Alberto Angela e Rai: un unico amore per la cultura, spiegato dalla storia

Durante un’intervista al Corriere della Sera, il famoso ricercatore e divulgatore Alberto Angela ha dichiarato:

‘Quando mi è stato chiesto di trasferire Ulisse da Rai3 a Rai1 mi è sembrata una missione coraggiosa: non c’è tv pubblica ammiraglia in Europa che il sabato sera metta un programma culturale’.

Inoltre, ha anche affermato che per lui è molto importante lavorare in Rai. Secondo il conduttore di Ulisse, infatti, ‘la divulgazione va fatta nella rete pubblica nazionale’.

‘Ulisse, il piacere della scoperta’ è il programma ideato da Piero ed Alberto Angela nel 2000, che da quest’anno ha cambiato canale: dall’usuale Rai3 alla prima serata del sabato su Rai1

Alberto Angela e la Rai

Alberto Angela è uomo di cultura e punto di riferimento per molti quando si parla di conoscenza. Volto del programma ‘Ulisse‘, che quest’anno ha superato ogni aspettativa in campo di share, imponendosi come secondo solo a ‘Tu sì que vales’ e conquistando invece la prima posizione sui social. Un record per un programma divulgativo, trasmesso tra l’altro il sabato sera.

Insomma, un uomo ed un professionista ammirato ed affermato. Un uomo che potrebbe avere tutto, ma invece aspetta solo la Rai (parlando del lavoro in Rai: ‘Per un anno e mezzo sono anche rimasto fuori’. ‘E nessuno l’ha corteggiata?’ ‘Tutti. Ma aspettavo la proposta della Rai’).

Alberto Angela durante una puntata di ‘Ulisse’

Sembra l’inizio di una fantastica storia d’amore, di quelle delle favole che si raccontano ai bambini. Il principe da tutte desiderato si innamora perdutamente della bella principessa, e decide che sarà suo per sempre. La differenza con le fiabe è che qui la bellezza non è in gioco. Il motivo che lega così tanto il divulgatore al network è proprio il suo amore per la cultura e l’approfondimento.

La Rai è infatti maestra di programmi culturali, fiction storiche e moralistiche, programmi di approfondimento. L’interesse per un’educazione del pubblico è massima. Ma perché è organizzata in questo modo? Da dove viene tutto questo interesse?

 

Un modello educativo sulla spinta inglese

A questa domanda si potrebbe accodare anche la più scontata: perché si deve pagare il canone? La risposta, anche se è quella più superficiale, è la stessa: perché la Rai è una tv pubblica e statale; essa è un servizio in piena regola offerto dallo stato ai cittadini. Spiegata così, potrebbe essere più facile comprendere il suo interessamento culturale. In fondo, è nell’interesse dello stato avere una popolazione con consapevolezza storica del proprio paese, e non solo.

Allo stesso tempo, però, si potrebbe rispondere meglio alle prime due domande. E, forse, accompagnarle con un’altra più inerente: perché il primo network televisivo italiano è dello stato, invece che essere nato da mani private? Solo ponendosi questa questione si può davvero arrivare ad avere sotto gli occhi una situazione più chiara.

Il logotipo della Rai

La verità è che, nel momento in cui la televisione si è sviluppata, lo stato italiano ha deciso di omologarsi con gli altri paesi europei, seguendo il modello inglese della BBC. Esattamente come aveva fatto per la radio, la Gran Bretagna ha concentrato le trasmissioni televisive in mano allo stato, piuttosto che cederle a dei privati. In questo modo, le sarebbe infatti stato possibile proseguire la missione che si era imposta precedentemente: quella di sfuggire al modello commerciale americano (che si basava sulla pubblicità per sopravvivere, ed era dunque dipendente dai gusti del mercato) e trasmettere contenuti seguendo la triade di ‘informare, educare, intrattenere‘.

 

L’impronta pedagogica

Tutti gli stati del continente hanno seguito il suo esempio, creando il cosiddetto modello europeo, contrapposto al commerciale modello americano. L’Italia non è stata da meno, ed anch’essa si è appoggiata all’organizzazione statale. Ma il Bel Paese aveva un motivo in più per optare per questa scelta. La situazione della popolazione del dopoguerra era critica in termini di alfabetizzazione e di scolarizzazione.

All’inizio, si tendeva a guardare la televisione tutti insieme in un luogo di ritrovo, vista la mancata possibilità di tutte le famiglie di potersi permettere un apparecchio

I cittadini necessitavano una cultura ed un’educazione. E di certo lo stato non poteva perdere l’opportunità di sfruttare un medium così importante come la nascente televisione per arricchire culturalmente gli italiani. Non era accettabile, infatti, che questi si nutrissero degli stessi contenuti di puro intrattenimento che venivano trasmessi dall’altra parte dell’oceano. Non se il nuovo medium poteva far fare loro un balzo in avanti. Per questo la tv degli anni 50 si pone come una sorta di grillo parlante, passando contenuti educativi e pedagogici.

 

Lo strascico di questa tradizione culturale ed educativa si è, pare, mantenuto fino ai giorni nostri. Non solo la Rai trasmette programmi di alto interesse perché è di stato, ma li trasmette perché è nel suo dna di network pedagogico. Un network, insomma, legato ad Alberto Angela sotto il segno della cultura.

Lascia un commento