Da Don Matteo a Montalbano, come farebbero i migliori detective senza la chimica forense?

Don Matteo, Orazio di CSI, Montalbano,… devono i loro successi anche grazie a chi analizza le prove in laboratorio.

(wikipedia.org)

Quante volte nei dialoghi di un poliziesco abbiamo sentito: “La scientifica ha analizzato…” oppure: “I RIS hanno confermato…”? Sono frasi di cui non teniamo nemmeno conto ma che nel corso di un’indagine possono rivelarsi fondamentali. Già, come farebbero i detective a individuare l’appartenenza delle impronte digitali? Come potrebbero risalire alla composizione del suolo sotto le scarpe di un indiziato senza qualcuno che si occupi delle analisi? Ecco, la risoluzione dei casi più intricati è l’ennesimo esempio di come oggi, nella nostra vita, non potremmo fare a meno della chimica.

Don Matteo e Montalbano: i pilastri RAI dell’investigazione

Se non hai mai sentito parlare dei detective più famosi della RAI è probabile che tu non sia italiano. Da anni infatti (a Gennaio Don Matteo ne ha compiuti 20) i criminali di Palermo, e poi prima di Gubbio e successivamente di Spoleto non trovano pace. Questo perché a garantire la giustizia per le strade dei comuni prima citati ci sono loro: Matteo Minelli Bondini e Salvo Montalbano. Personaggi dotati di grande intuito, non c’è che dire, pur essendo molto diversi tra loro.

Don Matteo è infatti un prete (attualmente parroco di Spoleto) e, in quanto tale, non potrebbe essere messo al corrente dei dati riguardanti un’indagine. Eppure, a dargli tutte le informazioni c’è lui: il maresciallo Antonino Cecchini (interpretato da Nino Frassica). Salvo, al contrario è un commissario di polizia impegnato nella guerra contro il crimine Palermitano. Il primo attrae per la sua gentilezza, per la bontà d’animo e per come diffonde il Vangelo attraverso le proprie azioni. Montalbano invece è più tenebroso, più schivo, è un uomo che ne ha viste davvero tante e che è sempre pronto a rischiare la vita nell’adempimento dei suoi doveri.

Entrambi però hanno a cuora una cosa: i propri cittadini e il loro benessere e non esiterebbero mai dinanzi a una loro richiesta di aiuto.

(velvetcinema.it)
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Chimica, fede e intuito collaborano nella risoluzione dei casi

Quasi sempre il solo intuito non è sufficiente per la risoluzione di un caso, occorrono anche delle prove concrete che confermino o smentiscano le supposizioni. Molto spesso queste conferme giungono dall’analisi degli oggetti reperiti sulla scena del crimine e delle tracce (biologiche e non) ritrovate su di essi. Ma come vengono effettuate? Beh, chiaramente non staremo qui a discutere delle migliaia di operazioni che si svolgono in un laboratorio di chimica forense, ma ci soffermeremo sui tipi di analisi più frequenti.

Tuttavia, prima di procedere con la descrizione degli esperimenti, è bene chiarire cosa sia nel dettaglio la chimica forense. Essa non è altro che l’applicazione di tecniche e metodologie scientifiche alle tradizionali investigazioni di carattere giudiziario, in relazione all’accertamento di un reato o a un comportamento sociale. La competenza delle scienze forensi o Criminalistica è vastissima e spazia dalla chimica alla fisica, dalla medicina alla psicologia, nonché ad altri svariati campi della tecnica e dell’ingegneria.

Per questi motivi non bisogna fare confusione tra la chimica e la scienza forense: la prima, infatti, è un samo della seconda.

(cittàdellascienza.it)

Gli esperimenti scientifici in un laboratorio di chimica forense

Gli scienziati forensi usano una varietà di sostanze chimiche diverse per scopi diversi come spolverare le stampe, controllare un’area per il sangue e pulire e disinfettare una scena del crimine.

Ad esempio iodio, cianoacrilato, nitrato d’argento e ninidrina sono sfruttati per analizzare le impronte digitali. Queste sostanze, infatti, reagiscono con quelle contenute nell’impronta (olio e sudore) permettendo agli analisti di osservarle meglio. Il diazafluoren 1 o DFO-1, la rodamina, l’Ardrox, il nero sudan, il chelato di tienoil europio o TEC e l’acido fushin aiutano invece a sviluppare impronte digitali su superfici più porose o a migliorare stampe già prodotte da altre sostanze chimiche.

Per quanto riguarda invece le tracce ematiche, la fluoresceina causa una reazione chimica tra l’ossigeno e l’emoglobina presenti nel sangue. Questo prodotto chimico è utile per macchie e strisce di sangue che possono apparire in diverse scene del crimine.
Un’altra sostanza utilizzata per l’individuazione delle macchie di sangue (nonché la più famosa) è il luminolo. Esso reagisce con il ferro nel sangue rivelandone le tracce anche se qualcuno provasse a cancellarle. Di solito quest’operazione è molto semplice in quanto lo scienziato non deve fare altro che spruzzare questi agenti nell’area sospetta per poi osservare la presenza o meno del fenomeno della fluorescenza.

Altre sostanze chimiche comuni come il perossido di idrogeno e l’alcol in combinazione con altri agenti sono in grado di produrre risultati migliori durante i test o di abbreviarne la durata. Anche l’utilizzo di disinfettanti (come la candeggina) è molto frequente in quanto aiuta a sterilizzare aree di lavoro o strumenti.

Scena del crimine analizzata con il luminolo (blogspot.com)

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