Carola Rackete libera: il rapporto tra politico e giudice in Aristotele e Hobbes

Il gip di Agrigento, Alessandra Vella ha da pochi giorni preso la decisione di non convalidare l’arresto di Carola Rackete, comandante della nave ONG Sea Watch, finita in accese controversie nelle ultime settimane.

Secondo il giudice il reato di resistenza e violenza a nave da guerra, imputato alla giovane tedesca, non sussiste, in quanto giustificato dalla discriminante collegata all’adempimento di un dovere, ovvero quello di salvare vite umane in pericolo.

La liberazione della Rackete

Matteo Salvini ha poi commentato tramite una diretta sul suo profilo Facebook la liberazione di Carola. In questa il ministro degli interni attacca il giudice Vella per la sua decisione affermando: “Se qualche giudice vuole fare politica si toglie la toga, si candida in Parlamento con la sinistra e cambia le leggi che non gli piacciono”.

Salvini denuncia quindi un’azione del giudice da lui considerata fuori dalle sue competenze e ne considera la decisione come politicamente schierata.
Ma quali sono i limiti delle due figure rispettivamente del politico e del giudice?
Per rispondere a tale domanda sará utile analizzare due correnti di pensiero sviluppatesi in periodi storici completamente differenti ma sempre con riferimento a questa ambivalenza tra due tipi di potere diversi e due conseguenti aree in cui questo potere deve essere applicato.

Il giudice in Aristotele

Il primo pensiero è quello esplicato nella Retorica di Aristotele, limitatamente al I libro in cui il filosofo paragona l’azione del retore a quella del legislatore e del politico.
Compito di questi ultimi è infatti quello di creare leggi che abbraccino il più gran numero di casi, senza però poter scendere nei particolari, per questioni di praticità: le singoli situazioni spettano quindi alla figura del giudice che essendo inserito nella situazione di giudizio non può evitare di essere persuaso dai bravi retori che fanno leva sul suo animo; egli deve avere quindi un sistema di riferimento super partes a cui rifarsi nel momento del giudizio.
Tale rapporto viene quindi a configurarsi come una limitazione reciproca di ambiti in cui le due figure devono applicare il loro potere: certo, il legislatore dá al giudice regole e leggi il più specifiche possibile ma è utopico pensare che esse possano riguardare tutti i singoli casi, che per ragioni logiche sono quindi di dominio del giudice.

Il Leviatano di Thomas Hobbes

Il sovrano nel pensiero hobbesiano

Spostandosi agli inizi del 1600, troviamo il completo opposto del pensiero appena espresso, in Thomas Hobbes.
Il filosofo britannico ritiene infatti che il potere del politico o, usando termini hobbesiani, del sovrano, sia di carattere assolutistico: questa è l’implicazione necessaria che deriva dal contratto stipulato tra gli uomini con cui essi si impegnano a rinunciare al proprio diritto soggettivo per obbedire, in comune accordo, al sovrano.
Una volta stipulato tale contratto, secondo Hobbes, non è possibile riacquistare il potere personale in quanto ciò causerebbe una ricaduta nello stato di natura.

E così l’autoritá del sovrano è irrevocabile e soprattutto assoluta: egli infatti ha prerogativa su tutti gli ambiti della vita dei propri sudditi, compreso quello riguardo alla differenza tra giusto e ingiusto. Per questo il sovrano è contrario alla common law, legge consuetudinaria che limiterebbe il suo assolutismo e, a detta di Hobbes, lo trasformerebbe in suddito.
La figura del giudice risulta quindi estremamente superficiale nel pensiero hobbesiano, in quanto il suo ruolo sarebbe puramente quello di applicare ciò che il sovrano ha deciso essere il giusto e l’ingiusto.

La posizione di Salvini sembra dunque più in accordo con quella di Hobbes, sebbene, e questo va detto, il ministro, ovviamente, non abbia mai rivendicato un potere assoluto: di certo però il fatto che egli esprima un pensiero politicamente schierato sulla decisione del giudice, esula dal campo d’azione del politico tanto quanto la scelta di liberare Rackete, secondo il ministro, fa rispetto all’ambito giudiziario.

Davide Zanettin

2 thoughts on “Carola Rackete libera: il rapporto tra politico e giudice in Aristotele e Hobbes

  1. Buongiorno, avete usato la mia illustrazione di Carola RACKETE SENZA mettere il credito. Vogliate cortesemente rettificare!
    Grazie
    Paola Formica

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