“Non sono un uomo facile”: quando Don Giovanni diventa la preda

Quando il cinema francese si serve di un ‘dongiovanni’ un po’ sbadato per proporre un’importante riflessione sulla discriminazione di genere.

Scena di una rappresentazione teatrale del “Don Giovanni” di Moliere.

Cosa succederebbe se, un giorno, un ‘dongiovanni’ si ritrovasse in un mondo dominato da donne? “Non sono un uomo facile” lo racconta facendo ridere ma anche riflettere sulla discriminazione di genere.

La tradizione del Don Giovanni

Don Giovanni Tenorio è un famosissimo personaggio del teatro e della letteratura europea di cui si parla in oltre cinquecento opere tra teatrali, liriche, letterarie e cinematografiche. Reso celebre da autori quali Moliere e W. A. Mozart, Don Giovanni nasce in realtà in Spagna nella commedia di Tirso de Molina  intitolata “L’ingannatore di Siviglia e il convitato di pietra” (titolo originale El Burlador de Sevilla y convidado de piedra). Egli assume caratteristiche differenti in base all’interpretazione dell’autore e all’opera presa in considerazione ma, a grandi linee, è un libertino che passa il tempo a sedurre donne, specialmente vergini o sposate, e a doversi poi scontrare con i rispettivi uomini. Coraggioso, audace e incosciente, non rispetta nessuna legge umana o divina e si pone come unico obiettivo il perseguimento dei piaceri della vita. Nel linguaggio quotidiano, infatti, un ‘dongiovanni’ è un uomo visto come seduttore di donne e corteggiatore irresistibile proprio come Damien, protagonista della commedia romantica francese “Non sono un uomo facile”, diretta da Éléonore Pourriat ed uscita il 13 aprile 2018 sulla piattaforma di Netflix. Egli è, appunto, un abile seduttore, scapolo e sciovinista, che ha grande successo sia a lavoro che nella vita privata, e che gode di tutti i vantaggi di una società patriarcale. Un giorno però, mentre è intento a fare degli “apprezzamenti” nei confronti di due ragazze per strada, Damien sbatte la testa e si ritrova in un mondo dominato da donne: è lui adesso a ricevere apprezzamenti attraversando la strada o che è costretto a rispettare determinate regole,  per rientrare in quelle gabbie chiamate comunemente stereotipi, così da essere accettato e apprezzato dalla società femminile.

Scena tratta dal film “Non sono un uomo facile” in cui, nel mondo parallelo, Damien è costretto a farsi la ceretta.

La donna depilata, segretaria, moglie, ballerina, mamma e poi?

Una delle particolarità del film è la sua capacità di mettere in evidenza, grazie alla tecnica del ribaltamento, moltissime idee, pregiudizi e stereotipi fortemente impregnati di maschilismo, a cui di solito non facciamo neanche caso, in quanto essi intaccano determinate caratteristiche comportamentali o determinate situazioni che, ancora oggi, sono ritenute normali per il suo genere di appartenenza.
Moltissimi sono, ad esempio, i riferimenti alla discriminazione di genere da un punto di vista meramente estetico, dal momento che si affrontano tematiche quali la chirurgia estetica, l’abbigliamento e la depilazione. In merito a quest’ ultimo tasto dolente, c’è una scena del film piuttosto buffa ma che fa molto riflettere in cui, nel mondo parallelo ‘femminista’, Damien sta per avere un rapporto con una donna. Quando quest’ultima va per sbottonargli la camicia, si blocca, dopo aver notato che il petto dell’uomo non è depilato ed inizia, quindi, a dire frasi del tipo “ma sei una scimmia”, “no così non riesco a toccarti mi blocco”, “mi fa schifo” che, in generale, sono le reazioni della maggior parte dei ragazzi alla vista di una donna non depilata.
Ma continuando ancora sulla discriminazione di genere, questa volta sul lavoro,  si può benissimo fare riferimento alla proposta di Damien, apprezzata dagli uomini del suo team lavorativo e ritenuta disgustosa e profondamente maschilista dall’unica donna presente nella sala, di inventare un’app chiamata ‘pisellometro’ che ha come scopo quello di registrare tutte le prestazioni sessuali del soggetto possedente l’applicazione, in maniera tale da “tenere il conto” e confrontare i rendimenti dei vari anni. Essa è, inoltre, provvista di un grafico a torta in cui ogni fetta è occupata da una donna con caratteristiche diverse, tra i tanti stereotipi proposti dagli uomini (asiatica, bionda, rossa ecc…), così da vedere con quale ‘tipo’ di donna si hanno più prestazioni. Nel mondo parallelo governato dalle donne, però, è Damien ad essere l’unico uomo nel team lavorativo, mentre tutti gli altri sono dei semplici segretari, e proprio la donna che aveva criticato il suo progetto maschilista è adesso il capo del suo ufficio che boccia la sua idea in favore del “vulvometro”.
Un altro tasto dolente è, ad esempio, l’idea che una donna debba necessariamente ‘sistemarsi’ al più presto con un uomo che, magari, la mantenga pure! Questo è infatti il motivo del litigio che Damien ha con il padre nel mondo parallelo: l’essere un uomo single che non ha ancora trovato una moglie da cui dipendere.
Ma si parla anche di sport: di solito si dice che il calcio sia un sport per ragazzi, la danza per le ragazze e così via con una serie di elenchi ben distinti in cui gli sport vengono divisi e classificati per genere di appartenenza; nel mondo parallelo, in cui tutto è al contrario, è il figlio dell’amico di Damien a fare danza, così come è lui che, alla richiesta di soldi per comprare delle salviette igienizzanti, riceve dalla madre la riposta “chiedi a tuo padre, sono cose da maschi” come chiaro riferimento alle classiche riposte dei padri alle domande “scomode” delle figlie sull’ancora oggi (in parte) tabù delle mestruazioni.
Sono perciò anche queste piccole cose, queste amare verità a cui non facciamo caso, che rendono le donne ancora oggetto di discriminazione di genere.

Scena tratta dal film “Non sono un uomo facile” in cui è in atto una manifestazione ‘maschilista’ per la parità dei sessi nel mondo dominato dalle donne

Femminismo e maschilismo: due contrari speculari?

Credo sia importante, però, porre l’attenzione sul concetto di femminismo e maschilismo e, in particolare, sull’uso dei due termini nella commedia. La regista decide di metterli sullo stesso piano ma, in realtà, sono davvero la stessa cosa? Certamente no: mentre il primo propone infatti l’uguaglianza tra l’uomo e la donna, il secondo schernisce il sesso femminile considerandolo inferiore e riducendolo al ruolo di “protettore del focolare”. È probabile, dunque, che questa imprecisione sia funzionale all’enfatizzazione della denuncia sulla discriminazione di genere che, alla fine del film, viene “ampliata” anche al sesso maschile: non si risparmia il supplizio neanche alla scrittrice Alexandre, il ‘dongiovanni’ del mondo parallelo che seduce Damien solo per fini utilitaristici e che, ad un tratto, si ritrova in quello patriarcale della sua preda. Nessuna delle due società proposte nel film è perciò quella ‘giusta’, dal momento che entrambe sono ricche di disuguaglianze nei confronti dell’uno o dell’altro sesso.

Flavia Lauriola         

 

 

 

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