La canzone L’infinito di Caparezza e l’illusione del reale, tra scienza e filosofia

“Solo accettando la finzione, noi, ritroveremo l’umanità.”

La citazione, tratta dal brano L’infinito di Caparezza, contenuto nell’ultimo album Prisoner 709, apparentemente semplice e neppure tanto brillante, può in realtà sintetizzare perfettamente lo stallo esistenziale dell’umanità post-moderna. Nella canzone, Caparezza ipotizza il mondo come una simulazione digitale progettata da un’avanzata civiltà aliena. La nostra realtà non sarebbe altro che il frutto di un complesso calcolo matematico affidato ad un “beta-tester celeste“, costruito per simulare il funzionamento dell’universo o forse solo per essere una sorta di The Sims per degli alieni dalle fattezze trascendentali. Ma il tema dell’illusione del reale non è solo materiale fantascientifico per canzoni, libri e film, ma una questione profonda e complessa, che spazia dalla scienza, alla filosofia all’etica.L'infinito e l'illusione del reale

L’universo olografico

Muovendoci proprio da “L’infinito” di Caparezza, iniziamo la nostra ricerca cercando di comprendere meglio la teoria della simulazione digitale di cui parla il cantante, meglio nota come teoria dell’universo olografico. La teoria nasce dal tentativo di  Gerardus ‘t Hooft e Leonard Susskind di giustificare i paradossi fisici legati all’entropia all’interno di un buco nero. Senza addentrarci nella complessità teorica di tali paradossi, basti sapere che nel tentativo di accordare la teoria della gravità al comportamento delle particelle subatomiche nell’orizzonte degli eventi, i due scienziati scoprirono che l’universo intero potrebbe essere null’altro che un ologramma cosmico.

L’ologramma non è altro che una proiezione tridimensionale di una serie di informazioni contenute su un piano, cioè su un oggetto bidimensionale. Si tratta quindi di un oggetto con una dimensionalità superiore, ma fittizia, rispetto alla sua origine. Allo stesso modo l’universo sarebbe la proiezione quadridimensionale (tre dimensioni spaziali più una temporale) di un oggetto centrale tridimensionale, contenente le informazioni su cui questa proiezione si basa. Come per l’ologramma è la luce a trasformare le informazioni contenute nel piano in proiezione tridimensionale, così a livello cosmologico sarebbero le particelle quantiche a rendere “reale” l’informazione contenuta nel punto che contiene le informazioni dell’universo. Per quanto strana e controversa, questa teoria ha da subito trovato grande consenso nella comunità scientifica, concordandosi anche con la così detta teoria delle stringhe.

Questa teoria è stata inoltre supportata da ulteriori studi, i quali si spingono ancora oltre, ipotizzando che tale universo olografico potrebbe essere opera di entità senzienti. Questo spiegherebbe la rigidità matematica su cui si struttura la realtà. Max Tegmark, cosmologo del Massachusetts Institute of Technology (MIT), afferma che: “[Quanto più impariamo a conoscerlo, tanto più l’universo sembra essere basato su leggi matematiche.] Se fossi un personaggio di un gioco per computer, alla fine mi accorgerei di quanto le regole appaiano troppo rigide e matematiche.” Anche James Gates, fisico teorico dell’Università del Maryland, è giunto alle medesime conclusioni: ” Nella mia ricerca, ho trovato questo fatto molto strano: ho dovuto ricorrere a codici di correzione degli errori, molto utilizzati dai browser. Ma che cosa c’entravano con le equazioni su quark, elettroni e supersimmetria che studiavo? Questo mi ha portato brutalmente alla conclusione che non potevo più dare del pazzo a Max e alle persone come lui.

La filosofia dell’illusione

E se le teorie scientifiche a riguardo non vi sembrano abbastanza convincenti, considerate perlomeno quanto detto dai filosofi. Da Platone a Schopenhauer, passando per Kant e Cartesio e incrociando le filosofie orientali, è impossibile ignorare la teoria dell’illusione del reale. Moltissimi i filosofi che hanno teorizzato l’inconsistenza di ciò che noi reputiamo realtà. Le percezioni umane, riducibili a tanti input di natura neurologica, non sarebbero poi tanto differenti da quelle vissute in sogno. La realtà intera può essere considerata una proiezione, una costruzione dell’intelletto e della ragione umana.

L'infinito e l'illusione del reale
Ricostruzione digitale di un buco nero, dal cui studio nacque la teoria dell’universo olografico

Il perché tutti gli esseri  rispondano alle stesse leggi fisiche pur vivendo in un mondo illusorio è intuibile da quanto detto a riguardo dalla scienza. Se il mondo intero non è altro che un modello probabilistico, fondato su leggi matematiche, saranno esse stesse il fondamento dello sviluppo di tutte le cose, dagli esseri più semplici a quelli più complessi. I costrutti mentali alla base dell’interpretazione della realtà, quindi tutte le varie categorie a priori riconosciute dai filosofi e che portano noi, quanto ogni altro oggetto o essere vivente, a costruire l’universo sulla base della nostra percezione, sono le stesse per tutti, poiché tutte derivano dallo stesso “codice di programmazione” del mondo. L’Iperuranio di Platone non sarebbe quindi altro che questo codice, ossia l’origine dell’ologramma che noi chiamiamo realtà. L’inconoscibile noumeno di Kant non è altro che l’informazione costitutiva della simulazione, per la cui interpretazione noi siamo stati progettati.

Sono belle solo le illusioni

Le implicazioni etiche di tali teorie sono sotto gli occhi di tutti. Potremmo dire che il nihilismo romantico di Schopenhauer, figlio di questa consapevolezza, è ormai imperante nel mondo occidentale e le conseguenze sono quelle osservabili oggi. Pochi sono in grado di fare il passo successivo, cogliere la sfida lanciata da Nietzsche e costruirsi un’etica basata solo sulla consapevolezza di sé. La distruzione di ogni certezza ha portato più che altro ad un brancolare nel buio, ad un’arida rassegnazione di fronte ad una realtà senza capo né coda, forse vera poco più di un sogno o di un videogioco.

L'infinito e l'illusione del reale

Ma del resto, la finzione ci sembra buona cosa, immersi come siamo in un mondo fatto di filtri, schermi, attori e maschere. Solo sforzandoci di uscire per un minuto da questa realtà pirandelliana possiamo osservarne la sostanziale inconsistenza e chiederci se esista qualcosa di genuinamente vero su cui fare affidamento. Del resto, abbiamo appena visto che pure fuori dalla faziosità di una società fondata sull’illusione della felicità, del consumo e del protagonismo, l’universo stesso potrebbe apparire come poco più di uno schermo celeste. L’unico modo per superare questa tragica finzione, è quella di accettarci come parte di essa. Metterci in gioco, giocare all’ipotetico videogame in cui siamo immersi, dandoci delle regole ed un fine, è l’unico modo per vivere serenamente. Solo accettando la finzione, noi, ritroveremo l’umanità. La ritroveremo emozionandoci, osservando la bellezza di questo immenso ologramma, dandoci uno scopo, un senso, una predestinazione. Essere partecipi della finzione significa sfuggire alla crudele sterilità di un universo alfanumerico, forse programmato da un alieno-dio per intrattenere la prole. Per tornare a vivere serenamente ed eticamente, dobbiamo accettare la finzione. Del resto, sono belle solo le illusioni.

Alessandro Porto     

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