazione degli atti e di attribuzioni causali sbagliate. Non sorprenderebbe sapere che la donna abbia commesso suicidio perché non abbia sopportato il peso delle violenze passate e non abbia saputo avere una prospettiva sufficientemente soddisfacente per il futuro. In questo, il sostegno di famiglia, amici e comunità sono, a dir poco, fondamentali.

 

Matteo Sesia

 

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