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La percezione del reale e dell’irreale secondo Auerbach è in Stranger Things?

Una analisi dei temi narrativi di Stranger Things attraverso Mimesis, il capolavoro della critica letteraria di Auerbach.

Tra i padri della critica letteraria contemporanea troviamo certamente Erich Auerbach. Egli, nel suo saggio più fortunato “Mimesis: Il realismo nella cultura occidentale” del 1946, analizza come la letteratura si rapporti ai mutamenti della percezione della realtà da parte degli uomini.

L’edizione Einaudi del volume

Mimesis: una storia della letteratura mondiale

Il testo parte dall’Odiessea e dal Libro della Genesi per arrivare fino a Virgina Woolf e Marcel Proust, passando per Alighieri e Cervantes.

L’autore ci illustra come, nel passaggio dall’età classica al Medioevo si sia andata sempre più ad affermare la “retorica degli stili” ovvero la classificazione rigida e apriroistica di un genere letterario. Lungo tutto il Medioevo è una priorità di ogni autore incasellare il proprio elaborato in un determinato stile: umile o sublime, comico o tragico, fantastico o realistico.

Posto questo è necessario però fare due osservazioni:

– In epoche diverse esiste una diversa propensione alla schematizzazione degli stili e una diversa propensione alla sperimentazione.

– La percezione del reale e del fantastico varia con le epoche.

Riguardo la percezione del reale è molto celebre il capitolo di Mimesis in cui Auerbach analizza il Canto X della Divina Commedia dove Dante dialoga con Cavalcante e con Farinata degli Uberti, e dove, sottolinea l’autore, le parole dei due dannati vanno interpretate come reali a prescindere dal quadro di finzione letteraria in cui sono inserite. Questo perchè, lungo tutta l’epoca medievale, era necessaria una corrispondenza tra quanto presente nelle scritture e la singola fattispecie che, attraverso le scritture, si voleva interpretare, e questo mood si conserva in tutto l’ambito letterario, anche in una situazione ferocemente politica come quella presentataci nel Canto X.

Illustrazione del Canto X

Dopo il Medioevo

L’età medievale è un epoca molto propensa alla retorica degli stili, poco avvezza alla sperimentazione, e con un senso della realtà molto rigido, rigidità data dall’escatologia e dalla morale cristiana.

L’età moderna ha una forte percezione di ciò che è reale e di ciò che non lo è (del resto è l’epoca della rivoluzione scientifica), ma anche una forte propensione alla sperimentazione e al mescolare i generi.

L’età contemporanea è difficile da analizzare, i valori dell’età moderna sono tramontati e la civiltà umana non è ancora riuscita ad elaborarne di nuovi. La forte propensione alla sperimentazione esplosa con le avanguardie storiche sembra essersi oggi arenata. Con le nuove scoperte scientifiche, ciò che fino a poco tempo fa avremmo definito fantascienza, oggi è vicino più che mai e questo non può che destabilizzare il nostro rapporto con la realtà.

La letteratura naturalmente non è immune da queste contraddizioni, e quindi le narrazioni a cui siamo sottoposti oggi sono colme di scambi tra il reale e il fantastico.

Strangher Things

Un perfetto esempio di ciò è Stranger Things, serie Netflix della quale proprio in questi giorni è uscita la terza stagione.

Stranger Things
Frame preso dalla terza stagione

Come si rapportano tra loro realtà e fantasia all’interno dell’intreccio? Proprio a differenza del Canto X della Divina Commedia possiamo notare una forte cesura tra ciò che è reale e ciò che non lo è, l’irreale per essere credibile ha bisogno di elementi del reale: “Should I stay or should I go” non sembra la perfetta musica da mondo magico, e in effetti non parliamo di un mondo magico, il “Sottosopra” non è un mondo con consistenza ontologica propria, parliamo di un mondo sì diverso (a tratti opposto al nostro), ma pur sempre una dimensione alternativa più che propriamente differente nell’essenza. Undici, nonostante i suoi poteri, non sembra tanto una persona irreale quanto l’opposto di una persona reale: non ha i capelli (la tradizione occidentale vuole la donna con una folta chioma) e non parla (la tradizione occidentale è basata sul logos).

Il vero paradosso è che nella letteratura medievale, malgrado i mondi fantastici abbiano dei propri caratteri, i personaggi reali sembrano trovarsi bene al loro interno, nella letteratura contemporanea invece, a dispetto di un mondo fantastico costruito con gli stessi materiali del mondo reale, i personaggi reali non sembrano starci bene, forse per questo il mondo irreale ci viene mostrato poco.

Fabio Cirillo

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