L’imperfezione che ci rende speciali: il ruolo dell’incompiutezza con Forrest Gump, Leonardo e Kierkgaard

Il sistema capitalista vuole efficienza e competitività, saperi che devono avere una direzione e un’utilità. Ma è davvero così? Che spazio viene lasciato all’imperfezione, alla mancanza, al non detto? Leonardo Da Vinci e Forrest Gump sono probabilmente lontani anni luce l’uno dall’altro, ma si accomunano proprio per il fatto di non avere qualcosa, di sposare la mancanza e l’imperfezione. Søren Kierkgaard ci aiuta a tematizzarli.

Tra un film del 1994 (tra i più amati della storia), un filosofo danese dell’800 e un poliedrico personaggio del Rinascimento, è difficile trovare punti in comune. Essi però,  parte essere tre capolavori dell’umanità, costituiscono tre punti di riferimento per capire il mondo di oggi, soprattutto quello legato alla formazione dei giovani che stanno per affacciarsi al mondo del lavoro. La visione odierna della realtà si allontana molto da una visione organica, unitaria di essa, già tematizzata da Hegel, dando molto spazio alla specializzazione. Ogni campo va affrontato con le rispettive competenze, a patto che siano massime. Specializzarsi in un ambito solo è però la strada giusta? Leonardo e Forrest rappresentano (sebbene molto lontani da noi) degli esempi lontani. Con l’aiuto di Kierkgaard, proviamo a confrontarci con loro.

Leonardo e Forrest: due geni imperfetti

Forrest Gump nasce e cresce in un piccolo paesino dell’Alabama, nella contea di Greenbow, trascorrendo tutta l’infanzia con la madre. È affetto da gravi problemi di postura e da uno sviluppo cognitivo inferiore alla media. Nonostante questo Forrest, nel corso della sua fantastica esistenza, riuscirà in ogni campo: universitario, sportivo, imprenditoriale ed umano, dando alla luce l’intera cultura americana, dai celeberrimi passi di danza di Elvis, all’enorme azienda telefonica Apple. 529 anni prima, a circa 7.780 chilometri di distanza, nasceva Leonardo da Vinci. Considerato il genio più grande di sempre, fu pittore, scienziato, ingegnere, scenografo, trattatista, musicista, architetto e scultore. Tuttavia si tratta di un genio imperfetto, che anzi, deve proprio all’imperfezione la sua grandezza. Giorgio Vasari, che ha scritto di lui le pagine più belle, rivela: ‘Qualsiasi cosa egli facesse, nessuna ne portava a compimento’. Dagli innumerevoli scritti del Vasari traspare un Leonardo fannullone, abbastanza svogliato, propenso molto alla teoria piuttosto che alla pratica. Infatti del Leonardo architetto non abbiamo nessun palazzo, del Leonardo progettista nessun macchinario. Ci è pervenuta una quantità infinita di progetti, disegni e teorie, ma ben poche realizzazioni. Ciò che portò a compimento fu sicuramente la pittura, sebbene con ben poca abilità nella tecnica, come dimostra il modus operandi che ha portato alla realizzazione del cenacolo (a secco invece che a fresco, facendo così rovinare precocemente il colore). Ciò che lo distinse non era quindi la bravura, né l’intraprendenza, ma la sua sconfinata intelligenza. Forrest Gump, al contrario, non era intelligente, poiché aveva carenze cognitive dalla nascita, ma si distinse per la grande determinazione e forza d’animo (oltre a una buona quantità di fortuna). Due figure opposte ed uguali, che ci aiutano a capire il valore dell’imperfezione e della mancanza.

                   

Forrest Gump durante la corsa attraverso gli Stati Uniti (sinistra) e autoritratto di Leonardo (destra)

Il valore della mancanza secondo Kierkgaard

Nella storia della filosofia manca al concetto di “imperfezione” una trattazione adeguata. Soren Kierkgaard fu colui che più ci andò vicino. D’altro canto ce lo si poteva aspettare da un filosofo che ha partorito un’opera dal titolo emblematico: “Aut-Aut“, letteralmente “O… O”: O questo o quello. Il suo pensiero è figlio di una reazione a un certo tipo di pensiero hegeliano che aveva spopolato dall’800 in poi, oscurando momentaneamente grandi altri pensatori come Schopenhauer. Il sistema hegeliano puntava tutto sulla totalizzazione. “Ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è reale”. Non v’era spazio al di fuori del sistema, poiché esso racchiudeva (o credeva di racchiudere) tutto. Tutto è sviluppo di pensiero, spirito e quindi assoluto. Per Kierkgaard invece, la realtà è essenzialmente possibilità. Non c’è alcun sistema, niente di assoluto o che può essere totalizzato, ma è tutto una continua esclusione, un continuo rendere imperfetta e manchevole di qualcosa la realtà in cui viviamo. Per l’appunto, aut… aut. Secondo Kierkgaard, il vero valore dell’esistenza non sta nella ricerca di una totalità, nel spingersi in luoghi di pensiero sconfinati rinunciando ai limiti e aspirando all’assoluto, ma sta nella semplice e pura scelta. Nell’imperfezione della realtà risiede la sua grande perfezione.

Ritratto di Soren Kierkgaard

Essere imperfetti oggi: la difficoltà nella competizione

Oggi sarebbe contemplata la scelta dell’imperfezione nello stile di Leonardo? Il sistema produttivo odierno, almeno in occidente, è dichiaratamente ed esplicitamente capitalistico. Il capitalismo si gioca sostanzialmente sulla competizione. Per competere, e soprattutto per vincere, occorre avere determinazione, velocità e ferocia. Un approccio a mo’ di Forrest Gump, il quale pone massimo impegno in ogni attività, sarebbe sicuramente il più efficace. Ma è obbligatorio pensare solo in funzione del profitto? Un sapere che manca di scopo, di un fine, come quello di Leonardo che per la grande parte non ha trovato realizzazione, è meno valido di un sapere che invece sia “utile”? Il famoso otium latino, un’azion che manca di azione, fine a se stessa e proprio per questo finalizzata al bene massimo, che è la propria anima, proprio come Leonardo da Vinci. Chi dovremmo seguire come modello, se non qualcuno che ha fatto la storia non facendo assolutamente nulla di concreto?

Marco Braconi

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