Il Superuovo

La Bellezza del cosmo: Raffaello riprende i canoni estetici dettati da Agostino nelle Confessioni

La Bellezza del cosmo: Raffaello riprende i canoni estetici dettati da Agostino nelle Confessioni

Il Rinascimento italiano riesce ad unire nell’arte il cosmo-centrismo classico con l’antropocentrismo medievale nato con la Patristica

La “Disputa del Sacramento” è un dipinto autografo di Raffaello realizzato con tecnica ad affresco nella stanza della Segnatura (Vaticano) nel 1509 e misura 770 cm. (base) x 500 c. (altezza).

Nonostante i momenti difficili attraversati dal nostro paese, l’Italia è stata sempre capace di rialzarsi e splendere diventando un faro di speranza per l’umanità attraverso la sua cultura. Infatti grazie ai nostri artisti si riesce a mostrare bellezza e ordine anche dove sembra esserci bruttezza e deformità, questo naturalmente ci è concesso grazie ai canoni estetici occidentali tramandati a noi dalla filosofia classica prima, e da quella medievale poi.

Il libro XIII delle Confessioni

Sandro Botticelli: Sant’Agostino nello studio, cm. 41 x 27, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Le Confessioni di Agostino sono un’opera emblematica che ha caratterizzato il medioevo latino influenzandolo con il pensiero di Platone e del neoplatonico Plotino, anche se rimodellati in ottica cristiana dall’autore. Sicuramente l’opera di Sant’Agostino ha un significato polivoco e pertanto, per comprenderla più facilmente sarebbe necessario suddividerla in tre parti: la prima parte dove Agostino affronta temi più pratici, come il male e la bellezza, comprende i libri I-IX; la seconda parte riguarda il libro X, dove Agostino riprende il momento più importante della sua vita, la conversione; infine la terza parte con gli ultimi tre libri XI-XII-XIII, in cui si esaminano temi collegati alla henologia (scienza dell’Uno) attraverso l’utilizzo di allegorie derivanti dall’esegesi biblica. Spesso l’ultimo libro viene trascurato e spesso non letto perché viene considerato solo come allegoria al testo sacro, ma leggendolo in questo senso si ha un fraintendimento delle parole di Agostino, in quanto il vescovo di Ippona con questo libro non solo commenta la Genesi biblica, ma mostra anche quanto questa sia affine con la sua filosofia ed in particolare con la henologia plotiniana. Il filosofo analizza il termine biblico della creazione del “cielo del cielo” inteso come il mondo intellegibile che è distaccato dal cielo terrestre del mondo sensibile, infatti quest’ultimo cielo è paragonato per analogia ad una “pelle di tenda“.

Il cielo sarà ripiegato come un libro, e ora si stende su noi come pelle di tenda: l’autorità della tua divina Scrittura è più sublime da che i mortali per cui ce l’hai comunicata incontrarono la morte della carne. Tu sai, Signore, tu sai come rivestisti di pelli gli uomini, allorché per colpa del peccato divennero mortali.” (Confessioni, XIII, 15.16)

La Disputa del Sacramento

L’eco dell’opera agostiniana si sente soprattutto con il Rinascimento, quando c’è la ripresa della filosofia neoplatonica (la Scolastica aveva imposto con il pensiero tomista solo l’aristotelismo) e la sua unione con i valori della società cristiana post-medievale. Lo stesso papa Giulio II Della Rovere commissiona a Raffaello Sanzio degli affreschi nella stanza della Segnatura che riescano a trasmettere i valori della cultura occidentale. Infatti l’artista decide di rappresentare da una parte il mondo classico pagano con la “Scuola di Atene“, con protagonisti Platone e Aristotele, mentre di fronte ad essa rappresenta la controparte, il mondo medievale cristiano, con la “Disputa del Sacramento“, un  dibattito appunto, dove come protagonista al centro c’è la Trinità presieduta da Gesù Cristo, la Vergine e Giovanni Battista, e circondati da santi e profeti, che come sostiene Agostino scrivono la Parola di Dio nel cielo eterno ed immutabile. Sopra di essi c’è Dio che tiene in mano il globo, mentre sotto ci sono prima degli angeli che tengono in mano i 4 Vangeli, e dopo di questi, nella parte inferiore si trova la Chiesa militante con vescovi, teologi e dottori della Chiesa. Proprio in questa sezione dell’affresco  Raffaello decide di dare un riconoscimento ad Agostino per avergli ispirato questa visione, ritraendolo a destra dell’altare intento a dettare. Vicino a esso c’è il suo maestro, Sant’Ambrogio, che contempla il cielo, poi dietro ad Agostino c’è anche San Tommaso d’Aquino, collocato in quella apposita posizione per dimostrare come il Rinascimento volta le spalle al tomismo per mettere in primo piano la filosofia neoplatonica.

I canoni estetici medievali

Questo codice medievale raffigura un mostro antropomorfo che rappresenta il disordine

Il Medioevo è caratterizzato da una nuova simbologia estetica rispetto al mondo classico, diviso tra la bellezza erotica di Platone e la bellezza poietica di Aristotele; il primo filosofo che come cerniera unisce Medioevo e Antichità è Agostino che scopre un nuovo tipo di bellezza presente nell’interiorità dell’uomo, la bellezza è data dall’illuminazione divina che ci permette di cogliere le cose belle sensibili. Quindi tutti comprendono la bellezza sensibile, ma la interpretano male se non rendono grazia a Dio, che ha stabilito l’ordine nelle cose. Infatti Agostino nel suo trattato De Ordine ribadisce che le cose per essere belle devono avere pondus (peso), species (specie) e ordo (ordine); se non possiedono queste qualità si crea bruttezza. Com’è possibile che Dio crea bruttezza? Dio, secondo Agostino, non sbaglia mai nella creazione, tutto è bello, anche i mostri che servono come criterio per valutare i gradi della bellezza fino a raggiungere la Bellezza Suprema che è Dio stesso.

 

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