Il “Non ci sto” di Herbert Marcuse e Fabrizio de Andrè

Alla fine della seconda guerra mondiale la voglia di rinnovarsi e di non ripetere gli stessi errori era forte. Con uno sguardo attento al passato un’intera generazione aveva l’esigenza di costruirsi un futuro diverso a partire dalle macerie.

“Una vita autentica è quella che si ricerca, libera dall’odio delle maschere false che la società stessa impone all’individuo di indossare”.

Herbert Marcuse.

Eros e civiltà di Herbert Marcuse:

Nel 1955 Herbert Marcuse pubblica ‘Eros e civiltà‘, opera in cui affronta il problema del rapporto uomo/natura. Marcuse identifica la natura istintiva dell’uomo con la pulsione sessuale, la cui repressione è inevitabile per la sopravvivenza del sistema sociale. Individua quindi nella repressione e nella nevrosi, il prezzo che la civiltà ci fa pagare per vivere in un mondo più sicuro, facendoci vivere in un costante disagio. Marcuse però ritiene che non sia la civiltà in quanto tale ad essere repressiva, ma solo quel tipo di civiltà autoritaria e classista nella quale viviamo. Emerge quindi a questo punto la cosiddetta, ‘repressione addizionale‘ e cioè, quel tipo di pulsione che la società industriale avanzata e la società tecnologica richiede agli individui di reprimere più di tutte, quella erotica, che risulta essere inoltre una delle più forti, stando alla base del concetto stesso di vita. Pertanto, è impossibile da annientare e la sua potenza deve essere perciò sublimata in altre sfere dell’esistenza che non appartengono alla sessualità, ma che sono finalizzate allo sviluppo produttivo della civiltà stessa. Il prezzo da pagare allora sarà un’esistenza repressa e infelice ma con tutti gli agi di un mondo in completa sicurezza, progredito e benestante.

 

Le mobilitazioni studentesche del ’68:

Il concetto di rinascita interiore era il propellente che alimentava le masse operaie e studentesche. L’eccitazione creativa che domina la ricerca artistica rispondono tutte al bisogno più generale di liberazione dei sensi, che appare necessario per rifondare una società migliore e rinnovata. Non è un caso infatti che “Eros e civiltà”, sia uno dei testi più letti dai movimenti studenteschi tra gli Stati Uniti e l’Europa degli anni Sessanta e Settanta. Anche in Italia prendeva piede questo fenomeno socio-culturale che aveva come colonna sonora il cantautorato italiano, il quale si proponeva a dare il via a queste contestazioni e si faceva portavoce di un’intera generazione.

 

 

De André e il concept album: “Storia di un impiegato”:

Storia di un impiegato esce in un decennio caldo, in cui la musica era uno dei mezzi principali che permettevano alle classi operaie e studentesche di trovare una corrispondenza biunivoca tra loro e i cantautori. Anche se il Faber è una continua scoperta, cioè che col tempo nella sue canzoni si colgono sfumature che inizialmente si hanno difficoltà a pizzicare, con quest’album ha voluto prendere una forte posizione a favore delle contestazioni del ’68, aprendo in qualche modo gli occhi a chi “prendeva per buone le verità della televisione“.

Canzone del maggio‘,

“E se credete ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte: per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”. 

   Fabrizio de André.

Immagine di @someonecalledruben – clicca per visualizzare profilo Instagram

 

La storia dietro l’album:

Questa canzone è una sorta di introduzione a quello che, nel vocabolario musicale, viene definito: “concept album” e cioè, un disco in cui tutte le canzoni sono legate insieme tra loro come i capitoli di un romanzo, in cui il protagonista è un impiegato trentenne, dedito come molti lavoratori della sua categoria, molto più alle piccole faccende quotidiane e familiari che ad una visione più ampia degli infiniti sentieri della vita. Tuttavia nel brano ‘La bomba in testa‘, si intuisce come quest’impiegato fino ad allora disinteressato alle lotte di classe che dilagavano in italia in quel periodo, cominciava a chiedersi per quale motivo dei ragazzi poco più giovani di lui, invece di adagiarsi ad una vita serena, costellata di frasi fatte e di un posto di lavoro sicuro, si fossero lanciati in una rivolta così feroce e, quasi certamente, condannata alla sconfitta. Si rese conto quindi, di trovarsi a far parte di quella schiera di persone che gli studenti contestavano, inchiodato al suo piccolo mondo borghese e ad una vigliaccheria dovuta alla sottomissione automatica che il potere impone quando tu lo accetti. La conclusione dell’album vede l’impiegato finire in carcere dopo aver distrutto, come ci racconta un altro suo estratto ‘Il bombarolo‘, invece del parlamento, un’innocua edicola. Anche dalla prigione però, egli tenta, ancora una volta la rivoluzione di massa. I carcerati tutti insieme si ribellano ai secondini simbolo di quel potere al quale non hanno mai voluto omologarsi.

“Se fossi stato al vostro posto… ma al vostro posto non ci so stare”.

Fabrizio de André.

Il sistema da combattere è più forte di prima:

Dare ascolto a queste due grandi figure ci fa capire come quel sistema al quale entrambi volevano in qualche modo mettere fine, è sopravvissuto ed è anche con tutta probabilità più forte di prima. Siamo cresciuti con l’idea secondo la quale il dovere deve essere ad ogni costo messo sempre al primo posto rispetto al piacere, in un sistema che ci vuole vedere sempre più ingranaggi e meno masse di individui consapevoli che la nostra esistenza non si dovrebbe quasi interamente incentrare sull’incremento di un illusorio progresso sociale. Probabilmente avremmo dovuto lasciarci andare all’ideale di una società libera basata sull’Eros e invece abbiamo preferito rifugiarsi in una realtà fittizia, fatta di sicurezze evitando un salto nel vuoto che forse avrebbe potuto rendere il mondo un posto migliore.

Roberto Meli

 

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