I Trattati di Roma e i Padri Fondatori sono l’alba dell’Unione Europea

Cosa ha portato alla creazione dell’Unione Europea? Quali sono stati i primi passi ed i primi sostenitori?

Capire le motivazioni che hanno spinto grandi statisti a promuovere questo progetto ci aiuta a prendere la strada giusta, a gestire bene il futuro di quella che pare una traballante unione.

Un nuovo inizio

Il 25 marzo 1957, a Roma, ha avuto luogo un evento storico, che vive ancora oggi. Non so dire se quel giorno di primavera piovesse o se ci fosse un cielo limpido, ma so per certo che c’era consapevolezza nelle menti di chi si apprestava a firmare i Trattati di Roma. All’interno della sala degli Orazi e Curiazi, in Campidoglio, un piccolo gruppo di dodici persone rappresentava ciascuno il proprio paese nel progetto che avrebbe determinato il futuro dell’Europa.

Segni e Martino (Italia), Pineau e Faure (Francia), Adenauer e Hallstein (Germania Ovest), Spaak e d’Oppuers (Belgio), Luns e Homan (Paesi Bassi), Bech e Schaus (Lussemburgo) hanno dato ufficialità alla nascita di due importanti organismi: la CEE (Comunità Economica Europea) e la CEEA (Comunità Europea dell’Energia Atomica), detta anche EURATOM.

In realtà un accordo fra paesi europei esisteva già dal 1950, ma riguardava soltanto il carbone e l’acciaio (CECA), ma fu grazie alla passione e alla volontà di alcuni statisti che si è arrivati ai trattati del 1957.

De Gasperi, Adenauer, Schuman

I padri fondatori

Come per ogni decisione importante, anche in questo caso c’erano due correnti di pensiero: chi voleva realizzare un forte spirito europeo e promulgare una Costituzione europea superiore a quelle nazionali, e chi, con più moderazione, parlava di parziali cessioni di sovranità nazionali. Come è facile intuire, per paesi che si erano appena fatti la guerra, era più facile optare per la seconda strada. E così è stato.

Un ruolo da protagonisti lo hanno giocato coloro che vengono chiamati i “padri fondatori” dell’Unione Europea, ovvero De Gasperi, Adenauer, Schuman. Questi tre abili statisti sono accomunati da tre fattori: sono cattolici, sono nati in zone di confine, hanno vissuto le due guerre mondiali. Ecco allora che si spiega la loro volontà di rafforzare economicamente e politicamente il vecchio continente.

I Trattati di Roma prevedevano l’istituzione di un’Assemblea parlamentare composta da 142 deputati, l’eliminazione di dazi doganali, l’introduzione di politiche comuni in ambito agricolo e dei trasporti, la creazione di un Fondo sociale europeo e l’istituzione della Banca europea degli investimenti.

Insomma era chiara la volontà di creare un “mercato comune” che permettesse la libera circolazione di persone, servizi, merci e capitali.

Gli attuali Stati membri dell’UE

I passi successivi

Negli anni Settanta e Ottanta si aggiungono alla Comunità Europea la Danimarca, l’Irlanda, il Regno Unito, la Grecia, la Spagna ed il Portogallo.

Il 7 febbraio 1992, venne firmato il Trattato di Maastricht, che introduceva i Tre pilastri. Il primo riguardava l’unione economica e monetaria, il secondo l’istituzione di una politica estera comune ed il terzo prevedeva la cooperazione in ambito giudiziario. Questo comportò l’uso della moneta unica ( chiamata EURO), anche se ad oggi solo 19 paesi su 27 la utilizzano.

Il 13 dicembre 2007 venne stipulato il Trattato di Lisbona, con cui nasce la moderna Unione Europea, vengono aboliti i Tre pilastri, e si consegnano al Parlamento Europeo più poteri legislativi, quindi anche i cittadini europei acquistano “potere decisionale”.

La storia dell’Unione Europea è un crescendo di unità e collaborazione, ma tutto ciò si sta perdendo negli ultimi anni. L’indecisione e la debolezza mediatica dell’organismo stanno facendo tentennare vari paesi, come ha dimostrato il Regno Unito, che ha addirittura abbandonato il progetto. Se questo passo indietro degli inglesi dovesse mostrarsi efficace, altri paesi membri potrebbero accarezzare l’idea di abbandonare l’Unione, indebolendola. C’è quindi bisogno di più sicurezza nelle decisioni, e il coraggio di imboccare una strada comune e seguirla fino in fondo.

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