“Leggo che qualcuno oggi arriva persino a negare il 25 aprile, il giorno della Liberazione. Lo trovo grave. Non è alzando le spalle e sbuffando, che questo Paese cresce. Al contrario, cresciamo se diamo forza a certi valori, alla nostra storia. Perché col menefreghismo non si va da nessuna parte.”

Le parole di Di Maio sono una gravissima accusa nei confronti dell’alleato di governo, Matteo Salvini. Il capo della Lega aveva infatti dichiarato di non partecipare alle commemorazioni del 25 aprile, perché, a suo avviso, un inutile “derby tra rossi e neri”. Mentre i già precari equilibri di governo vacillano e si avvicinano le elezioni europee, i principi stessi della nostra nazione vengono messi in discussione. Non corriamo però a risoluzioni affrettate e facciamo piuttosto un breve ripasso di storia (sì, di questi tempi è necessario). Che il nostro ministro dell’interno, tra un selfie e l’altro, abbia in fin dei conti ragione?

25 aprile Salvini Di maio
Il governo vacilla e si suppone non sopravviverà alle elezioni europee

Il 25 aprile, che piaccia o no, è Liberazione

Nonostante i sospetti sollevati oggi, il 25 aprile è una festa che non divide, ma unisce. Non vi è alcun derby tra rossi e neri da celebrare il 25 aprile. Si festeggia la sconfitta del nazifascismo. Il derby è stato, piuttosto, tra gli italiani di ogni partito, e i nazifascisti.

La Resistenza è infatti anche ricordata come Secondo Risorgimento, a causa delle analogie che lo avvicinano al Risorgimento Italiano, il fenomeno patriottico per eccellenza. Non è un caso che molte brigate partigiane presero il proprio nome da Garibaldi: la Resistenza fu un atto di liberazione dall’occupazione straniera, prima ancora che dalla dittatura fascista. Come durante il Risorgimento, si è portato a compimento un riscatto nazionale tramite la cooperazione di tutti i partiti politici (eccetto quello fascista, si intende) e grazie ad una partecipazione armata del popolo. Non è stata solo sconfitta la tirannide, ma è anche stato scacciato lo straniero oppressore, quello vero, dal suolo patrio. Che piaccia o no, il 25 aprile, è Liberazione.

25 aprile Di Maio Salvini
La Resistenza Italiana è da considerarsi pari ad un secondo Risorgimento se non addirittura il culmine del processo risorgimentale

Il 25 aprile oggi

Il 25 aprile, il Presidente della Repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato, rendono omaggio al sacello del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d’alloro in ricordo ai caduti e ai dispersi italiani nelle guerre. A questa celebrazione, Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, non sarà presente. Questo perché, a detta del leader del Carroccio, la Liberazione è una festa divisiva. Facendo eco alla vecchia alleata Giorgia Meloni, Salvini giustifica la sua assenza sostenendo che il 25 aprile sia stato ormai monopolizzato dalla sinistra. Vero, verissimo, come negarlo? Ma d’altronde la partecipazione comunista e socialista nella Resistenza è stata ingente, logico che ne rivendichino in parte il merito. Non va però dimenticato che combatterono contro il nazifascismo anche liberali, radicali e cattolici. Nessuno che ami la Repubblica e l’Italia dovrebbe sentirsi escluso da questa celebrazione.

25 aprile Di Maio Salvini
La Resistenza nei dipinti di Renato Guttuso

Parteggiare, sempre

Interessante che Matteo Salvini, intento a rinnegare l’emergenza immigrati (articolo qui) e a dimenticarsi di tagliare le accise (Il costo della benzina sale a 2 euro), si sia dimenticato anche del suo estremo patriottismo. Perché, diciamolo, chi non festeggia la Liberazione o è anti-italiano o è fascista. Il 25 aprile non è la festa dei comunisti e se davvero qualcuno la percepisce come tale, se ne riappropri nel più vasto amore repubblicano e democratico. Alla fine, però, sappiamo tutti come sarebbe andata, anche se Matteo Salvini avesse partecipato al 25 aprile. Sarebbe stato etichettato dalla sinistra come ipocrita, perché quotidiano alimentatore di razzismo, nonché alleato con le forze di estema destra europee, e accusato di tradimento dai suoi seguaci più accaniti, per i quali siamo tutti zecche rosse.

Matteo Salvini è invece rimasto e sempre rimarrà coerente. Molto meglio starse alla larga dalla festa della Liberazione, per tenersi stretto almeno i suoi elettori affezionati. Matteo Salvini, se c’è da parteggiare, ha dimostrato che nel “derby” del 25 aprile sa perfettamente da che parte stare.

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