A star is born e la musicoterapia contro il malessere psico-fisico

“La musica, la migliore religione al mondo in cui non ci sono minacce o promesse” A star is born è uno di quei film in grado di farti riflettere su dinamiche importanti quali, le ambizioni umane e l’amore di coppia, tutto ciò attraverso canzoni semplicemente perfette ed ottime interpretazioni. Riesce dunque pur nella sua semplicità ad essere profondo, complesso e unico. Trama                                      

Come potrebbe essere descritta la trama? Un cantante molto famoso vittima dei suoi demoni, incontra una ragazza che ama cantare ma ha troppa paura di fare il grande salto. Il vuoto lo affronteranno insieme, ma la strada sarà piena di ostacoli.
Non mi addentro oltre, perché in questo film non è la trama che vi deve colpire, ma le emozioni. Potrei raccontarvi tutto il film, ma non vivreste il sentimento che traspare vedendolo. Questa è la vera forza del film: l’unione tra amore e musica che vince sempre.

Lady Gaga dai tempi degli esordi di strada ne ha fatta e anche tanta. È partita facendosi conoscere per i suoi look stravaganti ai limiti del trash, ed è ora approdata al cinema come una diva. Grintosa, stilosa, talentuosa Ally, il suo specchio, ama visceralmente la musica, ma mentre il personaggio del film quasi teme il suo talento, Lady Gaga ne è diventata un’icona.

Ecco questo è il centro del film: il successo e come lo si affronta. Il personaggio di Bradley Cooper, Jack, è un cantante famoso con grossi problemi di dipendenze. È una star in declino che trova in Ally un appiglio per uscire dal baratro e Jack ad un certo punto della storia riesce ad avere tutto: fama, successo, talento, denaro e amore. Ma ciò non gli basta, perchè essere felici è una scelta e Jack non ha il coraggio di farla.
Ally invece supera le sue paure, cresce, riesce a cantare in pubblico e inizia finalmente il suo lancio. I problemi inevitabilmente emergono, peggiorano e pongono i due a prendere una scelta difficile: porre fine alla loro breve ma intensa storia, perchè se è vero che la musica unisce con la sua magia, dall’altra neanche i suoi poteri possono risolvere un conflitto tra due personalità cosi diverse. Per concludere, Bradley Cooper esordisce come regista, e stupisce come cantante. Il suo personaggio è forse stereotipato ma essendo un attore affermato e amato gli dona quel tocco personale che lo fa spiccare.         La musica come terapia

La musica è apprezzata e riconosciuta da tutti come fonte di benessere e piacevolezza.
L’idea di utilizzarla a scopi terapeutici sembra così affascinante quanto ovvia, tuttavia l’unione delle due parole musica e terapia genera spesso grande confusione e i campi di applicazione divengono improvvisamente vasti e indefiniti.
Ecco che allora diviene importante definire cosa intendiamo per musicoterapia con una definizione accettata e condivisa da tutti coloro che operano in questo campo.
La musicoterapia è l’uso della musica in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità.  Essa mira a sviluppare le potenzialità residue dell’individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l’integrazione intra- e inter-personale e di conseguenza migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico.
La musica è fonte di espressione, di condivisione, di sostegno e contenimento delle emozioni, dei pensieri che non sempre vengono espressi verbalmente all’interno di un incontro di musicoterapia.
Questi pensieri vengono trasformati in suoni attraverso gli strumenti musicali e/o la voce.
Prendiamo in considerazione i diversi concetti compresi nella musicoterapia, che fanno capo sia al concetto di musica che all’aspetto della terapia.   Musica e arteterapia
Prima di tutto la musicoterapia è un’arteterapia. Cosa significa?
Significa esprimere artisticamente, cioè con mezzi quali la pittura, la musica, la scultura, la danza e il movimento tutti i pensieri, i vissuti e le emozioni ad essi legati per elaborare le sensazioni che non si riescono a far emergere con le semplici parole (comunicazione verbale) nei contesti di vita quotidiana.
L’arte non si può insegnare, ma viene creata. In ogni momento, in ogni incontro, in ogni istante ognuno di noi può apportare qualcosa di nuovo nell’incontro con un musicoterapeuta. Che sia un semplice suono, una nuova canzone o un nuovo strumento la creatività consente di essere libero dagli schemi, di improvvisare, di crescere. E’ in questo che la musicoterapia diviene un mezzo di crescita e conoscenza basato sull’individualità e la soggettività, nonché sulla bellezza.

In che modo la musica agisce?
La musica diviene terapeutica grazie al fatto che nell’incontro con l’altro ci permette di dare vita alla nostra identità sonora, definita in questo campo come ISO
Ognuno di noi ha un ISO personale, è la storia di quei suoni che aprono in noi ricordi, pensieri, sensazioni e consapevolezze per essere altro. Il terapeuta in un incontro di musicoterapia mette in gioco la sua identità e cerca di accogliere quella del paziente in un gioco dinamico dove la musica diviene l’intermediario della loro comunicazione. Ma la musicoterapia non implica solo fare musica.
Infatti la musicoterapia si caratterizza per la sua natura transdisciplinare assorbendo i suoi principi e le sue modalità di intervento da diversi campi di applicazione, in particolare gli aspetti psicologici e i loro risvolti in un processo relazionale terapeutico a tutti gli effetti. C’è poi la etnomusicologia intesa come lo studio degli strumenti e del loro uso in epoche preesistenti rispetto a quelle nostre; ciò ci porta alla scelta di strumenti di natura etnica che abbiano dei riflessi psicodinamici.
La psicoacustica e la biologia della musica sono ulteriori campi di competenza che il musicoterapeuta deve avere oltre alle semplici competenze musicali, alla teoria musicale e alla pratica strumentale, che sono la base del suo lavoro.
Anche lo studio dell’espressione corporea come riflesso della struttura mentale ed emozionale, la gestualità, è molto importante per poter comprendere come il paziente esprime le sue emozioni durante la seduta, come è espresso il non detto.
Interessante in questo caso è sottolineare la possibilità di trovarsi pazienti incapaci di verbalizzare, cioè che non sono in grado di raccontare vissuti del quotidiano che li riguardano. Dunque la verbalizzazione in questo caso è una conseguenza, un effetto del viaggio sonoro che vive in quel momento ed il canto diventa un elemento energetico che lo aiuta a dare una forma artistica al suo esprimersi, al suo atto di verbalizzare. In ogni verbalizzazione c’è una componente emotiva e riflessiva che nel paziente può rivelarsi un grande ostacolo. La musicoterapia consente di avere uno spazio totalmente libero in cui esprimere tutto ciò che abbiamo dentro, ma soprattutto il bisogno di essere accolto, compreso e accompagnato dall’altro.

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