L’uomo come antagonista di se stesso: l’inetto raccontato da Svevo e Pasolini

Al centro della scena letteraria europea del Novecento vi è un personaggio in continuo conflitto con la sua epoca e con se stesso: l’Inetto. Egli diviene la figura chiave della produzione narrativa di Italo Svevo e il protagonista di un capolavoro cinematografico del 1961: “Accattone” di Pasolini.

L’inetto è il protagonista e contemporaneamente l’antagonista di se stesso, continuamente in contrasto col mondo che lo circonda, incapace di vivere ma non abbastanza coraggioso da togliersi la vita, che gestisce la propria esistenza tra lavori e amori che sono destinati a fallire. Una figura umana decisamente attuale che è stata infatti trattata da svariati autori, drammaturgi e registi, per raccontare una realtà difficile da accettare e comprendere. Italo Svevo e Pier Paolo Pasolini, rispettivamente nel romanzo Senilità e nel film Accattone, raccontano l’inetto attraverso due protagonisti che si muovono tra la voglia di vivere una vita migliore di quella imposta loro dalla società e l’incapacità di intraprenderla.

L’inettitudine come malattia dell’umanità

Durante il Novecento l’uomo comune è afflitto da un forte senso di insoddisfazione, dovuto all’impotenza, che, inevitabilmente, egli prova davanti alla scoperta di far parte di un sistema che non approva, che non sente proprio, in cui a governare sono le decisioni altrui. La paura di rimanere soli, di non sentirsi integrati all’interno di una società, lo porta ad adattare i propri bisogni e sacrificare la propria intera vita, accettando le imposizioni provenienti dall’esterno. Ecco la difinizione di inetto: non un semplice personaggio letterario, ma il rappresentante di un’epoca. Tra i diversi autori che hanno sviluppato questa visione c’è Italo Svevo, che, tra 1892 e 1923, scrive una trilogia di romanzi, di cui il filo rosso è l’inettitudine: Una vita, Senilità La coscienza di Zeno. Queste tre opere sono state interpretate come una sorta di percorso di crescita del personaggio dell’inetto. Le prime due, infatti, tendono a introdurre questa figura umana, che rimane limitata nella propria incapacità: i due protagonisti sono dei vinti, dei perdenti sopraffatti dalla vita, incapaci di accettare la propria natura e condizione sociale. Zeno Cosini, il protagonista de La coscienza di Zeno, è un inetto differente in quanto può essere definito un vincitore, reso tale dalla consapevolezza della propria inettitudine e dall’aver accettato l’impossibilità di poter vivere adattandosi al mondo esterno. In realtà Zeno non si ferma davanti a questa consapevolezza, ma va oltre teorizzando la propria malattia come inevitabile prodotto di un secolo malato, di un’umanità malata. Il personaggio, attraverso l’utilizzo di teorie psicanalitiche, dà così forma ai pensieri di Svevo, il quale intende descrivere  la società a lui contemporanea.

Italo Svevo

La vita attuale è inquinata alle radici. […] Qualunque sforzo di darci la salute è vano. […] L’occhialuto uomo inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca a chi li usa. […] L’ordigno crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.

Senilità: Emilio Brentani e le potenzialità represse

Emilio Brentani, il protagonista di Senilità, si fa portavoce dell’opposizione fra desiderio e repressione, fra spinta delle pulsioni e legge morale, finendo, però, per obbedire sempre al secondo elemento. La struttura del romanzo è interamente costruita su questo conflitto interiore, che parte dal primo incontro con Angiolina, bella e spregiudicata ragazza del popolo, di cui il protagonista si innamora idealizzandola completamente. L’incontro rappresenta la possibilità della nascita di una storia d’amore, la quale provoca nel protagonista un’accelerazione improvvisa della vita: l’eros sembra irrompere in un mondo chiuso e grigio, avendo la possibilità di sconvolgerlo e cambiarlo ma finendo poi riassorbito da esso. I dialoghi che si sviluppano durante quest’incontro e quelli successivi, costituiscono il motore dell’intreccio: in essi Emilio sperimenta la propria “senilità“, scopre la verità sul proprio destino di fallito.  Durante tutta l’opera si ha la percezione che l’incontro tra i due amanti, aprendosi al desiderio, possa portare con sè un cambiamento, una rivelazione, ma nel finale questa potenzialità di amore e di vita viene svilita e il rapporto tra i due è ridotto a squallida avventura, a routine dell’insiginificanza. Questo è il risultato delle azioni compiute dal protagonista, limitate a norme confromistiche e tradizionali, azioni che fanno di lui un inetto. Costantemente destinato a una vita vuota e fallimentare, dominata da autoinganni.

Accattone: caduta, riscossa e fine definitiva di Vittorio Cataldi

La storia di Vittorio Cataldi, detto anche Accattone, il protagonista del celebre film di Pasolini, funge da metafora della condizione umana: in una società governata da conformismi e miseria, non vi può essere possibilità di salvezza. L’Accattone è un pappone che vive alle spalle di Maddalena, prostituta che sarà catturata dalla polizia e rinchiusa in carcere, lasciando così l’uomo senza una casa e senza un lavoro. Sul cammino di questo derelitto appare Stella, nome che evoca la simbologia cristiana della stella cometa, vista come guida verso la salvezza e la redenzione dell’umanità: la ragazza infatti sembra avere le potenzialità per poter redimere il protagonista, salvarlo dalla disperazione in cui è costretto a vivere, ponendogli davanti la possibilità di una vita migliore guidata dall’amore e dall’onestà. Così come accade per Emilio Brentani, l’Accattone crede di poter essere salvato dall’occasione d’amore che gli passa davanti, ma proprio come il protagonista di Senilità egli è troppo codardo per poter abbandonare una vita senza rischi, nonostante essa sia fonte di infelicità e totalmente priva di interessi e stimoli. In una realtà degradata, in una Roma povera e desolata, il protagonista, travolto dalla sua stessa inettitudine, viene trascinato nell’oblio della morte: unica vera salvezza per un uomo condannato dalla società borghese a vivere nella disperazione e nella miseria, destinato a fallire ogni tentativo di riscatto.

Franco Citti in Accattone (1961)

Carlotta Napoli

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