Al giorno d’oggi, il suicidio, è diventato un fenomeno tragicamente frequente. Si sente sempre più spesso parlare di persone che ,per problemi sentimentali, finanziari, esistenziali, sceglie il suicidio come via d’uscita preferenziale, forse perché il non essere retroattivo lo rende il modo sicuramente più efficace per liberarsi dai problemi, o forse solo per ingenua rassegnazione ad un mondo che sembra non fare altro che remare loro contro. suicidio

Dall’antichità…

Si dibatte da secoli sulla legittimità morale di un atto così drastico ed estremo e, anche se la posizione preponderante è quella di chi condanna il suicidio per immoralità, c’è chi è ancora convinto del morire bene per non rischiare di vivere male’ di cui Seneca era fermamente sicuro. Nella Lettera al suicidio, infatti, Seneca parla di suicidio in termini di libertà agli estremi livelli, nella misura in cui è opportuno essere padroni della propria vita e poter scegliere di terminarla se essa non si prospetti degna di essere vissuta. L’esistenza umana deve essere una conciliazione di felicità e virtù e laddove l’uomo non riesca ad agire da virtuoso egli è legittimato a togliersi la vita. Ciò avveniva spesso dopo una condanna a morte, per mantenere la dignità e non permettere che altri decidessero quando la vita dovesse finire; lo stesso concetto che sta alla base dell’ Harakiri dei Samurai. Ancor più di Seneca, gli Stoici, difendono a spada tratta il suicidio come manifestazione più alta dell’indifferenza alla vita. Curiosa invece la concezione epicurea, che vede nel suicidio un parossismo del desiderio: l’uomo è abitualmente portato a desiderare piaceri caricaturali e inautentici, al di fuori dalla loro effettiva soddisfacibilità, che portano paradossalmente al desiderio della morte per insoddisfazione e mancanza a causa di piaceri irreali che speriamo di provare. Di tutt’altra opinione è, invece,  Platone che, nel Fedone, condanna il suicidio in quanto fuga, sì da un corpo che è prigione, ma che è prigione giustamente edificata dalle divinità perché l’uomo soffra nella vita terrena per espiare le colpe di esistenze anteriori ed accedere allo stadio ultraterreno della beatitudine. suicidio

… ai tempi moderni

Dopo l’influsso del Cristianesimo e della morale cattolica il suicidio è stato, coerentemente, criticato e condannato come atto che non rispetta la vita come dono sacro e divino. Non a caso Dante, nella Divina Commedia, colloca le anime dei suicidi nel settimo girone infernale, sotto forma di piante nodose e ricoperte di spine, senza foglie né frutti, in analogia con il disprezzo che hanno avuto verso la vita terrena e per aver volto le loro speranze unicamente all’ al di là, dissociando radicalmente anima e corpo, sinolo, per i cristiani, inscindibile. Il concetto di suicidio apre spunti di riflessione molto profondi, sul senso della vita e sull’esistenza, che Albert Camus racchiude in un opera di grandissima fama, un saggio sull’Assurdo: Il mito di Sisifo, in cui viene negato alla vita un valore trascendente e l’esistenza assume i caratteri dell’irrazionale e dell’estraneo, introducendo, in questi termini l’atto del suicidio. L’uomo, di fronte all’impenetrabilità della realtà, all’assurdo non-senso della vita, inizia a domandarsi se valga la pena vivere. «Vi è un solo problema filosofico veramente serio, quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia». Camus afferma che l’idea di suicidio si presenta al manifestarsi, nell’uomo, di un senso di vuoto esistenziale, di un nulla eloquente, che compare quando si cerca l’anello che congiunge i nostri gesti quotidiani, la catena delle cause, delle azioni che tessono la ragnatela della nostra vita, una ragnatela che ci costituisce e ci intrappola allo stesso tempo, quando ci interroghiamo sul suo senso. L’abisso che c’è fra la certezza che io ho della mia esistenza e il contenuto che tento di dare a questa sicurezza, non sarà mai colmato”, da qui prende campo l’idea del suicidio. L’Assurdo nasce quando nasciamo e muore quando moriamo, allora perché continuare a vivere nell’ Assurdo? Meglio andarsene prima ritrovando senso e significato all’ esistenza stessa riconciliandosi con il mondo ed eliminando così ogni impurità di cui è contaminata la terra, rifugiandosi per sempre in una dimensione asettica. Ma è proprio qui che sta il problema: anche il suicidarsi diventa uno degli atti dell’Assurdo, quindi anche il togliersi la vita rientra in quell’ assurdo vortice di non senso, è uno degli atti più materiali e pregni di non-vita che l’esistenza umana ci offre. L’atteggiamento dell’uomo assurdo non è quello del suicida, ma del suo contrario: il condannato a morte, e come approcciare una vita assurda? Per Camus “essa sarà tanto meglio vissuta in quanto non avrà alcun senso“. Bisogna vivere senza scopi, senza mete, in maniera disinteressata, consapevoli di possedere una libertà diversa, una libertà assurda, svincolata da ogni spiegazione ed obiettivo. Per Camus si vive per il gusto di vivere. Prima di Camus anche Kant affronta il problema del suicidio, con un atteggiamento molto più concreto e dogmatico. Nella Metafisica dei costumi Kant definisce il suicidio un atto contrario all’autoconservazione biologica dell’uomo, sempre che questo venga compiuto in un’ottica egoistica come via d’uscita ad uno stato esasperato di insoddisfazione. Kant sembra però giustificare il suicidio in nome di valori superiori, quali la giustizia ( suicidarsi per evitare una condanna ingiusta), la salvezza della specie e la felicità umana ( Kant a questo proposito fa l’esempio bizzarro e fantasioso di un uomo che, morso da un cane, viene affetto da idrofobia o rabbia e si uccide perché gli altri non subiscano gli effetti infelici della sua malattia). suicidio

I Disturbed e una prospettiva particolare

Inside the Fire è il primo singolo estratto da Indestructible, il quarto album dei Disturbed, pubblicato il 25 marzo 2008. Il pezzo, scritto dal cantante David Draiman, è un monologo del diavolo che cerca di convincere Devon, che rappresenta Draiman stesso, a dargli la sua anima e raggiungere la compagna, morta suicida, all’inferno, per stare di nuovo insieme. La canzone è ispirata ad un avvenimento della vita del cantante che, a sedici anni, trovò la fidanzata del momento morta suicida. Draiman rievoca quel momento descrivendolo da una prospettiva decisamente geniale, quella del mostro tentatore che cerca di indurre anche lui a suicidarsi, rispecchiando forse i sentimenti che ha provato dopo aver trovato la ragazza morta.

“Devin lies beyond this portal    
take the word of one immortal
Give your soul to me
For eternity
release your life
to begin another time with her
End your grief with me
there’s another way
release your life
take your place inside the fire with her “

Samuele Beconcini

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