Il Superuovo

Kierkegaard: Angoscia della Possibilità oggi

Kierkegaard: Angoscia della Possibilità oggi

La concezione Kierkegaardiana ruota intorno all’esistenza come possibilità: essa è costituita da scelte che la peggiorano o la migliorano. Il “poter scegliere”, inoltre, consegue nell’Angoscia. Cosa può dirci Kierkegaard riguardo l’odierno? 

“Esistere significa poter scegliere; anzi, essere possibilità”. -Kierkegaard

Uno sguardo all’Angoscia

Uno dei concetti focali per quanto riguarda la filosofia di Kierkegaard è l’Angoscia: essa è vista in maniera differente dalla propria connotazione convenzionale. Per Kierkegaard l’Angoscia è il sentimento della possibilità: esso indica la “vertigine” della libertà, dell’infinita possibilità di scelta.

Inoltre, essendo il sentimento della possibilità, l’Angoscia è anche connessa al futuro: la possibilità di poter scegliere decreta la possibilità di vivere il futuro. In Kierkegaard, quindi, la possibilità di scelta corrisponde con il divenire.

“Il dubbio è la disperazione del pensiero, la disperazione è il dubbio della personalità; e per questo che tengo tanto alla determinazione della scelta.”

Secondo Kierkegaard, quindi, l’esistenza è equivalente al possibile: per lui vivere significa scegliere. I due concetti sembrano convergere in un caleidoscopico avvenire, il quale è legato alla possibilità del passato che possa ripresentarsi come futuro, e ad un presente intriso di scelte.

L’Angoscia della possibilità è quindi, per l’uomo, costantemente alle sue calcagna: essa lo ottunde, lo spaventa, e ne priva in parte la felicità.

Angoscia oggi

Come potrebbe contestualizzarsi ciò che abbiamo detto sull’Angoscia e la possibilità nel nostro vivere quotidiano ed odierno?

Ora, molto più che nell’epoca di Kierkegaard, il 1800, vivere significa essere possibilità: abbiamo effettivamente una possibilità di scelta ancora maggiore rispetto al suo tempo. Molte sono le scelte e quindi molte sono le possibilità: ecco l’avvenire dell’Angoscia.

L’uomo che non sia, come definito da Kierkegaard, un semplice esteta, deve anche considerare le possibilità e scegliere in base a quella che ritiene migliore. Egli non deve scegliere senza alcun tipo di criterio: cadrebbe in una vita inautentica, in una vita semplicemente estetica. L’esteta, appunto, si astiene alla scelta, anzi “sceglie di non scegliere”. 

Per l’esteta ogni scelta risulta identica all’altra: egli è “immediatamente ciò che è”.

Esso cerca di vivere la propria vita come se fosse poesia, come se fosse arte: vive all’insegna del bello. Poi però sopraggiunge la disperazione di non poter vivere come si desidera, e quindi, sopraggiunge l’infelicità. E’ qui che l’uomo esteta decide di scegliere, e prendere atto della propria libertà, utilizzandola con parsimonia.

L’Angoscia sovviene appunto in questo momento: il terrore della scelta, del poter sbagliare. Il terrore dell’infinito, potremmo definirlo: un’infinità di scelte che spaventano l’uomo. La possibilità di poter sbagliare e risentirne invasa lo spirito umano, il quale non trova via d’uscita se non nel dolore e nel (ri)sentimento. Se non nell’Angoscia.

Angoscia: il tormento umano.

Oggi accade appunto questo: l’uomo pensa che l’avere molte possibilità di scelta significa essere maggiormente libero. Egli non capisce che ogni possibilità che crea è per lui terrore, non riesce a capire che questa dicotomica scelta significa screditare una delle due parti, e vivere con la paura di sbagliare. Il “poter scegliere” è per uomo Malattia Mortale, in questo caso.

Non importa il saper scegliere: l’uomo per quanto possa aver scelto bene, vive con il rimorso della perdita della scelta scartata. Ed a causa di questo rimorso, continuamente si chiede:”se avessi scelto altro, sarei stato più felice?”.

 

 

 

 

 

 

 

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