Essere anarchici oggi: Joker contro Hobbes sulla natura del concetto di potere

L’anarchismo è il pensiero politico meno approfondito e più frainteso di sempre. Per spiegarlo adeguatamente la figura di Joker, storico nemico di Batman, è assai funzionale. Il suo rapporto con il mondo in cui viviamo lo contrappone ad un grande e decisivo pensatore per la modernità: Thomas Hobbes.

Simbolo rappresentativo dell’anarchia, la A cerchiata.

Joker è probabilmente il cattivo più affascinante di tutti. Storico ed acerrimo nemico di Batman, di lui esistono svariate interpretazioni e riproposizioni. Tutte trovano un minimo comune denominatore nella sua follia distruttrice. Thomas Hobbes può dirsi un suo perfetto opposto. Vissuto tra il XIV e il XV secolo, è il teorico dello stato moderno, colui che di più ha dato al pensiero politico occidentale, con testi cardine per la filosofia quali il De Cive e il Leviatano. I due giocano due ruoli di diretto e feroce antagonismo l’uno contro l’altro nello scontro su una questione che dura sin dalla notte dei tempi: come gestire il potere tra gli uomini.

Le due visioni a confronto: anarchia e statalismo

Tra le numerose versioni di Joker, quella più famosa e riuscita è certamente quella di Christopher Nolan ne “Il Cavaliere Oscuro”. Un aspetto di questo peculiare personaggio che nel film in questione viene puntualmente mostrato è quello del totale rifiuto di regole e gerarchie. Joker mette in discussione la legge essendo il criminale più pericoloso di Gotham, mette in discussione il valore del denaro dandogli fuoco e addirittura il valore della sua stessa esistenza, esponendosi più volte alla morte. Il pensiero che incarna Joker è quello del puro anarchismo, ma con delle dovute differenze. Se pensiamo agli anarchici, pensiamo automaticamente a un’orda incontrollata di persone, intente ad appiccare incendi e rompere le vetrine dei negozi. Molto meno approfondita e diffusa è però la conoscenza reale del pensiero anarchico. Il termine “anarchia” deriva dal greco, e significa letteralmente ‘assenza di potere’. Gli anarchici, contrariamente a quanto si tende a pensare, non intendono con questo “distruzione” del potere, la quale sarebbe essa stessa un potere, bensì rendere qualsiasi potere volontario. Il principio che sta alla base è quello che qualsiasi potere al quale io sia sottomesso senza il mio consenso, è anche a prova di rifiuto e/o contestazione. Una sottomissione imposta non può essere fuggita. Non abbiamo infatti deciso di nascere in Italia, eppure, solo per questo, dobbiamo sottostare alle regole e alle leggi dello Stato italiano. Al contrario, se siamo malati, ci sottomettiamo al medico, il quale ci impone dei trattamenti, ma lo facciamo di nostra spontanea volontà. Qualsiasi forma di potere imposta, e dalla quale è quindi impossibile sottrarsi, per l’anarchismo individualista va eliminata. Dall’altro lato della barricata troviamo invece lo Stato, il potere costituito, di cui abbiamo detto essere Hobbes il principale (seppur non l’unico) fautore. Il principio che sta dietro lo stato hobbesiano è quello che per natura gli uomini siano violenti, propensi ad attaccarsi per primeggiare piuttosto che a cooperare. In questa situazione di pericolo gli uomini stipulano un accordo, rinunciando alla libertà sottomettendosi a un potere coercitivo, per avere in cambio protezione dagli altri uomini. Si tratta dunque di un rapporto di convenienza tra lo Stato e il cittadino, il quale sì, non sarà più libero, ma avrà quantomeno salva la vita. La concezione di Hobbes può apparire anche ragionevole, ma quali strumenti utilizza il potere per auto-conservarsi?

Joker in una scena de “Il Cavaliere Oscuro”

Anarchia e Stato: uso e scopo della violenza

Joker non si fa certo pregare per essere violento. Così come gli Stati non si sono fatti pregare per dichiarare guerre e mettere a tacere i dissidenti. Qual è la differenza nell’uso della violenza tra anarchici e lo Stato? Il potere è per Hobbes tenuto ad esercitare violenza e forza affinché il diritto alla vita degli individui sia preservato. Può sembrare un paradosso, utilizzare violenza per punire la violenza, e Hobbes ne è consapevole, tuttavia ritiene più conveniente la violenza da parte di un’autorità piuttosto che quella tra gli uomini, la quale sarebbe di proporzioni infinitamente maggiori, sarebbe irrazionale e feroce. Anche il pensiero anarchico prevede l’uso della violenza. Similmente al comunismo, il quale porta però ad un momento di dittatura (esatto contrario dell’anarchia), la violenza è lo strumento funzionale per combattere il potere, il quale sarebbe per natura violento. Già privare un uomo della sua libertà, come Hobbes prescrive di fare allo Stato, è una violenza. In questo senso appaiono utilissime le parole di un famoso anarchico italiano, Errico Malatesta: “Ciò che distingue gli anarchici è l’orrore della violenza, il desiderio del proposito di eliminare la violenza dalle competenze tra gli uomini. Ma allora si potrà domandare perché nella lotta contro le istituzioni gli anarchici pratichino l’uso della violenza, pur in contraddizione coi fini loro. Alla domanda si può rispondere così: perché due vivano in pace, si deve che tutti e due vogliano la pace, che se uno dei due si ostina a volere obbligare l’altro a lavorare per lui, l’altro se non vuole essere ridotto alla più abietta schiavitù, malgrado il suo amore per la pace, sarà ben obbligato a resistere alla forza con mezzi adeguati“. L’anarchia è violenta, ma il suo obiettivo ultimo è esattamente l’eliminazione definitiva della violenza fra gli uomini, la cui espressione più subdola è quella del dominio nelle gerarchie verticali. Stravolgendole, anzi, eliminandole, gli uomini sarebbero, secondo la teoria anarchica, liberi di esprimersi e di cooperare, condividendo risorse e conoscenze. L’obiettivo è la fine delle disparità, qualcosa di molto lontano da un caos distruttivo, molto più vicino ad un’armonia ugualitaria. Richiamando le parole di Joker da “Il Cavaliere Oscuro“: “Sai qual è il bello del caos? Che è equo.”

Discorso esemplare di Joker riguardo caos e potere

Essere anarchici oggi tra utopia ed opportunità

Un mondo anarchico, senza cioè gerarchie né potere e fondato unicamente sull’autogestione, è possibile? L’anarchismo è stato spesso, a torto o a ragione, identificato come utopico. Bisognerebbe innanzitutto definire la natura dell’uomo, per capire come esso possa essere gestito. Ha ragione Hobbes nel dire che gli uomini siano violenti, o hanno ragione gli anarchici nel definire l’uomo come naturalmente portato a cooperare? Quello che è sicuramente condivisibile, e Joker lo sostiene in maniera molto forte, è che il potere porti l’uomo alla corruzione. La volontà di opprimere il vicino è ciò che costituisce l’essenza del potere. Ma ne è causa o conseguenza? L’uomo opprime l’uomo perché esiste il potere, o il potere è creato in funzione dell’oppressione? Il potere, cioè, è una sostanza? Esiste da solo, o esiste nel momento in cui c’è qualcuno che vuole esercitarlo?  La natura prova a dare una risposta. Ad esempio un organismo vivente funziona in maniera analoga ad una società anarchica: nessun organo prevale, ma sono tutti mezzo e fine allo stesso tempo della vita. Il cuore batte per mantenere vivo l’organismo, ma è proprio grazie alla vita dell’organismo che il cuore batte. Una società in cui il potere non esiste, porta a pensare ad un mondo in cui non esiste nemmeno competizione, poiché essa non avrebbe nulla come obiettivo ultimo. Se non ci fosse potere, nessuno vorrebbe raggiungerlo. Un sistema anarchico è dunque auspicabile al fine di eliminare le diseguaglianze sociali. Di sicuro qui Joker non è un esempio molto funzionale. Criminale e terrorista molto violento, va oltre addirittura il concetto di società. Secondo lui addirittura non sarebbe pensabile nemmeno il concetto di uomo. In una realtà anarchica l’uomo deve essere in grado di gestirsi da solo. Il fatto che non ci sia un potere che mi obblighi con la forza a non uccidere, implica il fatto che gli uomini non uccidano, cioè che non abbiano bisogno del potere che li guidi. Una delle concezioni sull’anarchismo è infatti quella di un mondo disordinato, caotico e violento, dove non esistendo leggi non esiste umanità e tolleranza, dove si è disposti a sopraffare il prossimo. Ma si torna a ciò che dicevamo prima: se non c’è nulla da ottenere, non c’è nulla per cui si debba uccidere il vicino. Del resto siamo sicuri che gli Stati, nel loro apparente ordine, non creino ancora più disastri? Il sistema statale è quello che ha portato al ‘900, con due guerre mondiali, genocidi vari, due bombe atomiche e una guerra fredda (ammesso che sia finita), e tutto in nome dello Stato. Non è detto affatto che gli Stati siano meglio delle persone lasciate individualmente con le armi della ragione. Anzi, la storia porta a pensare addirittura il contrario. Come cantava De Andrépotere troppe volte delegato ad altre mani, sganciato e restituiteci dai tuoi aeroplani, io vengo a restituirti un po’ del tuo terrore, del tuo disordine, del tuo rumore”. L’anarchia è vittima della sua stessa concezione, della sua stessa teoria riguardo la violenza, ma vittima anche di un eccessivo ed immeritevole snobbismo che l’ha declassata a mera utopia. Insomma, se non del tutto giusto, quasi niente di sbagliato.

Marco Braconi

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