In seguito al riscontro di diverse irregolarità nel sistema d’integrazione dei migranti di Riace, gli stessi verranno probabilmente spostati in altre città. La figura del sindaco Domenico Lucano, che disobbedisce civilmente alla legge favorendo il benessere di persone in difficoltà, riapre il conflitto tra legge dello stato e legge morale.

La città di Riace

La cittadina di Riace conta 2.309 abitanti. È uno di quei comuni isolati, dove Foodora non cesserà la propria attività, in quanto mai vi è neppure arrivato. Una di quelle aree dalle quali i giovani e le famiglie si spostano massivamente, nutrendo il fenomeno tipicamente italiano dell’immigrazione interna.

L’ormai noto sindaco Domenico Lucano aveva qui ideato, per permettere alla cittadina di non svuotarsi completamente, un altrettanto conosciuto metodo alternativo d’integrazione degli immigrati.

Nell’applicare il citato metodo, il sindaco riacese pare però aver commesso irregolarità nella gestione dei fondi e nella dichiarazione dei servizi erogati. Anomalie per altro sotto gli occhi di tutti, ammesse apertamente come la celebrazione di matrimoni di convenienza o palesi come l’utilizzo di una moneta fittizia in sostituzione del cosiddetto pocket money, la somma destinata al sostentamento di ogni migrante, nei frequenti casi di ritardo da parte dello stato nella consegna del pocket money stesso.

La moneta fittizia usata al posto dei pocket money

La notizia ha creato discussione in quanto riapre il perpetuo conflitto tra legge dello stato e legge morale, concretizzata nella disobbedienza civile.

La filosofia del diritto non di rado si è trovata a dover risolvere tale contraddizione, arrivando – come spesso accade – a conclusioni opposte.
Se i filo-hegeliani, tra i quali Alasdair MacIntyre, reputano le costruzioni sociali – quali famiglia e Stato – come portatrici di una morale unica in grado di dare ordine all’agire umano, che spontaneamente tenderebbe al caos; i kantiani – e più in generale il giusnaturalismo – individuando nella natura stessa il concetto di morale, pongono quest’ultima in una posizione di precedenza, sia temporale che gerarchica, rispetto alla legge artificialmente istituita dall’uomo.

Il contrasto ‘antigoniano’ rimane quindi irrisolto nella teorica dottrina, ma di più stretta interpretazione sul piano pratico. Sebbene la legge rimanga interpretabile ed applicabile in gradi diversi lasciando al giudice un margine di scelta, le garanzie ed i principi costituzionali dello Stato di diritto rendono possibile per il cittadino appellare una norma considerata ingiusta senza uscire dai confini del legalmente consentito. Saranno quindi i giudici a valutare quanto peso dare all’illecito e quanto all’attenuante della civile disobbedienza.

Roberta De Rossi

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