“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”. (Pirandello)

Se due esseri extraterrestri ci osservassero dalle immense altezze del cosmo, seduti tra le stelle, sorseggiando birre marziane e sgranocchiando popcorn meteoritici, vedrebbero quello che vedevano i greci ai tempi delle tragedie: attori e maschere. Stessi attori, maschere diverse per ruoli diversi, per emozioni diverse. Sì beh, non importa andare tanto lontano per accorgersi che ognuno di noi tiene nel suo armadio i volti e le maschere per la commedia/tragedia della vita, ma la scena degli alieni che bevono birra e masticano detriti rendeva più originale l’idea. Sebbene tutti, o quasi, abbiamo la chiara consapevolezza di una vita appariscente e fasulla, all’insegna della soppressione dell’identità, a favore di un riconoscimento sociale, del “come tu mi vuoi” come garanzia di un posto degno sull’altare della popolarità, continuiamo a nasconderci dietro maschere di convenienza, per paura di un rifiuto, di un insulto o semplicemente di un parere. Nonostante l’evidenza del fenomeno “maschera” e della sua pericolosità, non riusciamo più a mostrare volti se non, e non sempre, con chi li ha già visti e li conosce. Non sappiamo più prescindere dal nascondersi dietro veli distorcenti e comportamenti vantaggiosi, adeguati a standard tristemente convenzionali. Il grave rischio che si corre nel mascherare la nostra essenza per un riscontro comodo è l’identificazione tra l’ “Io per come sono” e l’ “Io per come devo essere”. Questa è la morte della soggettività particolare, del magnifico dono dell’unicità, a favore di un’omologazione grigia e sterile.maschera

Nietzsche e il concetto di maschera

Secondo Nietzsche, l’uomo contemporaneo è caratterizzato dalla totale assenza di coerenza tra forma e contenuto. Per questo motivo la forma non può che apparire come un travestimento, che non è qualcosa di costitutivo, non ci appartiene naturalmente, ma si assume deliberatamente in vista di qualche scopo. L’uomo moderno ad esempio, si maschera e si traveste per combattere uno stato di paura e di debolezza, per sopperire ad un senso di inferiorità, di inadeguatezza. Il travestimento nasce dunque dall’insicurezza e significa assunzione di maschere convenzionali, irrigidite, omologanti. L’uomo è quell’animale debole e inadatto che ha assunto la finzione come sola possibile arma di difesa. L’intelletto diventa mezzo di conservazione dell’individuo in quanto duttile e capace di adattarsi e creare modelli di comportamento fluidi e dinamici, sviluppando tutte le sue forze principali nella finzione. La scienza ad esempio, dice Nietzsche, sorge come sistema artificiale, di menzogne a apparenze, escogitate dall’intelletto per garantire la sopravvivenza dell’uomo immerso in una natura ostile e costretto a destreggiarsi in una compagine di individui egoisti e competitivi, animati dal confronto e dal giudizio. Nietzsche vede nella scienza l’anima della convenzione, la massima espressione della maschera, nella misura in cui essa si compone di maschere, di finzioni e convenzioni, poste e ritenute vere per esigenze di senso.maschera

Auggie Pullman e la maschera come scudo sociale

Auggie Pullman, protagonista del film Wonder, del 2017, diretto da Stephen Chbosky, tratto dall’omonimo romanzo di R.J. Palacio, è un bambino di 10 anni con una malformazione craniofacciale che gli impedisce una vita normale, condotta tra gli insulti e le prese in giro dei compagni di scuola, alleggeriti in piccola parte dal conforto dei genitori e della sorella. A causa della sua malformazione, del suo aspetto fuori dal comune, bersaglio di giudizi e pregiudizi, di scherni e provocazioni, Auggie tiene spesso in testa un casco da astronauta e adora la festa di Halloween solo per il fatto di potersi nascondere senza giustificarsi, dal momento che per Halloween la maschera diventa uso comune. Il casco di Auggie non è altro che l’emblema di quelle maschere che tutti noi ogni giorno indossiamo, per paura del giudizio, del confronto… In un mondo sempre più superficiale, sempre più giudicante, un mondo ipocrita e incoerente, che ogni giorno muta di forma, cambia maschera e atteggiamento, in relazione a persone e contingenze. Un mondo che punta il dito per non sentirselo puntare addosso, che attacca per non doversi difendere, che si maschera per paura di mostrarsi. maschera

Samuele Beconcini

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