Migranti, nuovi contrasti tra la ministra della Difesa e il ministro Salvini: il rischio della (dis)informazione

“Il Mediterraneo è sempre stato un mare aperto e continuerà ad esserlo”, sono le parole della ministra della Difesa Elisabetta Trenta che negli ultimi giorni ha più volte dimostrato di trovarsi in posizione di contrasto rispetto all’operato del ministro Salvini.

La conflittualità internazionale relativa alla questione migratoria si sta inasprendo giorno dopo giorno, in virtù delle complesse e divergenti idee politiche che i principali attori politici stanno proponendo per fronteggiare la crisi. L’Unione Europea ha gestito il dibattito relativo alla gestione del flusso migratorio apportando delle “discutibili” modifiche al regolamento di Dublino, la Convenzione che disciplina la “spartizione” dei migranti sul suolo Europeo sulla base del principio di volontarietà: il principio secondo cui non si può obbligare un paese membro dell’Unione a dover accogliere i migranti.
Intanto, da gran parte dei paesi del Nord Africa, continuano a giungere richiedenti asilo; uomini donne e bambini che non sanno se troveranno accoglienza o saranno respinti in mare.

I contrastimigranti

È proprio su queste due parole che la ministra Trenta si è espressa in questi giorni, affermando che “accoglienza è una bella parola”, mentre “respingimenti” una parola brutta.
Per tutti quelli che si fermano sulla superficie, che non scendono nel profondo dei significati politici sottintesi a dichiarazioni come quella della ministra, tali giudizi sembreranno banali ed insignificanti. Eppure le parole della ministra Trenta rappresentano in toto la necessità di riformare il modo di gestire gli sbarchi secondo una logica nettamente diversa da quella adottata da Salvini: secondo la ministra infatti il Mediterraneo deve “rimanere un mare aperto”, le parole d’ordine sono rispetto dei diritti umani, legalità e cooperazione.
La posizione della ministra, oltre ad essere più moderata e meno intransigente di quella del ministro dell’Interno, sottolinea la volontà di una regolamentazione legale e razionale che garantisca prima di tutto la salvaguardia dei diritti umani. È chiaro che sono molte le strade per arrivare ad una efficace modalità di accoglienza dei migranti, ma chiudere i porti e condannare le ONG è chiaramente, secondo Trenta, è la linea più distante dal suo pensiero politico.
La ministra si esprime anche in merito alle Organizzazioni Non Governative che da anni ormai svolgono un servizio di salvataggio e soccorso dei migranti nel mar Mediterraneo. Trenta afferma di essere contraria alla “eccessiva demonizzazione delle ONG”, poiché ci sono sicuramente delle mele marce che lucrano sulle sofferenze dei migranti, facendone un business, ma allo stesso tempo sono attive e trasparenti la maggior parte di quelle organizzazioni che ricoprono un ruolo estremamente importante nel salvataggio dei profughi, mettendo in primo piano i diritti umani e poi la politica.

Altro punto di attrito tra la ministra della Difesa e il ministro dell’Interno riguarda la dichiarazione di quest’ultimo relativa all’arrivo di una nave militare irlandese in Sicilia dopo che aveva soccorso diversi migranti naufragati in mare durante la traversata. Salvini avrebbe espresso la volontà di chiudere i porti anche alle navi militari che trasportano migranti per impedire che giungano altri profughi sul suolo italiano. Immediata arriva la risposta del ministero della Difesa che chiarisce al ministro Salvini che le competenze del Viminale non sono relative anche alla gestione della missione internazionale denominata “Sophia” (di cui faceva parte la nave irlandese), in quanto sotto l’autorità del ministero della Difesa.

Intesa tra Austria, Germania ed Italia 

Prima del summit tra tutti i ministri dell’Interno dell’UE svoltosti a Innsbruck tra l’11 e il 12 luglio, Matteo Salvini insieme a Horst Seehofer e Herbert Kickl, i ministri dell’Interno rispettivamente di Germania e Austria, hanno raggiunto un accordo sulla gestione migranti creando un’intesa a tre tra questi paesi impegnandosi ad arginare le partenze e gli sbarchi intervenendo sul suolo africano. L’obiettivo dell’asse Germania-Austria-Italia è di portare tali temi all’attenzione del consiglio UE, evidenziando le problematiche relative alla gestione e alla regolazione degli sbarchi. I tre paesi sembrano essere in accordo riguardo l’idea di avviare una stretta sui migranti e sul fine ultimo di ridurre gli arrivi limitando le partenze dall’Africa. Torna di nuovo in agenda l’idea di instaurare un dialogo diretto con il governo della Libia ma questo, afferma il Presidente del Consiglio Conte, sarà possibile solo dopo aver fornito il territorio Libico di una base democratica e rappresentativa forte.

La “politica parlata” e la disinformazionemigranti

Tirando le somme, le affermazioni della ministra lasciano intuire la preoccupazione relativa alla strumentalizzazione politica del fenomeno migratorio: Salvini aveva annunciato di portare all’attenzione internazionale il caso delle navi militari a Innsbruck (vertice dei ministri dell’Interno dell’UE) per risolvere la questione; chiaramente ciò non si è verificato in quanto ciò spetta al ministero della Difesa. Potrebbe essere questo un modo per attirare l’attenzione e catturare “i titoli dei giornali” per attingere ad un maggior consenso. Ciò che preoccupa la ministra Trenta (e non solo lei) è proprio il fatto che la strumentalizzazione della crisi in chiave politica genera una costante disinformazione pubblica, in quanto il senso comune attinge proprio dalle notizie più immediate e più chiassose, quelle facili da capire e che destano maggior scalpore.

E’ logico pensare che più si fa leva su temi banali e di facile ricezione, più l’effettiva realtà dei fatti viene contaminata e trasformata dal rafforzarsi del senso comune che non trova ostacoli (rappresentati dall’informazione “pura”) per il suo proliferare. Eppure dovrebbe essere facile al giorno d’oggi, attraverso la rete, provvedere al rinvigorimento di un’informazione che non sia plasmata da attori politici o mass media, ma che sia sempre più su misura per chi vuole informarsi.

L’abilità di alcuni attori politici risiede proprio nel riuscire a veicolare significati apparentemente “sani” che sono in realtà contaminati da logiche populistiche o legate all’ampliamento del bacino elettorale; ciò è possibile riscontrarlo in diversi discorsi politici in cui il linguaggio è caratterizzato dal tipo di pubblico a cui ci si rivolge e dal tipo di tema che viene affrontato (Salvini a Pontida, piuttosto che la retorica berlusconiana o la dialettica renziana).
C’è da augurarsi che ciò non avvenga all’interno delle istituzioni internazionali (come l’UE) poiché questo vorrebbe significare una progressiva perdita di fiducia nella politica e perdita di attenzione nella gestione del fenomeno.