Il Giro d’Italia e le Olimpiadi: il significato dello sport nella storia

Che significato hanno i grandi eventi sportivi come il Giro d’Italia e le Olimpiadi?

Giro d’Italia

Più di un secolo fa nasceva una delle più importanti corse ciclistiche, più di due millenni fa nascevano le Olimpiadi. E’ giusto e doveroso ricordarle e analizzarne la storia.

Tre, due, uno… Via!

Erano quasi le tre del pomeriggio del 13 maggio 1909 quando per la prima volta nella storia partì il Giro d’Italia. A vincere quella prima tappa fu Dario Beni, che vinse anche l’ultima, con la Bianchi. Il premio per il vincitore della competizione consisteva in 25.ooo lire e la gloria.

Scalpitante per organizzare un simile evento era anche il Corriere della Sera, ma la Gazzetta dello Sport riuscì ad anticiparlo aggiudicandosi il Giro, che da quell’anno in poi verrà associato al colore rosa, lo stesso della Gazzetta. In un’Italia poco appassionata di sport e dove poche migliaia di persone praticano uno sport, il quotidiano sportivo riesce a creare nuovi miti, ovvero il miglior modo per far sì che la gente si interessi di qualcosa.

Con l’avvento degli anni ’30 giungono migliorie fondamentali e ancora oggi visibili. Nel 1931 viene introdotta la Maglia Rosa (indossata per primo da Learco Guerra) con l’intenzione di simboleggiare il capolista della classifica. Due anni dopo venne introdotto il Gran Premio della Montagna, ovvero quattro tappe dove i corridori avrebbero dovuto affrontare delle salite. Ma il meglio doveva ancora arrivare…

Coppi e Bartali

I grandi protagonisti

Nel secondo dopoguerra si accende la rivalità fra Fausto Coppi e Gino Bartali, due fra i più forti ciclisti di sempre che fecero appassionare e scontrare milioni di italiani. Si crearono presto due fazioni pacifiche e sportive: chi tifava per l’uno e chi per l’altro. Era letteralmente impossibile rimanere indifferenti.

Il periodo successivo vide numerose vittorie di atleti stranieri, primo fra tutti il belga Eddy Merckx, detto il Cannibale, che vincerà ben cinque Giri in sette anni. A competere con lui e a regalare gioie al popolo italiano ci pensa Felice Gimondi, che vinse ben tre volte il torneo.

Gli anni Ottanta  sono invece dominati da due italiani, Giuseppe Saronni e Francesco Moser, con l’intruso francese Bernard Hinault (che partecipò tre volte vincendo sempre). Nel decennio successivo vinsero molti stranieri ma, il Pirata, Marco Pantani, riuscì a trionfare nel 1998, e prima di lui Ivan Gotti. Per i seguenti undici anni il primo in classifica sarà sempre tricolore. Nel nuovo millennio vengono affettuosamente ricordati tre ciclisti italiani capaci di vincere il Giro: Ivan Basso (2006 e 2010), Michele Scarponi (2011) e Vincenzo Nibali (2013 e 2016).

Ormai abituati a seguire questo grande evento sportivo a maggio, risulta sicuramente strano vedere girare i pedali e scattare i velocisti ad ottobre. Anche se il Giro sarà sempre il Giro.

 

Giro e Olimpiadi, due poli sportivi

Una storia simile è quella delle Olimpiadi. Nate nel 776 a.C. come piccolo evento sportivo locale sono diventate oggi il principale e più importante momento di sport. Come qualsiasi cosa dell’antichità era riservata alle classi più abbienti, che potevano permettersi di non lavorare e di allenarsi, ed era legata a doppio filo con la guerra e la religione. Si svolgevano in onore di Zeus ed erano in grado di mettere in pausa i combattimenti ( la cosiddetta tregua olimpica).

Sepolte sotto macerie e veti di imperatori, le Olimpiadi suscitarono l’interesse di un barone francese, Pierre de Coubertin. Il nobile accusava i concittadini di non praticare abbastanza attività fisica, tanto da indicarne la causa per la sconfitta nella guerra franco-prussiana del 1870-71, e si poneva l’obiettivo di far sfogare i giovani europei negli sport piuttosto che nella guerra. Dopo vari tentativi falliti riuscì a organizzare le prime Olimpiadi dell’era moderna, che si svolsero ad Atene nel 1896.

Il Novecento ci ha poi regalato momenti indimenticabili per lo sport e atleti straordinari, come Jesse Owens, ma anche futile propaganda e pericolosi boicottaggi, infatti nel 1956 ai Giochi Olimpici non parteciparono Paesi Bassi, Spagna e Svizzera per protestare contro l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Unione Sovietica.

Ad oggi, sia il Giro d’Italia che le Olimpiadi, rappresentano due poli sportivi importantissimi, intrisi di storia e passione, capaci di far sognare i bambini e di far esaltare gli adulti.

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