Dal favoloso mondo di Amélie a Thomas Hobbes: l’uomo è egoista o altruista?

Da Amélie a Thomas Hobbes: due modus vivendi che riflettono sulla naturale inclinazione dell’uomo. E tu, in quale ti rispecchi?

Amélie è l’incarnazione dell’altruismo. Si rifugia in un mondo tutto suo e decide di “rimettere a posto” le cose che non vanno nella vita di chi le sta accanto. Thomas Hobbes, invece, sostiene che l’uomo è animato solo da sopraffazione. E allora, l’uomo è egoista o altruista?

Il favoloso mondo di Amélie

“Il favoloso mondo di Amélie” è un film scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet nel 2001. La protagonista, Amélie, cresciuta in provincia, lasciatasi alle spalle una situazione familiare problematica, si trasferisce a Parigi e trova occupazione in un bar di Montmartre. Il 31 agosto del 1997 è il giorno decisivo per lei: apprende, dalla TV, della morte di Lady Diana e le cade dalle mani un tappo di bottiglia, che finisce sotto una piastrella, dove Amélie trova una vecchia scatola contenente fotografie, figurine, un ciclista di ferro ecc. Si mette alla ricerca del proprietario, lo trova, gli restituisce la scatola e gli cambia la vita. Da quel momento, Amélie decide di far felice il prossimo e si promette di voler cambiare la giornata in positivo ad ogni persona che avrebbe incontrato. Dopo aver restituito il ricordo a quell’uomo, Amélie decide di dedicare il suo tempo a “rimettere a posto” le cose che non vanno nelle vite degli altri. E cosi: aiuta un uomo cieco ad attraversare la strada e lo accompagna per un tratto descrivendogli tutto ciò a cui passano davanti. Alla portinaia del suo palazzo, che ha perso il marito dopo una fuga romantica di lui con la sua amante, fa pervenire una lettera che sembra andata perduta nel passato, facendo così credere alla donna che il marito abbia provato disperatamente a mettersi in contatto con lei prima di morire. Riesce a far innamorare una sua collega, rassegnata a una vita da single, di un frequentatore del bar. Diffonde e scrive in tutta la città i versi del suo amico scrittore Hipolito, che si crede fallito. Trova per strada un album di fototessere mal riuscite e dopo tante ricerche, le consegna al proprietario, Nino, con cui poi ha una storia d’amore.

Altruismo ed empatia

Insomma, Amélie è l’esplicazione in persona dell’altruismo. Una ragazza che ci libera dall’apatia, perché sì, l’uomo sta bene da solo, però talvolta la solitudine corrisponde al non-essere. La sua storia si nutre di assurdità perché assurda è la vita. E’ una storia che ci insegna a non avere pregiudizi, che educa all’altruismo e all’amore disinteressato. Una storia che ci invita ad apprezzare la vita e ad amarne ogni dettaglio: ci insegna a guardare piuttosto che vedere, a sentire col cuore e ad ascoltare il prossimo. Una storia che ci sprona ad essere sensibili e che ci fa riscoprire quanto sia importante sognare, perché solo sognando si prende coscienza di ciò che conta davvero, paradossalmente. “Amélie si rifugia in un mondo da lei inventato. In questo mondo i dischi di vinile sono preparati come delle crêpe, e la moglie del vicino in coma da mesi in realtà ha scelto di esaurire, tutte in una volta, le sue ore di sonno, in modo tale da essere sveglia per tutta la vita.” Amélie rappresenta l’empatia: patisce col prossimo, si mette nei suoi panni, cerca in tutti i modi di essere un sorriso strappato in una giornata amara. E ci riesce. Il suo personaggio, infatti, fa riflettere su quale sia la naturale inclinazione dell’uomo, se la socievolezza o la cattiveria.

Homo homini lupus: egoismo

L’uomo di Thomas Hobbes sicuramente non avrebbe agito come Amélie. Infatti, secondo il filosofo, gli uomini, nello stato di natura, sono tutti uguali e liberi di salvaguardare se stessi con ogni mezzo possibile. Uguali e ugualmente bramosi, gli uomini non cercano dei soci, bensì cercano di trarre da quei soci onori e vantaggi. E allora lo stato naturale dell’uomo è la guerra, solo a volte interrotta dalla fragile eccezione di una pace. Homo homini lupus: l’uomo è lupo per l’altro uomo. E’ nel suo istinto naturale sopraffare il proprio simile. Nella legge di natura vige solo la morale del kratòs: il più forte vince sul più debole. Secondo Hobbes, la natura umana è fondamentalmente egoistica, e a determinare le azioni dell’uomo sono solo l’stinto di sopravvivenza e di sopraffazione. Egli nega che l’uomo possa avvicinarsi a un altro per amore naturale. Se gli uomini si legano tra loro in amicizie o società, regolano i loro rapporti con la legge, e ciò è dovuto al timore reciproco.

E allora: “Lei è ineffabile, crede ancora che un individuo sia tutto buono o tutto cattivo. Crede ancora che il bene sia ammantato di luce e che il male si nasconda nell’ombra. Ma dov’è l’ombra? E dov’è la luce? Dov’è la frontiera del male? E dov’è lei, al di qua o al di là di quel confine?

Marina Cannone

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.