Il rapporto con la divinità: Devil e Maxie Zeus

La religione, in particolare il rapporto con Dio, è un aspetto difficilmente affrontato nel mondo dei comics: personaggi con tali poteri, sovraumani e ultraterreni, rasentano un livello divino, in alcuni casi lo incarnano addirittura!

Thor: figlio di Odino, Dio del Tuono e membro degli Avengers

E’ difficile trovare storie o archi narrativi in cui l’elemento divino-religioso sia presente, vuoi per una sorta di politically-correct, specialmente in produzioni molto vecchie (ricordiamo come nelle prime rappresentazioni Batman/Bruce Wayne fosse un fervente credente, ndr) vuoi perché è una dimensione che stride con la natura stessa della narrazione.

Al contrario, sono tematiche che la psicologia nei suoi rami più clinici e indagativi ha affrontato spesso e in modo approfondito. Forse per tale motivo, è qualcosa di riscontrabile solo in personaggi particolarmente “umani” o narrazioni psicologicamente profonde, grazie alla sapiente arte di autori che approfondiscono il vissuto psico-emotivo di personaggi che spesso vivono situazioni particolarmente stressanti dal punto di vista psichico.

Oggi approfondiremo il tema della Religione e del rapporto individuale con il Divino da un punto di vista psicologico, analizzando due personaggi estremamente differenti, che dunque vivono queste dinamiche da punti di vista opposti: il “Diavolo di Hell’s Kitchen“, Matt Murdock a.k.a. Daredevil (Marvel), nel ciclo “Diavolo Custode” ad opera di Kevin Smith e Joe Quesada, e Maxie Zeus, avversario di Batman (DC Comics), nell’allucinante graphic novel “Arkham Asylum“, di Grant Morrison e Dave McKean.

Il Cavaliere Oscuro e l’Uomo senza Paura!

DAREDEVIL: “DIAVOLO CUSTODE”

La trama di “Diavolo Custode” e il taglio con cui si sviluppa è particolarmente cinematografico, ed il merito è tutto di un peso massimo della regia come Kevin Smith (“Clerks“, “In cerca di Amy“, “Dogma“, per citare alcuni dei lavori più celebri): Matt Murdock, che sta provando a rimettere la sua vita a posto dopo una serie di avvenimenti negativi che lo hanno coinvolto e perciò in piena crisi spirituale, riceve la visita di una giovane adolescente, a conoscenza della sua identità e che gli affida un bambino, nato secondo Immacolata Concezione, e che annuncia come il nuovo Messia.

L’infante è però ricercato anche da una misteriosa organizzazione, che sostiene invece la natura malefica e dunque la pericolosità del bambino: egli sarebbe infatti l’Anticristo apocalittico, che causerà la fine del mondo.

Inizia per Devil una ricerca della verità, che lo porterà a scontrarsi con le sue credenze interiori e con il suo passato ancora aperto, fino ad un tragico colpo di scena ed un finale inaspettato.

Guardian Devil – Part I (1998)

Il merito dell’introduzione della tematica religiosa nell’universo di Daredevil è da attribuire a Frank Miller, autentico fuoriclasse del fumetto che la introduce e la sviscera negli anni ’70: Matt Murdock, il bambino, l’uomo, nasce e cresce in una famiglia cattolica e questo fa sì che la religione sia parte integrante della sua vita sin dall’infanzia; il rapporto tuttavia è sempre stato controverso: da avvocato di giorno e da vigilante di notte, Matt si domanda spesso come possa un Dio buono e misericordioso permettere tutta la malvagità e la corruzione che egli vede, come possa rovinare gente buona, come Karen Page, grande amore di Devil, ex-giornalista caduta nel baratro della pornografia e della tossicodipendenza, e innalzare feccia come Wilson Fisk, conosciuto come Kingpin, “lo Zar del Crimine”, boss incontrastato di tutta la criminalità di New York;

La fede di Matt subisce un colpo durissimo quando scopre come la madre, mai conosciuta e da sempre ritenuta deceduta, sia in realtà viva e sia una suora in un convento di Hell’s Kitchen, quartiere degradato e casa di Matt, nonché terreno di caccia di Devil, con il nome di Suor Maggie.

Maggie Murdock si rivelerà personaggio importante nello svolgersi della trama di “Diavolo Custode”

La crisi mistica di Matt è la risultante naturale di un conflitto interiore, tra vissuto esperenziale e introiezione di una norma (in questo caso, di un credo), la quale, data l’esposizione precoce durante l’infanzia, si è radicata nel profondo dell’eroe; i principi cattolici con cui è cresciuto e che ha sempre usato come bussola morale e comportamentale si rivelano insufficienti per la realtà che l’avvocato di Hell’s Kitchen esperisce e collidono anzi con la missione che porta avanti ogni notte, sotto l’identità di Devil (quale ironia…): Matt si rende conto che le vie legali, a New York, hanno potere limitato, e che è allora necessario esulare da essa, ricorrendo anche a vie poco ortodosse e violente, le quali però non coincidono con il suo credo religioso.

“Guardian Devil” offre continui richiami all’impossibilità riconciliatoria di Matt con Dio e la religione, come sagacemente evidenziato in queste vignette

Questa impossibilità di una sintesi unitaria, questa spaccatura etico-comportamentale che Matt vive regolarmente è causa di disagio, e nella storia in analisi è leitmotif e perno centrale del suo svolgersi: la dimensione messianica che la vicenda assume, unitamente alla discussione etica interiore che il protagonista sta vivendo, mette in crisi lo Scavezzacollo di Hell’s Kitchen e lo porterà ad un passo da gesti pericolosamente estremi.

Guardian Devil – Part V (1999)

 

“ARKHAM ASYLUM : A SERIOUS HOUSE ON SERIOUS EARTH”

Arkham Asylum” è un opera onirica: quello che Morrison ha ideato e che McKean ha disegnato è qualcosa di più simile ad un film muto che ad una storia supereroistica tradizionale.

L’azione è pressoché nulla, la presenza di Batman (seppur in ruolo da protagonista) è messa in secondo piano e la matita di McKean disegna figure evanescenti, umanizzate, rovinate: il protagonista della storia è Arkham, il famigerato manicomio di Gotham City, casa dei più pericolosi e folli criminali della città.

La trama del romanzo grafico è piuttosto semplice: il manicomio è caduto in mano ai suoi internati in seguito ad una rivolta, facendo ostaggio dei suoi dipendenti e dei civili. In cambio della loro liberazione, Joker, leader degli psicopatici riottosi, chiede Batman; il Cavaliere Oscuro si ritroverà allora dietro le linee nemiche, solo ed isolato, potendo contare solo su sé stesso e sulla propria astuzia per riuscire a fuggire e riprendere il controllo di Arkham.

Batman varca le porte di Arkham

La trama è pretestuosa: il romanzo si snoda tra la storia del creatore del manicomio, Amadeus Arkham, e quella degli attuali pazienti, le cui psicosi e problematiche mai come ora sono state così realisticamente restituite: l’atmosfera che emerge è angosciante, opprimente, tutto è marcio, malato, disturbante.

Il disagio di Due Facce viene mostrato in tutta la fragilità: a causa di una terapia realizzata per liberarlo dal giogo decisionale della sua famosa moneta, sostituita con un mazzo di 88 carte, l’ex Harvey Dent si trova in uno stallo decisionale e non è in grado nemmeno di prendere la decisione sull’usare il bagno per espletare i suoi bisogni

Tra di essi, oltre ad un Clayface devastato dall’AIDS e un Cappellaio Matto pericolosamente vicino alla pedofilia, Batman incontra un altro personaggio stravolto dalla matita decadente di McKean: Maxie Zeus.

Egli è un villain (uno dei cattivi) minore nelle classiche storie di Batman, un ex professore di storia antica impazzito e dedicatosi al crimine dopo essere stato lasciato dalla moglie.

Maxie Zeus nella sua rappresentazione classica

Nella versione di “Arkham Asylum“, Maxie è notevolmente più debole, smagrito, invecchiato; è direttamente collegato alla macchina dell’elettroshock, da cui riceve continuamente scariche elettriche; identificandosi non soltanto con la divinità greca omonima, ma con un Dio supremo, ermafrodita, offre al Pipistrello i suoi escrementi, sua “carne e sangue”, come segno della sua potenza divina.

Maxie Zeus soffre di quello che in psicopatologia e psichiatria è chiamato delirio mistico, o disturbo delirante religioso.

Il delirio è l’aspetto principe, nonché il più comune, dei disturbi del contenuto del pensiero, ovvero problematiche nel normale flusso e concatenazione dei pensieri (e spesso di conseguenza del linguaggio): il personaggio in questione mostra, nello specifico, quello che in psicologia è chiamato perseverazione, ovvero la ripetizione, continua, stereotipata, degli stessi concetti, idee o parole già enunciati; nel nostro caso, si traduce nell’insistenza continua sull’identificazione con la divinità.

Jaspers definiva il delirio come “giudizi patologicamente falsi“, identificandone tre criteri necessari: l’estrema convinzione e certezza soggettiva, l’impermeabilità al cambiamento anche di fronte a prove schiaccianti e l’impossibilità o persino la totale falsità del contenuto delirante.

Particolarmente saliente nella definizione di delirio è anche la struttura auto-centrica del delirio: il suo contenuto si incentra sul soggetto patologico, che è di fatto allo stesso tempo oggetto e soggetto di esso; egli è costantemente al centro del pensiero delirante.

A differenza di altre forme patologie psichiche, un soggetto delirante mantiene solitamente una normale facoltà relazionale ed una certa razionalità (dipendentemente dal contenuto del delirio e dalla gravità del disturbo delirante).

Il delirio mistico inquadra un tipo di disturbo delirante (o paranoia) di tipo megalomaniaco, il disturbo delirante religioso: il soggetto che ne è affetto può credere di comunicare direttamente con Dio usando la telepatia, o di essere un messaggero divino agendo dunque come tale; nei casi più gravi, può emergere un’identificazione con la divinità o la credenza di esserne la reincarnazione (come nel caso di Maxie).

 

 

Marco Funaro

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