IL SALVINISMO: GENESI DI UN’EPOPEA

Breve analisi di come un mash up di idee vecchie e nuove abbia ribaltato il panorama politico italiano, portando il buon Matteo agli “onori di cronaca”

Sembra un’eternità, ma solamente un lustro fa, quel movimento che oggi sembra volare a vele spiegate, o quasi, verso la qualifica a primo partito in Italia, era a pezzi, lacerato dalle sue stesse contraddizioni. Subiva colpi su colpi, con scandali e inchieste (da Belsito, alla “Family”), che lo avevano condannato ad un disastro elettorale, che sembrava presagire la sua fine.

Ma come in tutte le storie, è quando il gioco si fa duro, che i duri cominciano a giocare. Così, insperato come un’oasi nel Rub al Khali, all’orizzonte, non vestito di una scintillante armatura, ma di una felpa con la scritta “Milano”, l’eroe è giunto.  Ma come risollevarsi da un disastro che sembrava non avere fine? Come uscire da una impasse ideologica che opprimeva qualsiasi tentativo di svolta? Semplice, ovviamente non per un mortale, ma per lui sì. Il primo passo è rovesciare totalmente l’ideologia fondante, creando qualcosa di nuovo, come una fenice che rinasce dalle sue ceneri, o come Gianfranco Fini con la svolta di Fiuggi. Sì lo so era meglio solo l’immagine della fenice. Proprio così i “Roma ladrona”, “prima il nord”, e strano ma vero “mai con i fascisti” (non sto scherzando, il senatùr, l’ha tuonato davvero più di una volta), sono stati totalmente capovolti. La Lega infatti non è più “nord”, ma è diventata quella degli italiani (plot twist). Roma non è più ladrona, anche perché è da lì che il cap. vuole governare, ma “è colpa del PD, dei centri sociali, dell’Europa, dei rom e di quel bulletto che gli ha rubato il pupazzetto di zorro. Se solo si fosse fatto i caxxi suoi, ora probabilmente la Lega sarebbe diventata il partito dell’amore 2.0, con Valentina Nappi candidata alle europee. Ah che bel sogno. Ma tutto questo, come è stato capito dallo zoccolo duro della lega, come ha fatto il cuore di acciaio celtico del buon padano, in cui era incisa la parola “SECESSIONE”, a sciogliersi e a cambiare, a diventare la fucina del nazionalismo, dove ora l’Italia non è più quella cosa brutta e cattiva che opprime? Semplice. Sicuramente avrete usato word in vita vostra, almeno per una volta, e sicuramente saprete fare un taglia, copia e incolla. Ecco. Tagliate la parola Italia, e incollate Europa. “EUROPA LADRONA”.

L’elettorato della Lega, è sempre stato mediamente tenuto insieme da un nemico comune, che era appunto il governo centrale romano, fatto passare come straniero. È stato perciò relativamente facile far dimenticare questo nemico sostituendolo con uno più grande, più minaccioso e più cattivo. Così da infervorare ancora di più gli animi, dopotutto un guerriero che si rispetti, diventa grande mica affrontando i draghetti, ma vedendosela col Drogon di turno.

Questo serve a spiegare come l’antico elettorato è stato mantenuto, ma non come ha fatto un partito sostanzialmente regionale ad ottenere una dimensione nazionale ampia. Qui sta il genio. Sentimenti destrorsi nel partito ci sono sempre stati, presunta superiorità rispetto a meridionali ecc, perciò, perché non sfruttare la brutta aria che tira nelle periferie conquistate da Forza nuova e Casapound, totalmente e colpevolmente abbandonate da una sinistra sempre più imborghesita che rifiuta il confronto con la sua origine popolare. Così nasce una tacita alleanza, tra la nuova Lega e la pancia fascionazionalista della nazione, giustificata dal fatto che fascismo, comunismo e chi più ne ha più ne metta sono retaggi del secolo scorso. Il cap. sta con chi come lui ha voglia di fare, non importa di che colore (ovviamente politico) sia. Dichiarazioni come “il fascismo è surreale”, stanno a rappresentare che il suo sguardo è rivolto al futuro, al nuovo che avanza. Beh sì al nuovo sì, ma appoggiandosi parecchio a chi guarda il vecchio e fa parecchio stretching col braccio destro il 28 Ottobre, al punto di non voler neanche aprire la polemica sul fatto che un libro-intervista su di lui è stato pubblicato da un editore dichiaratamente fascista “nell’unico senso possibile”, che è stato più volte colto con il dito nella marmellata, pardon il pugno sulla faccia, anzi no, la spranga a piazza Navona.

Alleanza fatta dunque, ora servono i temi, quelli da cui ricavare slogan lapidari, che uniscano sotto un solo obiettivo gli scontenti del paese. Quale miglior modo dunque, se non quello di parlare alla pancia, già, perché se quella brontola, il cervello va in ferie. Nasce così la guerra all’immigrato clandestino, ai rom che non vogliono integrarsi perché “rubbano”, alle ONG che sono in combutta con gli scafisti (smentita per altro dall’archiviazione per mancanza di prove dell’inchiesta della procura di Catania, guidata da Zuccaro), all’Europa dei tecnocrati che in combutta con la Germania vuole il male dell’Italia. Nasce così, dopo una gestazione rapidissima, la versione italiana del nazionalismo europeo, già diffuso in Grecia con Alba Dorata, e in Francia con i lepenisti, per non parlare della galassia nazionalista dell’est. Va riconosciuto al cap. però che ha ottenuto un risultato strabiliante, senza mai rispondere adeguatamente delle perplessità che destava la sua politica, soprattutto in materia economica, relegando questo argomento di capitale importanza alle discussioni da salotto dei professoroni di sinistra. Facendo passare l’opinione di esperti, contraria alla sua, come un attacco al suo elettorato accusato di non capire nulla da degli sbruffoni che usano parole difficili. L’Italia ha così il suo leader, che incarna le istanze della gente comune, che è “uno di loro”, destinato forse a dominare il panorama politico nazionale per molto tempo, inaugurando il salvinismo. Dopo le fulgide esperienze di berlusconismo e renzismo. Ah, non ci stanchiamo mai. Ahi serva Italia di dolore ostello.

Luca Simone

 

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