Cosa sono le canzoni se non poesia musicata? Come già detto in un precedente articolo, i poeti e i cantautori in tal caso, hanno degli scopi ben precisi, talvolta celati. Si può reputare che i Negramaro, con il loro rock, seguano una vera e propria idea poetica. Questa rock band italiana, spazia attraverso svariate tematiche, dall’amore in tutte le sue sfumature, al sociale, alla politica. Osservando più da vicino alcuni testi, sembra di ritornare un po’ indietro alla poesia del ‘900, che trattava a volte i sentimenti con purezza e semplicità e celava dietro trite parole argomenti a sfondo politico o sociale. Amore, patria e dolore sono sentimenti ridondanti della letteratura novecentesca così come nella poetica dei testi dei Negramaro, scritti da Giuliano Sangiorgi.

L’amore

L’accuratezza dei testi cela significati nascosti, con Per uno come me (Negramaro,2018) ne abbiamo un esempio. Un’invocazione all’amore puro, tale da sembrare irraggiungibile o utopico, un amore che non vede ne differenze ne distanza, solo una fiducia incondizionata: “Amami, anche se non mi conosci/…/Amami e basta senza più sapere se verrò a prenderti lì/E io verrò a prenderti lì.” Con l’inizio delle due strofe si vuole dimostrare come un amore tanto puro può allontanarsi da qualunque vincolo. Pare che le persone in questione non debbano avere nulla di cui preoccuparsi, lasciandosi andare a quell’immenso sentimento privo di perfezione:“Per uno come me/C’è un’altra come te/Che sogna ancora le montagne/Che parla piano ad un gigante […] Per una come te/Lo sai c’è un altro come me/Che pensa solo e sempre al mare/Come la fuga più ideale”.

Un’amore imperfetto come quello di cui Neruda scrive in Non t’amo come se fossi rosa di sale (Cento sonetti d’amore, XVII): “[…]T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,/t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:[…] che così, in questo modo in cui non sono e non sei,/così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,/così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.” Allo stesso modo, l’autore spagnolo invoca un amore che abbia come unica certezza l’esserci oltre tutto. Si chiede di “amare direttamente”, come accecati da una fede che supera le distanze tra il mare e le montagne. Si auspica a raggiungere un amore oltre quello romantico tra due singole persone. Il testo dei Negramaro e quello di Neruda quindi, parlano dell’amore nella sua forma integrale, totalizzante, misterioso, ma soprattutto imperfetto.

“T’amo come la pianta che non fiorisce e reca/dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;”

(P.Neruda,Cento sonetti d’amore, XVII)

La patria

Soffermandosi sul testo di Sei tu la mia città (Negramaro, 2015), può essere notato quanto le strofe abbiano un ruolo fondamentale. Ognuna di queste divide la città salentina in tre parti: le strade, il centro della città e la periferia. La città di cui ci parla Sangiorgi, genera un sentimento di profondissima appartenenza. Suscitando le emozioni più forti e diverse “dalla paura quando è sera” alla “quiete del mattino, che lo culla nel sonno”, egli si sente di nuovo vivo. Dandole sembianze femminili, Sangiorgi descrive la città come distesa con lunghi capelli e occhi che diffondono luce. Una simile personificazione la ritroviamo in Umberto Saba, che parlando della sua amata Trieste(che da il nome alla poesia) la personifica, anche se in un aspro ragazzaccio. Il sentimento di amore, di quiete, di timore e di sicurezza è ugualmente presente. In entrambi è possibile percepire la città natale riesca ad evocare le più svariate sensazioni, ma principalmente la sensazione certezza che riesce a trasmettere un luogo così materno e familiare. “Trieste ha una scontrosa/grazia. Se piace,/è come un ragazzaccio aspro e vorace,/con gli occhi azzurri e mani troppo grandi/per regalare un fiore;/come un amore/con gelosia./Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via/scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,/o alla collina cui, sulla sassosa/cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.[…]”

(Trieste e una donna, Saba 1910/12)

Mentre Saba la guarda immerso nella quiete di “un’erta”, Sangiorgi pare si faccia investire  dalla bellezza della città stessa, aprendo le braccia e godendosi il vento. È proprio con i piedi ben saldi a terra, che con la città smette di sentirsi uno solo, sentendo “il brivido degli altri” e ricordando di esser “tanti, uno solo in mezzo a tanti”.

Il dolore

Arrivando a conclusione della nostra analisi prestiamo attenzione infatti a Lo sai da qui (Negramaro,2015), un brando di grande intensità. Il testo infatti è stato dedicato al padre defunto di Giuliano Sangiorgi. Ma la particolarità del testo sta nel fatto che l’autore canterà nei panni del padre stesso, proprio come se fosse stata scritta da quest’ultimo. Un’allontanamento dalla tristezza o un’esorcizzazione del dolore, sono questi forse i motivi. Il suo inizio “Lo sai da qui/Si vedono le luci sciogliersi/Ci pensi mai/il tempo si misura in brividi”, sembra si tratti di una rassicurazione anche se ha “chiesto solo gambe nuove per poter tornare lì”. La sua volontà di restare con chi ama appare vivida anche nel ritornello stesso. Cercando di calmare il dolore altrui, promette di mostrare “com’è speciale/Il mondo anche se fa male/Non è quel posto da lasciare è/ancora presto per partire/Ti parlerò di chi è speciale[…]”. Non c’ è un posto giusto adesso per incontrarsi e, con comprensione, sembra spieghi che a soffrire sono in due:” Quant’è noioso saper volare[…]/Lo sai da qui/Ci importa poco di/vedere/Gli alberi”. Con questa consapevolezza,  provando a sentirsi meno soli, Sangiorgi prova ad interiorizzare la speranza che un giorno, in qualche luogo, rivedrà chi gli sta mancando tanto. In fondo dai ricordi e dai pezzi che raccoglierà della vita di quell’uomo, potrà trarne sollievo. La morte ,così, pare essere nulla, pare essere solo una fase, proprio come scrive H.S. Holland nei suoi versi appunto La Morte non è niente (1910). Rifugiarsi tra i ricordi può portare via le angosce, lasciando spazio all’accettazione: “Io me ne sono solo andato nella stanza /accanto./Non è successo nulla./Tutto resta esattamente come era./Io sono io e tu sei tu/e la vita passata che abbiamo vissuto così bene insieme è immutata, intatta”. 

Per quanto possa sembrare difficile o impossibile, forse l’unico modo secondo gli autori, per alleviarsi dal dolore è la consapevolezza dell’esistenza di cose inevitabili, dalle quali non si può scappare:” Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?/Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo./Rassicurati, va tutto bene.” Il contornarsi di sensazioni familiari, il sapere che in ogni angolo ci sia qualcosa di quella persona ci aiuta a resistere, aggrappati alla speranza che dentro di noi ci sia ancora qualcosa che appartiene a chi tanto ci manca.

Simona Lomasto

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