Horizon Zero Dawn: cosa c’entrano i dinosauri-robot con l’ecofemminismo?

La storia e l’ambientazione di un videogioco ci danno delle importanti riflessioni sulla natura e sulle questioni di genere che possono essere meglio colte alla luce del movimento dell’ecofemminismo

(Fonte: Game Legends)

Ambientato in un mondo post-pot-apocalittico, Horizon Zero Dawn ci fa impersonare Aloy: una ragazza che passa il suo tempo a cacciare dinosauri-robot. Come si spiegano l’organizzazione delle società di questo mondo, l’esistenza stessa di queste strane creature e la scelta di avere una protagonista femminile? Per rispondere dobbiamo rivolgerci all’ecofemminismo.

Che cos’è l’ecofemminismo?

L’ecofemminismo è un movimento che ha come obbiettivo quello di indagare le intersezioni in primis tra l’ambientalismo e il femminismo, ma anche con l’animalismo, il movimento queer e in generale tutti quei movimenti che lottano contro le diseguaglianze sociali. La premessa di fondo dell’ecofemminismo è che sessismo, naturismo (ovvero il dominio sulla natura), razzismo, specismo e classismo sono dei sistemi di oppressione che si sostengono a vicenda e si fondano sulla stessa ideologia. Un’ideologia tipicamente maschilista e patriarcale che comincia col dividere in modo dicotomico il reale (tecnologia e natura, uomo e donna, essere umano e animale, bianco e nero …) per poi postulare una gerarchia valoriale che giustifica il dominio della parte ritenuta superiore su quella ritenuta inferiore. Alcune autrici considerano l’ecofemminismo come la terza ondata del femminismo che non si limita alla rivendicazione di pari diritti economici e politici (prima ondata) o all’affermazione della cultura femminista come alternativa a quella maschilista (seconda ondata) ma in senso più generale come una rivendicazione di tutto ciò che la società patriarcale e capitalistica ha finora rigettato.

Una tipica rappresentazione visuale dell’ecofemminismo (Fonte: Rebootmag)

Che cosa c’entra Horizon Zero Dawn?

Horizon Zero Dawn è un videogioco action-RPG open-world sviluppato da Guerrilla Games e pubblicato da Sony nel 2017 in esclusiva su PS4, ha ricevuto numerosi premi e ancora oggi è considerato uno dei migliori giochi di questa generazione. Ma che cosa c’entra un videogame dove passi la maggior parte del tuo tempo a cacciare dinosauri-robot con l’ecofemminismo? Molto, a dirla tutta, perché Horizon Zero Dawn oltre ad avere un gameplay e una grafica spettacolari offre attraverso la sua ambientazione e la sua storia degli interessanti spunti di riflessione sulla natura e sulle questioni di genere che possono essere meglio intesi solo alla luce del movimento dell’ecofemminismo. In questo senso questo videogioco sfrutta al meglio sia le possibilità dell’open-world sia l’utilizzo di una protagonista femminile (Aloy), scelta che viene ancora percepita come rischiosa nell’industria dell’intrattenimento e in particolare nell’ambito videoludico.

Un esempio delle bellissime ambientazioni presenti nel gioco (Fonte: Playstation)

Un mondo post-post-apocalittico

Cominciamo dall’ambientazione: il gioco si svolge in uno scenario post-apocalittico, un migliaio di anni dopo che la Terra è stata distrutta da una catastrofe ecologica (causata dagli uomini). Ma la cosa interessante è che non troviamo le solite lande desolate o città in rovina ma una natura forte e rigogliosa popolata da gigantesche macchine che ci ricordano alcuni animali (alcuni esistenti altri estinti), per questo possiamo definire l’ambientazione “post-post-apocalittico”. Queste macchine sono diventate la specie dominante, mentre gli esseri umani sono tornati ad uno stato “selvaggio”: sono organizzati in piccole tribù molto legate alla religione e (in molti casi) organizzate secondo un sistema matriarcale. Questi nuovi uomini hanno una percezione (per noi) peculiare del mondo che li circonda: considerano quelle specie di dinosauri-robot come degli animali a tutti gli effetti (tanto che li cacciano e usano le loro parti come materiali da costruzione), mentre le tecnologie degli “Antichi” (ovvero noi) sono o adorate come divinità o percepite come qualcosa da cui stare alla larga. Questo confondere le distinzioni tra tecnologia e natura, matriarcato e posizioni di potere, AI e animale è precisamente un’operazione che sfida le divisioni dicotomiche contro cui l’ecofemminismo si batte.

Aloy, la protagonista di Horizon Zero Dawn (Fonte: Gametimers)

Aloy, un’eroina ecofemminista

Il filone ecofemminista emerge con ancora maggior forza se analizziamo Aloy, la protagonista di Horizon Zero Dawn. Anzitutto per come è rappresentata, infatti non è né l'”oggetto del desiderio”  né “una versione femminile” del protagonista maschile ma semplicemente è una persona, con le sue caratteristiche uniche e peculiari. Il suo status di donna non è un tratto che le viene rinfacciato o che costituisce per lei un’ostacolo, al contrario questo ruolo lo svolge il suo status di emarginata in quanto orfana di madre. Secondariamente, la storia di Aloy tanto nel suo sviluppo personale che globale la rende senza dubbio un’eroina ecofemminista. La sua storia personale è appunto quella della ricerca di sua madre, delle sue origini e in questa importanza data alla maternità emerge nuovamente il lato femminista di Horizon Zero Dawn. Sul lato globale, in cui Aloy deve prima scoprire il mistero del come il mondo sia arrivato nello stato in cui è e poi evitare che venga nuovamente distrutto da una nuova catastrofe ecologica, ritroviamo il lato ecologista. Questi due livelli narrativi si incrociano continuamente, anzi possiamo dire che costituiscono la stessa narrazione, e in questa intersezionalità tra femminismo e ambientalismo non possiamo non vederci l’anima dell’ecofemminismo.

Per approfondire si consiglia la visione di questo video, trovate anche la trascrizione su questo sito.

Benjamin Cucchi

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