Marco Giallini, interpretando il vicequestore Rocco Schiavone, in un preciso episodio della serie ci dà l’opportunità di riflettere su un aspetto molto importante del linguaggio: la difficoltà di comprendere una lingua, o un gergo, per le persone che, pur potendola capire o addirittura parlare, non appartengono al tessuto socio-culturale del quale questa fa parte. In questo episodio, infatti, un suo collega usa l’espressione “E sticazzi” per indicare stupore, ammirazione. Immediata è la reazione di Giallini, romano doc, il quale lo redarguisce dicendo di aver confuso sticazzi con me cojoni. Meglio lasciare a Schiavone la spiegazione di tali vocaboli, la quale è possibile ascoltare e vedere qui.

Il gioco della doppia visione

Quello che commette il collega di Schiavone, è in realtà un errore che, implicitamente, commettiamo tutti, senza rendercene conto e senza avere colpe. Per capire meglio, è possibile prendere in considerazione un’ipotetica conversazione fra un italiano (I) e uno statunitense (S) che dialogano in inglese. I: «I am going to a committee», S: «???», I (in corsivo la pronuncia): «I am going to a coomiitii», S: «???», I: «Cooomiiitiii», S: «? What?», I: «Neever maaind!» e se ne va. Come è possibile notare, l’italiano per farsi capire meglio, evidenzia con la pronuncia le vocali non tenendo conto che nella lingua inglese si è “più chiari” scandendo, al contrario, le consonanti. Pertanto l’italiano, sforzandosi di essere più chiaro, in realtà ha peggiorato la situazione. Com’è possibile notare dal grafico sottostante, sono presenti due matrici cognitive diverse e incompatibili, ma soprattutto “ignorate” dai due, in quanto entrambi danno per scontata la propria matrice cognitiva.

Matrici cognitive

Come risolvere il problema comunicativo?

Per superare questo ostacolo cognitivo, è utile mettere al centro dell’attenzione quel qualcosa che ci sembra fastidioso, in quanto ci costringe a mettere in discussione la struttura della nostra matrice cognitiva, nella quale invece ci sentiamo tanto “sicuri”. Ovviamente questo è un esercizio estremamente difficile, ma è possibile ponendo l’attenzione a ciò che ci appare marginale e irrilevante. Per comprendere questo, è possibile prendere in esame la figura papero/coniglio sottostante. Se infatti vediamo questa figura come un papero, la piccola “increspatura” che c’è sulla destra è del tutto marginale e irrilevante. Se invece vediamo la stessa immagine come un coniglio, la stessa piccola “increspatura” diventa la bocca del coniglio stesso, perdendo la sua irrilevanza, anzi acquisendo un ruolo fondamentale. Dunque, per superare l’ostacolo cognitivo, è necessario focalizzarsi su tutti i minimi dettagli che ci sembrano marginali e irrilevanti, ma che in realtà ci consentono di osservare la stessa identica cosa da una prospettiva totalmente diversa.

Illusione papero/coniglio

Uscire dalle cornici e dalle premesse implicite di cui sei parte

Il processo di cambiamento di prospettiva risulta difficile e “mette paura” perché ci fa uscire dalle cornici e dalle premesse implicite di cui si è sempre stati parte, creando una certa sensazione d’instabilità. Tuttavia è possibile trarre un grande beneficio da questo procedimento, in quanto consente di avere una visione totalmente diversa da quella che si ha da sempre e che si acquisisce tramite la socializzazione. Quando una persona riesce a vedere le cose da una prospettiva differente, significa che è riuscita ad adoperare un cambiamento di cornice. Per capire appieno ciò, basta eseguire un semplice esercizio che consiste nell’unire 9 punti (disposti a quadrato dove ogni lato è costituito da 3 punti) con 4 linee continue, ovvero disegnandole senza staccare mai la matita. (Per capire meglio, prima di continuare a leggere si consiglia di disegnare su un foglio i 9 punti e provare ad unirli come da descrizione). Facendo vari tentativi, ci si accorgere di non essere in grado di risolvere l’esercizio (a meno che già non si conosca). Questo perché si dà per scontato che le 4 linee debbano necessariamente stare dentro alla figura. Per risolvere l’”enigma” è infatti necessario uscire da quest’ultima. Tenendo a mente l’immagine sottostante, è possibile capire i processi cognitivi che si eseguono. Vengono distinti infatti due tipi di cambiamento, che nell’immagine vengono indicati con Cambiamento1 (C1) e Cambiamento2 (C2). C1 è costituito da tutti i tentativi errati fatti per risolvere l’esercizio, infatti questo è un cambiamento all’interno della propria cornice cognitiva. C2 è invece composto dalla soluzione, infatti questo è un cambiamento che va oltre la cornice e rappresenta quindi un cambiamento di prospettiva.

    Pagina 25 del libro “Arte di ascoltare e mondi possibili – come si esce dalle cornici di cui siamo parte

Conclusione

Il vicequestore Schiavone, dunque, facendoci sorridere, ci fa riflettere su un aspetto molto importante del linguaggio e ci invita indirettamente a uscire dai nostri schemi mentali e cornici per poter “apprezzare” anche altri punti di vista. Se agissimo sempre in questo modo, forse riusciremmo a capire meglio il “diverso da noi” e ad evitare inutili incomprensioni.

Pietro Salciarini

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