L’Unione Europea, anche attraverso i suoi strumenti giuridici, condanna le leggi ungheresi anti LGBT

La Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, è stata chiara: Ungheria e Polonia rischiano severe misure per le loro leggi anti LGBT.

I commissari Breton e Reynders hanno scritto alle autorità ungheresi per esprimere le preoccupazioni giuridiche dell’intera Unione Europea, la quale può sfruttare tutti gli strumenti e i poteri messi in seno alla Commissione, poiché essa è garante dell’applicazione dei trattati. In particolar modo, la legge ungherese contraddice i valori fondamentali della UE, presenti nell’articolo 2 del TUE.

Promemoria sui valori fondamentali dell’Unione Europea

La costruzione di un’Europa unita si fonda su semplici valori che gli Stati membri hanno sottoscritto e per i quali si sono impegnati come ci ricorda l’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea e di cui gli organi esecutivi dell’UE sono gli artefici. Tra questi valori fondamentali vi sono il rispetto della dignità umana, dell’uguaglianza, della libertà e della solidarietà. L’Unione si fonda esplicitamente sui principi di libertà e democrazia e sul rispetto dello stato di diritto, principi che sono comuni a tutti gli Stati membri. Inoltre è vincolata alla tutela dei diritti dell’uomo. Questi principi non sono solo vincolanti per gli Stati che intendono aderire in futuro all’UE, anzi le violazioni gravi e persistenti di tali principi e valori da parte di uno Stato membro possono essere sanzionate. L’esigenza di garantire la pace è il più forte tra le ragioni a favore dell’unità europea. Durante il secolo scorso, due guerre mondiali hanno visto contrapposti Stati europei che oggi fanno parte dell’UE. Una politica per l’Europa è dunque sinonimo di politica per la pace. Con l’istituzione dell’UE si è creata la base di un ordinamento europeo fondato sulla pace che esclude qualsiasi possibilità di una nuova guerra tra i paesi membri. Settant’anni di pace in Europa ne sono la conferma. Questa politica acquista sempre maggiore forza con l’adesione all’UE da parte di nuovi Stati. L’ultimo allargamento dell’UE ha rappresentato un importante contributo per la politica della pace. Va ricordato che nel 2012 l’Unione europea ha ricevuto il premio Nobel per la pace per aver contribuito alla pace, alla riconciliazione, alla democrazia e ai diritti umani in Europa. Gli Stati europei dovranno essere in grado di cooperare e agire insieme nel rispetto della loro diversità per cercare di dominare i grandi problemi del presente. La disoccupazione, l’insufficiente crescita economica, la sicurezza dell’approvvigionamento energetico e l’inquinamento ambientale da tempo ormai non sono più problemi dei singoli Stati, né possono essere risolti a livello nazionale. Inoltre solo attraverso uno sforzo comune dei paesi europei è possibile giungere ad una politica economica internazionale che consolidi la competitività dell’economia europea e i fondamenti sociali dello stato di diritto. Un altro valore fondamentale dell’UE è l’uguaglianza: Tutti i cittadini europei sono uguali di fronte alla legge. In virtù di tale principio, nessuno Stato membro può prevalere su un altro. Premessa della pace, dell’unità e dell’uguaglianza è la libertà: la creazione di un grande spazio che riunisce attualmente gli Stati Membri, garantisce allo stesso tempo la libertà di movimento oltre i confini nazionali. Si tratta principalmente di libera circolazione dei lavoratori, libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi, libera circolazione delle merci e dei capitali. Le libertà fondamentali consentono alle imprese di prendere decisioni, ai lavoratori di scegliere liberamente il luogo di lavoro e ai consumatori di disporre di una più ampia gamma di prodotti. Un ricco patrimonio di valori comuni da valorizzare e condividere.

Alcuni strumenti per la protezione dei valori dell’UE

L’UE dispone di alcuni strumenti per proteggere i valori dell’UE. Nel proporre una nuova iniziativa legislativa, la Commissione affronta la sua compatibilità con i diritti fondamentali mediante una valutazione d’impatto, un aspetto che viene successivamente esaminato anche dal Consiglio e dal Parlamento. La Commissione pubblica inoltre una relazione annuale sull’applicazione della Carta dei diritti fondamentali, che è esaminata e discussa dal Consiglio, che adotta le conclusioni in merito, e dal Parlamento, nel quadro della sua relazione annuale sulla situazione dei diritti fondamentali nell’UE. Nel dicembre 2020 la Commissione ha avviato una nuova strategia per rafforzare l’attuazione della Carta nell’UE, anche in relazione ai fondi dell’UE, attraverso la “condizione abilitante”. Dal 2014 il Consiglio prevede inoltre un dialogo annuale tra tutti gli Stati membri in seno al Consiglio per promuovere e salvaguardare lo Stato di diritto, affrontando un argomento diverso ogni anno. A partire dal secondo semestre del 2020 il Consiglio ha deciso di concentrarsi sull’esame semestrale della situazione dello Stato di diritto in cinque Stati membri, sulla base della relazione della Commissione sullo Stato di diritto. Inoltre nel contesto del semestre europeo le questioni relative ai valori dell’UE sono monitorate e possono essere oggetto di raccomandazioni specifiche per paese. I settori interessati comprendono i sistemi giudiziari (sulla base del quadro di valutazione della giustizia), nonché la disabilità, i diritti sociali e i diritti dei cittadini (in relazione alla protezione contro la criminalità organizzata e la corruzione). Le procedure di infrazione sono uno strumento importante per sanzionare le violazioni dei valori dell’UE nell’Unione e la Corte di giustizia dell’Unione europea sta sviluppando la sua giurisprudenza in materia. Le infrazioni possono essere avviate in caso di non conformità di una normativa nazionale con il diritto dell’UE e i valori dell’UE in casi specifici e individuali (mentre l’articolo 7 si applica alle situazioni che non rientrano nell’ambito di applicazione del diritto dell’UE e in cui le violazioni dei diritti fondamentali sono sistematiche e persistenti). La Commissione sta inoltre rafforzando l’uguaglianza e la protezione delle minoranze, che sono due dei pilastri dell’articolo 2 TUE, attraverso strategie, proposte e azioni specifiche volte a promuovere la parità di genere, combattere il razzismo e proteggere i diritti delle persone LGBTIQ, delle persone con disabilità e dei Rom nel quadro del concetto globale di “Unione dell’uguaglianza”. Dopo il blocco dovuto ai veti dei governi di Ungheria e Polonia, al Consiglio europeo del 10-11 dicembre 2020 è stato infine raggiunto un accordo su un regolamento relativo a un regime generale di condizionalità per la tutela del bilancio dell’Unione. Il regolamento consente di proteggere il bilancio dell’UE qualora siano accertate violazioni dei principi dello Stato di diritto in uno Stato membro che compromettono o rischiano seriamente di compromettere in modo sufficientemente diretto la sana gestione finanziaria del bilancio dell’UE o la tutela degli interessi finanziari dell’UE. Dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea è pendente un’azione intentata dai governi ungherese e polacco contro il regolamento.

Il ruolo del parlamento europeo in casi di inadempimenti

Il Parlamento ha sempre sostenuto il rafforzamento del rispetto e della tutela dei diritti fondamentali nell’UE. Nel 1977 aveva già adottato, insieme al Consiglio e alla Commissione, una dichiarazione comune sui diritti fondamentali con cui le tre istituzioni si impegnavano a garantire il rispetto dei diritti fondamentali nell’esercizio delle rispettive competenze. Nel 1979 il Parlamento ha adottato una risoluzione promuovendo l’adesione della Comunità europea alla CEDU. Il progetto di trattato del 1984 che istituisce l’Unione europea specificava che l’Unione deve proteggere la dignità dell’individuo e riconoscere a chiunque rientri nella sua giurisdizione i diritti e le libertà fondamentali che derivano dai principi comuni delle costituzioni nazionali e dalla CEDU. Il trattato prevedeva altresì l’adesione dell’Unione alla CEDU. In una risoluzione del 12 aprile 1989 il Parlamento ha proclamato l’adozione della Dichiarazione dei diritti e delle libertà fondamentali. A partire dal 1993 il Parlamento svolge ogni anno un dibattito e adotta una risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’UE, sulla base di una relazione elaborata dalla sua commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. Inoltre ha approvato un numero crescente di risoluzioni su questioni specifiche riguardanti la protezione dei diritti fondamentali negli Stati membri. Il Parlamento ha sempre sostenuto l’UE per quanto riguarda la possibilità di dotarsi di una propria Carta dei diritti e ha chiesto che la Carta dei diritti fondamentali sia vincolante. Tale obiettivo è stato raggiunto nel 2009 con il trattato di Lisbona. Più di recente, il Parlamento ha avanzato una serie di suggerimenti per rafforzare la protezione nell’UE non solo dei diritti fondamentali, ma anche della democrazia e dello Stato di diritto e, più in generale, di tutti i valori dell’UE contemplati dall’articolo 2 del TUE, proponendo nuovi meccanismi e procedure per colmare le lacune esistenti. In una risoluzione fondamentale del 2016 in materia, il Parlamento ha consolidato le sue precedenti proposte e ha chiesto alla Commissione di presentare un accordo interistituzionale per l’istituzione di un “meccanismo dell’UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali”, basato su un patto dell’Unione con la Commissione e il Consiglio. Esso includerebbe un ciclo programmatico annuale basato su una relazione relativa al monitoraggio del rispetto dei valori dell’Unione elaborata dalla Commissione e da un gruppo di esperti, seguita da un dibattito parlamentare e accompagnata da disposizioni per affrontare i rischi o le violazioni. Il Parlamento ha inoltre chiesto un nuovo progetto di accordo per l’adesione dell’UE alla CEDU e ai fini delle modifiche del trattato quali la soppressione dell’articolo 51 della Carta dei diritti fondamentali, la sua conversione in una Carta dei diritti dell’Unione e la soppressione del requisito dell’unanimità per l’uguaglianza e la non discriminazione. In una relazione del 2020 il Parlamento ha proposto il testo di un accordo interistituzionale sul rafforzamento dei valori dell’UE, mettendo a punto proposte precedenti e aggiungendo la possibilità di relazioni urgenti e la creazione di un gruppo di lavoro interistituzionale.

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