I Maneskin portano Montale in un’altra dimensione: Marlena e la fuga dalla realtà

E adesso giuro faccio le valigie e scappo via in un’altra dimensione. Son stanco delle vostre facce grigie…Voglio un mondo rosa pieno di colore!

Il desiderio di fuga da una grigia realtà è al centro dell’ultimo singolo dei Måneskin, il quarto estratto dall’album “Il ballo della vita”. Il brano lascia immergere chiunque lo ascolti in un’allegra atmosfera di festa, la stessa che è evidente nel videoclip pubblicato lo scorso 11 aprile: un ragazzo, disorientato in una stazione, si ritrova in una realtà parallela, dominata dalla gioia e dai colori.

Se il ritmo è allegro e rimanda alla spensieratezza, il testo è profondo e comunica un messaggio importante. Un tripudio di colori, di giocolieri, di gente diversa e perfettamente in armonia costituisce la dimensione “altra” dove chi canta vuole fuggire.

Voi comprate amore con le carte Visa, con le facce intrise sì, ma di sudore! Adesso giuro faccio le valigie e scappo via dalla dolce Marlena. Marlena, sì, portami a ballare! […] sì vienimi a parlare, ti prego Marlena, io ti starò ad ascoltare. Ti prego Marlena, insegnami a lottare, ti prego Marlena, sì portami a bailar…Il ballo della vida!

Marlena è una presenza già conosciuta dagli ascoltatori del gruppo dei Måneskin. È presente in buona parte dei brani dell’album, e dalla band è stata descritta come “la Venere del gruppo”. È la personificazione della creatività e della libertà di Damiano, di Victoria, di Thomas, di Ethan, e del loro ballo della vita, che fa da titolo al disco. La danza è simbolo di spontaneità, di entusiasmo e di celebrazione. Quello che si festeggia è la libertà, la giovinezza e la bellezza delle emozioni, e quello che bisogna evitare è la tristezza. L’altra dimensione è un posto dove ognuno può sentirsi libero di essere ciò che vuole e riesce a sentirsi lontano dal grigiore della realtà. C’è spazio per tutti nel ballo della vita, che unisce senza fare distinzioni e ricopre di colori chiunque ne prenda parte.

L’uomo intrappolato nella materia

Il desiderio di fuga dalla realtà è affrontato in chiave negativa nell’opera di Eugenio Montale, celebre autore del Novecento e che nel 1975 ha ricevuto il premio nobel per la letteratura. Egli si definisce “convinto che la vita ha un significato che ci sfugge”,  e pone in primo piano la ricerca di una verità che non è possibile trovare. Ritiene l’essere umano immerso e chiuso in una rete di materia, e la fuga che descrive è quella, irrealizzabile, verso la conoscenza della realtà. Nella barriera che divide la piccolezza della natura umana dall’assoluto, sono poche le fessure che sembrano costituire un varco, ed è quello il luogo della ricerca del poeta. L’amore costituisce uno di questi strappi della materia, e le donne sembrano dare una positiva speranza di salvezza, perché capaci di sconfiggere il male che tormenta l’umanità. Con loro alcuni oggetti, che costituiscono il simbolo della ricerca:

 Quando non sono certo di essere vivo
la certezza è a due passi ma costa pena
ritrovarli gli oggetti, una pipa, il cagnuccio
di legno di mia moglie, un necrologio
del fratello di lei, tre o quattro occhiali
di lei ancora!, un tappo di bottiglia
che colpì la sua fronte in un lontano
cotillon di capodanno a Sils Maria
e altre carabattole. Mutano alloggio, entrano
nei buchi più nascosti, ad ogni ora
hanno rischiato il secchio della spazzatura.
Complottando tra loro si sono organizzate
per sostenermi, sanno più di me
il filo che le lega a chi vorrebbe
e non osa disfarsene[…]

Eugenio Montale

Ma Montale, che non osa disfarsene, desidera fuggire da quella rete di materia che costituisce la condizione umana:

“[…] Cerca una maglia rotta nella rete

che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!

Va, per te l’ho pregato, – ora la sete

mi sarà lieve, meno acre la ruggine…

 

Che sia l’invito al ballo della vita o la ricerca del varco verso l’assoluto, il desiderio è quello di trovare un mezzo per fuggire dalla condizione umana, dominata spesso dal materialismo e dalle facce grigie. E per un mondo rosa e pieno di colore, affidiamoci alla libertà e alla creatività. Affidiamoci a Marlena per trovare la maglia rotta e per poter così balzare fuori dalla rete in cui siamo intrappolati.

Chiara Maria Abate