Sparano a una donna al quinto mese: è possibile parlare di omicidio?

Alabama: le sparano durante una lite e perde il bambino, accusata di omicidio.

Questo è uno dei tanti titoli che hanno come sviluppo le vicende di Marsha Jones, donna residente in Alabama, uno Stato americano con le leggi anti-aborto più rigide. Marsha è al quinto mese.  Marsha viene ferita con un colpo di pistola, la causa è una lite con un’altra donna, pare che la disputa riguardasse la paternità. Marsha finisce in ospedale, il bambino non sopravvive. Marsha viene accusata dalla Corte della Contea di Jefferson di omicidio. Marsha avrebbe messo in pericolo la vita del feto iniziando la lite. Marsha, secondo la Corte, se giudicata poi colpevole, meriterebbe 20 anni di carcere.

Cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno.

-Karl Kraus

Una notizia che da noi potrebbe sembrare al limite dell’assurdo, ma in Alabama la concezione di aborto e diritto alla vita è radicalmente diversa. Ad esempio, In Alabama, è più importante la vita del feto che della donna. Ad esempio, in Liechtenstein, Malta, San Marino, l’aborto è tuttora illegale salvo un rischio di morte della madre altissimo. Ad esempio, in Italia, l’interruzione di gravidanza è disciplinata dalla legge 194/1978 e predilige la salute della donna al diritto alla vita del feto. Questo per far capire quanto sia relativa la concezione di vita, colpa, legalità, morale nel mondo: ogni cultura o religione affronta lo stesso tema in modo differente. Perché ognuno ha la propria opinione sull’argomento. E come ogni altra opinione, è necessario essere ben informati prima di parlare o giudicare. Soprattutto se il tema è così delicato.

Ed è altrettanto importante ricordare che siamo figli di mille culture, siamo eredi di ciò che la società ci ha trasmesso, volenti o nolenti. Come sappiamo, la religione ha molta importanza nella formazione della cultura di un popolo. Ad esempio, in Italia quanto siamo influenzati dal cattolicesimo? Perché pensiamo ad esempio al feto come una “vita” sin dai primi giorni dopo il concepimento?

“Prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato”

Non è una novità che la religione cristiana cattolica sia contraria all’aborto. Da cosa nasce però questo atteggiamento? I motivi sono principalmente storici e dottrinali.

Quando il cristianesimo si stava diffondendo i Romani praticavano l’aborto. Per distinguersi, i cristiani iniziarono ad evitare la pratica. Motivazione in più fu il valore centrale che la famiglia “tradizionale” stava assumendo nella loro cultura. Il matrimonio iniziò ad essere indissolubile, “finché morte non vi separi”, simbolo dell’unione tra Dio e il popolo di Israele, dell’incontro tra Gesù e la Chiesa cristiana. Tuttora, il diritto della Chiesa di Roma recita, al canone 1055: «Il patto matrimoniale con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per la sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento». Al centro del matrimonio troviamo oggi il bene dei coniugi, inteso come amore e sostegno reciproco, ma non solo. Perché subito dopo si parla della procreazione, che viene considerata oggi importante per due sposi cattolici praticanti, ma era un dovere fino a una settantina di anni fa.

Se si leggono i testi sacri,  si incontrano diversi passaggi che ci offrono una chiave di lettura volta a confermare questa visione della famiglia. E soprattutto, che ci aiutano a comprendere quando inizi la vita per un cristiano credente. « Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato» (Ger 1,5).

Ovvero: nell’istante in cui un bambino è concepito, esso è considerato vivo. Da qui, l’dea che

« Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l’altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo degno dell’uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l’aborto come pure l’infanticidio sono abominevoli delitti ». Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 51: AAS 58 (1966) 1072.

Riassumendo, l’aborto nella cultura cristiana è considerato omicidio perché la vita ha inizio nell’istante del concepimento. Una visione che non tutte le religioni condividono però, come vedremo nei prossimi articoli.

Giada Annicchiarico

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