La trap non è solo superficialità e la filosofia di Izi ne è la dimostrazione

Intro, strofa e outro per una complessiva durata di circa due minuti, poche parole e tanti fatti. Izi, pseudonimo di Diego Germini, rapper cresciuto a Cogoleto in provincia di Genova, si è servito dell’ultima traccia del suo nuovo album Aletheia per trattare una moltitudine di concetti filosofici attui a spiegare la vera essenza del suo disco che, traducendo il titolo dal greco, significa verità. Esatto, nient’altro che verità, nulla a che vedere con droga, spaccio, prostituzione, vestiti costosi e soldi. Eppure la maggior parte dei beat sono fondamentalmente trap e nelle canzoni è molto presente l’autotune. Ma come, la trap non era solo immondizia musicale destinata a far cadere la cultura hip hop nella miseria? Non per forza, o almeno non è questo il caso.

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La traccia in questione che andremo ad analizzare prende il nome di Zorba. Ve lo ricordate? Parliamo di uno dei protagonisti de “La Gabbianella e Il Gatto”, film italiano in cui a seguito della morte della madre, una gabbianella cresce sotto gli insegnamenti del gatto Zorba. La madre della Gabbianella chiede prima di morire al gatto che la sua figlia impari a volare, e alla fine ci riuscirà.

Forse sono un uomo, forse sono forze

Volerò da solo, solo grazie a Zorba

Izi si pone in questa canzone quindi come “maestro di vita” capace di insegnare agli altri come vedere il mondo e come affrontarlo, come ha dimostrato in tutto il pezzo, soprattutto nell’intro.

Izi e il mito della prigione

Come abbiamo appena detto, l’intro è il fulcro concettuale del testo. Una sorta di discorso iniziale che lascia ad infinite interpretazioni, la dividiamo in tre parti:

Voi siete in prigione
E tutto ciò che potete desiderare, se avete del buon senso, è di evadere
Nessuno può fuggire dalla prigione senza l’aiuto di coloro che sono già fuggiti

Con una rivisitazione attualizzata del luogo, in questo caso una prigione, Izi rimanda chiaramente al mito della caverna di Platone. Il mito della caverna è il riassunto della filosofia platonica in quanto assume un forte significato in tutti gli ambiti: differenza tra mondo sensibile e iperuranio; missione del filosofo; idea di bene che sovrasta tutte le altre idee. Ci sono dei prigionieri che hanno sempre vissuto in una caverna sul cui fondo sono legati in modo da non potersi voltare. Fuori dalla caverna c’è un muro ad altezza uomo dietro al quale camminano persone che portano sulla testa statuette raffiguranti oggetti di vario genere, queste persone parlano e il loro eco rimbomba nella caverna. Dietro questi individui vi è un fuoco intenso che proietta nella parete della grotta davanti agli uomini legati le immagini degli oggetti.

Non avendo potuto vedere nient’altro, i prigionieri, osservando le ombre, pensano che questa sia la realtà. Uno di loro, però, si libera e si volta; vede perciò le statuette e si accorge che sono più reali delle ombre; poi esce dalla grotta, oltrepassa il muro e inizialmente è accecato dalla luce del sole. Poi si guarda intorno e vede “il mondo della natura” e nota che tutto è più vero degli oggetti che sono proiettati. Dopo essersi chiesto da dove proveniva la luce, si accorge che è il sole che dà significato a tutto, in quanto per Platone rappresenta l’idea del bene-bello.

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Invece di rimanere a contemplare in solitudine il sole e il mondo reale, cioè il bene e la verità, lo schiavo liberato decide di tornare nella caverna, per comunicare agli altri prigionieri ciò che ha visto e per aiutarli a liberarsi a loro volta della prigionia. I suoi occhi, però, faticheranno a riadattarsi al buio ed egli sarà deriso dagli altri schiavi, che si convinceranno che la luce esterna gli abbia rovinato gli occhi e quindi non gli crederanno. E alla fine, infastiditi dal suo tentativo di scioglierli e di portarli alla luce del sole, lo uccidono (è l’uccisione del filosofo: l’allusione a Socrate è evidente). Quindi Platone ricorda che l’impegno del filosofo verso i suoi simili è accolto il più delle volte con diffidenza, poiché chi ha raggiunto i più alti gradi della conoscenza fatica a tornare ad occuparsi delle cose ordinarie della vita: egli apparirà “ridicolo” a chi è immerso totalmente nella vita sensibile.

Eco Eracliteo e Pirandelliano

Tra le altre cose troviamo riferimenti anche a correnti di pensiero che non vengono però esplicitamente trattate da Izi, come fossero dei veri e propri echi.

Il più grande errore è credere che l’uomo abbia un’unità permanente

Un uomo non è mai uno, continuamente egli cambia

Raramente rimane identico, anche per una sola mezz’ora

Ordinariamente l’uomo vive semplicemente seguendo il flusso

Partiamo dal Pánta rheî, un celebre aforisma attribuito a Eraclito.

Ma cosa significa?

Pánta rheî è un’espressione tratta dalla filosofia greca per indicare che “tutto scorre”. Il compito dei filosofi di quest’epoca presocratica è cercare il principio dell’universo: Talete l’aveva individuato nell’acqua, Anassimene nell’aria, Eraclito lo vede nel fuoco, “un fuoco sempre vivente”. Eraclito è fisso su un’idea centrale, profondamente metafisica: l’essere è fluire, è processo. Il mondo consiste in un trasformarsi perenne, in un dissolversi e risolversi con ritmo incessante, con moto infaticabile. La realtà appare ad Eraclito in continuo divenire, in continua trasformazione.Tutto muta e passa da uno stato all’altro e il perpetuo fluire e trasformarsi della natura è il carattere distintivo della vita.

Eraclito descrive il mondo come un flusso perenne in cui tutto scorre, esattamente come le acque di un fiume: non ci si può mai bagnare due volte nella stessa acqua.

Si può inoltre percepire una lieve nota pirandelliana, si noti l’uso di termini come «unità» e «flusso».

 

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«Non c’è uomo, osservò il Pascal, che differisca più da un altro che da sé stesso nella successione del tempo. […] La vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d’arrestare, di fissare in forme stabili e determinate, […] [queste forme stabili] sono gli ideali a cui vorremmo serbarci coerenti. […] Ma dentro di noi stessi, in ciò che noi chiamiamo anima, e che è la vita in noi, il flusso continua, indistinto»

Il pensiero è esposto dall’autore nella seconda parte del saggio L’umorismo, quella teorica nel 1908.

Ispirazioni e suggestioni tra testi sacri e Gurdjieff

Come dice lo stesso Izi all’intervista rilasciata a All Music Italia, le suggestioni e le ispirazioni più importanti per lui sono state, oltre a testi sacri come Bibbia o Corano, gli scritti di Georges Ivanovi Gurdjieff.

Non è semplicemente addormentato, è completamente morto
Pochi esseri umani hanno un’anima, nessuno ha un’anima alla nascita
L’anima va acquisita, coloro che non ci riescono
Muoiono

La condizione fondamentale dell’uomo è il sonno, è addormentato e la sua coscienza ipnotizzata, confusa. Egli non sa chi è, una specie di macchina in cui tutto “succede”. Non ha controllo sui propri pensieri e crede di avere un ego unitario, mentre è frammentario in una moltitudine di centri che di volta in volta lo dominano; si illude di avere coscienza di sé e pensa di poter governare la propria vita, ma è una marionetta diretta da forze che ignora; trascorre l’intera esistenza nel sonno e muore nel sonno: questo è l’uomo per Gurdjieff.

Quando l’individuo incomincia a diventare cosciente di non essere padrone di se stesso, di vivere come uno zombie con il cervello annebbiato, ecco che si mette a considerare le varie strade che può percorrere per tentare di svegliarsi e il punto di partenza è la presa di coscienza della condizione disastrosa nella quale ci troviamo. L’essenza è la nostra parte più autentica e originale, mentre la personalità è qualcosa di costruito.

In poche parole, per il filosofo armeno la vita umana è ordinariamente vissuta in uno stato di veglia apparente, prossimo al sogno, e che l’uomo non nasce con un’anima, ma che la deve creare durante l’arco della sua vita, altrimenti «morirà come un cane».

Aletheia è una perla introspettiva

Contenuti nella maggior parte dei casi non può che significare qualità, e Izi è la dimostrazione che la nuova scena in Italia ha e avrà sempre ancora qualcosa da dire. Questo album ha la forza della verità, quella che ha dato la forza a Izi di divenire cosciente delle proprie paure e di riuscire a sconfiggerle.

Ma nonostante tutto i veri assi nella manica sono la consapevolezza e la filosofia che costantemente accompagnano l’ascoltatore nel viaggio di ἀλήθεια.

Gianmarco Marino

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