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Cosa significa veramente essere padre? Amleto e Kung Fu Panda propongono più opzioni di risposta

Qual è realmente il significato della parola ”padre”, e chi si può davvero definire tale?

Cosa fa di un padre, un vero padre?
Cosa fa di un padre, un vero padre?

Sia in Amleto che in Kung Fu Panda ritroviamo due figure paterne per ciascun protagonista, molto diverse fra loro. Ognuna di esse ha una caratteristica per cui poter essere definita ”padre”, ma i protagonisti non sempre si sentono loro figli. Perché? Quali sono i tratti che davvero definiscono un papà?

 

I ”padri” di Amleto

Nell’opera di Shakespeare troviamo Amleto, principe di Danimarca, che si ritrova ad avere due figure paterne. Una è ovviamente il padre biologico, ucciso dal proprio fratello che ambiva al trono, e l’altra è proprio lo zio assassino. Questo infatti, dopo aver avvelenato il Re, non solo ne prende il posto, ma sposa anche la madre di Amleto, diventando di fatto il patrigno del protagonista.

Sono entrambi padri per Amleto? Assolutamente no, almeno per quanto riguarda il suo punto di vista. Si vede benissimo fin dall’inizio della tragedia il diverso rapporto che il principe ha instaurato con i due. Per il padre, Amleto dà inizio a tutti gli eventi che portano alla fine tragica. Ascolta con attenzione le parole del suo fantasma, gli promette vendetta. Si dimostra un figlio devoto.

Con lo zio, invece, è tutt’altra storia. Già prima di sapere che la morte del padre naturale è stata colpa dello zio, Amleto lo disprezza. Non lo considera suo padre, e farà di tutto per ucciderlo. Il semplice fatto di aver sposato sua madre non lo rende ”papà”, nonostante per regole semantiche potrebbe farlo.

Da quest’esperienza si comprende bene come la caratteristica linguistica di poter indicare il padre come ”marito della madre” non regge. Primo indizio che non solo non è l’abito che fa il monaco, ma anche che non è la lingua che fa il padre.

Amleto con il fantasma del padre
Amleto con il fantasma del padre

 

I ”padri” di Kung Fu Panda

Una situazione simile si pone con Kung Fu Panda. Nel terzo film della serie arriva un nuovo personaggio: il padre naturale di Po. Questo scatena delle ansie non solo in Po, che cerca di capire chi è lui veramente, ma anche nel padre adottivo. L’oca teme di perdere Po, perché ha paura che questo possa smettere di considerarlo papà. Insomma, ha paura che il Guerriero Dragone si basi solo sul significato linguistico primario del termine, cioè ”padre=colui che dona la vita”, finendo per rifiutarlo.

Al contrario, il panda accetta entrambe le figure, basandosi sulla variabile dell’affetto e non della biologia. Eleva entrambi a ”padri”, dando al termine un significato affettivo e non prettamente linguistico.

Anche se non si distacca troppo dalla definizione che si può trovare sui dizionari, Po decide di ristabilirne l’ordine. Come Amleto, alla semantica preferisce un filtro più umano, decidendo che l’esperienza è più importante di ogni cosa. Da questo cartone si capisce che i tratti che definiscono il ”papà” sono legati a qualcosa che ironicamente è più importante del solo donare la vita.

Po con i suoi due papà
Po con i suoi due papà

 

Quali sono quindi le vere caratteristiche che fanno di un uomo un padre?

Da quello che si evince dal percorso di questo articolo, si capisce come l’affetto sia la prima variabile che fa di un uomo un padre. I dizionari non la mettono in primo piano sulle loro pagine, quando invece l’essere umano sembra darle assoluta priorità.

Altro dettaglio chiaro è che la figura del padre non è sempre strettamente correlata a un legame biologico. Se per Amleto il marito della madre non è assolutamente definibile ”suo papà” e si rifà al legame biologico, per Po la figura paterna è anche un’oca assolutamente esterna alla sua famiglia naturale.

La lingua tiene sicuramente presenti queste sfumature, ma talvolta pare non dar loro la giusta predominanza.  Questo anche perché l’esperienza umana è estremamente stratificata e dotata di una ricchezza strabiliante, tanto che talvolta non permette alla lingua di esprimerla appieno. Questo vuol dire quindi che il linguaggio non si adatta perfettamente all’esperienza umana? Forse. Ma probabilmente non è questa la domanda giusta da porsi. Una migliore sarebbe: ”Quali sono, per te lettore, le vere caratteristiche che fanno di un uomo un padre?”

rapporto padre figlio

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