La morte dell’arte hegeliana: “l’arte è e rimane qualcosa di passato.”

Il 1835 è la data della prima pubblicazione dell’opera estetica del filosofo tedesco, Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Il titolo è “Lezioni di Estetica” e sviluppa qui il suo concetto di morte dell’arte. Attraverso la nozione di morte dell’arte si intende in realtà l’incapacità di questa attività umana di arrivare alla verità.

Hegel afferma: “L’arte, in conformità alla sua più alta determinazione, è e rimane qualcosa di passato” poichè il filosofo tedesco sviluppa ed elabora questa concezione in concomitanza all’incremento dell’arte romantica moderno-contemporanea.

La morte dell’arte: lo Spirito ritorna in sè

L’intero sistema hegeliano è basato su tre concetti cardine: Idea, Natura, Spirito, a sua volta quest’ultimo si suddivide in: Soggettivo, Oggettivo e Assoluto. L’arte si trova nella sintesi del viaggio svolto dallo Spirito: l’Assoluto. E’ solo nel momento in cui lo Spirito ritorna in sè, dopo essersi alienato nello Spirito soggettivo e oggettivo, che avviene la dis-alienazione della coscienza: lo Spirito riesce a tornare in sè e riesce ad essere assoluto mediante le attività più astratte: arte, religione e filosofia. Il concetto di arte come attività passata viene però elaborato nell’opera “Lezioni di estetica”, qui Hegel suddivide la storia dell’arte in: simbolica, classica e romantica.

La prima, quella simbolica, è tipica dei popoli orientali, Hegel afferma che in questa forma d’arte è insito uno squilibrio tra contenuto e forma, si ha l’incapacità di esprimere un contenuto spirituale attraverso forme sensibili adeguate e corrette. La seconda, l’arte classica, è l’unica forma di attività umana che è immersa in un totale e armonico equilibrio tra contenuto spirituale e forma sensibile. Avvine ciò grazie e mediante la figura umana, che è la sola ed unica forma sensibile in cui l’arte riesce a manifestarsi. Questo secondo elemento è il culmine e il climax della perfezione artistica secondo Hegel. Tuttavia mentre il filosofo cardine dell’idealismo incrementa e approfondisce il suo concetto di arte, si sviluppa l’arte romantica. Qui si ha un nuovo disarmonico squilibrio tra forma e contenuto, poichè l’arte si rende conto che ormai deve approdare e naufragare in una terra tutta nuova e ancora inesplorata: la filosofia. Qui l’arte diventa filosofia, l’arte inizia a fare di se stessa una filosofia. Il messaggio spirituale portato avanti dall’arte romantica fino ad oggi, alla contemporaneità, è così ricco, così carico spiritualmente, concettualmente e filosoficamente che non si ha più nessuna figura o forma degna di portarsi un carico così invadente sulle spalle.

La crisi moderna dell’arte:

In questo modo si arriva all’arte che tutti noi conosciamo, all’arte contemporanea, in cui si ammira l’opera ma <<la si sottomette all’analisi del pensiero>> come affermò Abbagnano, l’arte può oggi essere compresa soltanto mediante una ricca e profonda immersione nell’ambito filosofico, per riuscire a comprendere appieno e avere una visione a trecentosessantagradi di un’opera contemporanea si ha la necessità di costruirci un discorso attorno. Dunque il concetto di morte dell’arte non va inteso come un vero e proprio funerale, poichè l’arte esiste ancora ma è diventata inadeguata paragonata ai concetti colmi, carichi e pieni di significato che si porta dietro.

Dal climax alla sua morte: i maggiori esponenti

Simbolo del climax artistico, del momento in cui l’arte raggiunge il suo armonioso e perfetto equilibrio, non può non essere Michelangelo. Attraverso i suoi dipinti, le sue sculture e in generale tutti i suoi lavori si può respirare e ci si può inebriare della perfezione artistica. Emblema dell’acme e dell’apice classico è il Giudizio Universale, realizzato dal 1535 al 1541 da Buonarroti su commissione di Papa Clemente VII per decorare la parete dell’altare della Cappella Sistina. Mediante il Giudizio Universale si riesce a comprendere la profonda crepa che si sta insinuando nell’arte. L’opera segna la fine di un’epoca: all’uomo forte e sicuro fino ad ora rappresentato e raffigurato subentra e viene sostituito da una visione caotica e angosciata, simbolo della totale mancanza di certezze e dello squilibrio che si sta proponendo ancora una volta nel corso della storia dell’arte. Con Michelangelo la tecnica, con la nozione derivante dal greco τέχνη [téchne], “arte” nel senso di “perizia”, “saper fare”, “saper operare”, raggiunge livelli altissimi. SI ha la perfezione fisica, si raffigurano umani quasi divini, estremamente muscolosi e privi di imperfezioni. Si raffigura l’esterno di un qualsiasi essere umano tipo, l’archetipo di perfezione umana. Simbolo della terza figura sviluppata da Hegel non può non essere l’espressionismo: mediante questo movimento si hanno pennellate lunghe ma cariche di significato, si iniziano ad esternare i sentimenti, le emozioni dell’artista diventano le protagoniste dell’opera. Uno dei maggiori esponenti è, personalmente, Edvard Munch, attraverso i suoi quadri si ha una elevata scarsità tecnica, le pennellate sono lunghe, gli individui sono raffigurati solo nei contorni o vengono evidenziati solo i sentimenti e le espressioni facciali. L’essere umano rappresentato nell’espressionismo non è più un dio, ma un individuo reale, con problemi e malesseri, immerso e completamente insito nella sua realtà.

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