“La bufera infernal, che mai non resta, mena li spirti con la sua rapina;voltando e percotendo li molesta”. Così recita una famosa terzina del Canto V dell’Inferno dantesco, imperniato sulle figure dei due amanti Paolo e Francesca. Di loro si racconta che fossero membri dell’aristocrazia feudale di Romagna e che l’amore consumato fosse di natura incestuosa, in quanto cognati.
La storia di Paolo e Francesca
Non è un caso che Dante utilizzi il sostantivo rapina. Il termine,infatti, deriva dal verbo latino rapio e vuol dire rapire. In questo modo, quindi, si allude proprio al sentimento amoroso che rapisce i due amanti e li avvolge in una tremenda passione amorosa.

Secondo ciò che la storia e la tradizione hanno tramandato, Paolo e Francesca divennero amanti a causa di un libro, un romanzo cavalleresco, che ha per protagonisti Ginevra e Lancillotto. Durante la lettura, Paolo baciò Francesca, tutto tremante, consapevole dell’illegittimità di questo amore, ma preso da una forza impetuosa. Proprio a causa di ciò, sono finiti nel girone dei lussuriosi e qui sono condannati ad essere travolti da una violenta bufera sia fisica che psicologica, per via del tormento interiore che li accompagnerà per sempre.
Un amore tra nobiltà d’animo e lussuria
Quando Francesca parla con Dante non traspare dalle sue parole alcun segnale di pentimento per l’adulterio compiuto. Al contrario, è pervasa dalla nostalgia di un tempo felice, sebbene questo le abbia procurato la dannazione eterna. In tutto ciò, non accusa Paolo,che non parla e partecipa muto al dolore, anzi afferma che non sarà mai diviso da lei.
Dalle parole della donna, emerge la sua personalità, per niente annullata dal peccato. Si presenta a Dante come una persona nobile d’animo, oltre che di condizione sociale. Nel suo racconto di quanto le è accaduto mette in guardia Dante dai pericoli dell’amore e, allo stesso tempo, parla di sé e del suo sentimento, incestuoso, rovinoso, ma autentico.

Proprio in virtù di questa autenticità, aveva rifiutato il matrimonio combinato che tanto desiderava la sua famiglia e dal modo in cui si pone fa emergere la purezza della sua anima, seppur soggiogata dal peccato. Il suo canto celebra un sentimento dicotomico, diviso tra amore dolce e peccaminoso e pietà che implica fragilità.
“Gli amanti” di Magritte e le analogie con Dante
A raccontare ancora di amanti e amori tormentati è il pittore surrealista René Magritte nella sua opera Gli amanti. Nel quadro i due soggetti sono rappresentati mentre si baciano coperti da un velo. Diverse sono le interpretazioni fornite a riguardo, per via dell’essenza enigmatica suggerita. Di sicuro, a legare i due è, anche qui, una forte passione. Tra loro manca il dialogo e questa assenza di parole la si può riscontrare anche nella figura dell’amante Paolo che rimane muto, incapace di proferire parola dinanzi a Dante. Dal quadro emerge un senso di angoscia, lo stesso che tormenta gli amanti dell’inferno.
Emblematico è il velo che ricopre i soggetti del quadro di Magritte. Tale elemento suggerisce l’impossibilità del loro amore, della sua realizzazione, ma anche l’euforia legata a un sogno, a un sentimento segreto che li infervora. Tuttavia, mentre loro non possono guardarsi, la passione tra Paolo e Francesca si accende proprio grazie agli sguardi durante la lettura che li spinse a impallidire e a baciarsi.

Inoltre, un’ulteriore analogia, si riscontra negli abiti degli amanti del pittore surrealista. Sono vestiti entrambi in maniera elegante, elemento che denota il loro spessore sociale, vicino anche a quello degli amanti danteschi. Secondo altre interpretazioni, il rosso dell’abito della donna alluderebbe al sangue e quindi alla morte, probabilmente relativa a quella della madre del pittore.
Elisabetta Di Terlizzi