Il Superuovo

Aldo Moro e le Brigate Rosse: ripercorriamo una pagina oscura e dolorosa del terrorismo italiano

Aldo Moro e le Brigate Rosse: ripercorriamo una pagina oscura e dolorosa del terrorismo italiano

Aldo Moro è stato politico, giurista e accademico.

Un’immagine di Aldo Moro (Google)

Il suo rapimento da parte delle Brigate Rosse ha segnato la storia politica e sociale del nostro paese.

Le Brigate Rosse: una pagina oscura della politica italiana

Le Brigate Rosse (BR) sono state un’organizzazione terroristica italiana di estrema sinistra formatasi nel 1970 per propagandare e costituire la lotta armata rivoluzionaria per il comunismo.
Le BR erano caratterizzate da una matrice marxista-leninista e sono state il più numeroso e il più longevo gruppo terroristico di sinistra del secondo dopoguerra in Europa occidentale.
Secondo i racconti di alcuni importanti militanti, la decisione di intraprendere la lotta armata sarebbe stata presa in un convegno tenuto nell’agosto del 1970 a Pecorile, a Vezzano sul Crostolo (RE) a cui partecipò un centinaio di delegati dell’estrema sinistra provenienti da città come Milano, Trento, Reggio Emilia e Roma.
L’organizzazione comprendeva diverse frange: i militanti del “gruppo reggiano”, di cui faceva parte Alberto Franceschini; quelli del gruppo proveniente dall’Università di Trento; tra i quali Renato Curcio e Margherita Cagol; e quelli del gruppo di operai e impiegati delle fabbriche Pirelli e Sit-Siemens di Milano.
Le azioni violente a nome delle Brigate Rosse sono iniziate nel 1970 e sono finite tra il 1977 e il 1980.
Nel 1987 Renato Curcio e Mario Moretti firmarono un documento che dichiarava conclusa l’attività delle Brigate Rosse.

Tra i momenti più cruenti delle BR ricordiamo l’agguato di via Fani in cui venne uccisa la scorta di Aldo Moro; il rapimento, l’uccisione e il ritrovamento dello stesso Moro; senza dimenticare l’uccisione di svariate figure: politici, giornalisti, magistrati e forze dell’ordine.
Nell’inchiesta “La notte della Repubblica” di Sergio Zavoli, noto giornalista, le BR hanno rivendicato 86 omicidi perpetrati tra il 1974 (anno a cui risalgono i primi omicidi attribuiti) e il 1988.

Un’immagine dell’agguato di via Fani a Roma (Google)

Aldo Moro e le Brigate Rosse

Aldo Moro, nato Aldo Romeo Luigi Moro (Maglie, 23 settembre 1916 – Roma, 9 maggio 1978) è stato un personaggio di spicco del nostro panorama politico e civile.
Fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana. Venne eletto 5 volte Presidente del Consiglio dei Ministri, e guidò governi di centro-sinistra (tra il 1963 e il 1968) promuovendo (nel periodo tra il 1974 e il 1976) la “strategia dell’attenzione” verso il Partito Comunista Italiano con il famoso “compromesso storico”.
Con Questa definizione si intende il tentativo fallito di riavvicinamento tra Democrazia Cristiana (DC) e Partito Comunista Italiano (PCI). Quest’ultimo non entrò comunque a far parte della maggioranza di governo.
Aldo Moro fu rapito il 16 marzo 1978 e assassinato il 9 maggio dalle Brigate Rosse.

Il 16 marzo 1978, giorno della presentazione del nuovo governo, la Fiat 130 che trasportava Moro dalla sua casa nel quartiere Trionfale di Roma alla Camera dei Deputati, fu intercettata da un commando delle Brigate Rosse tra via Mario Fani e via Stresa.
Gli uomini delle BR uccisero i cinque uomini della scorta (Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi) e rapirono il presidente della DC.
Dopo un sequestro durato 55 giorni, in cui Moro venne tenuto nel covo di via Camillo Montalcini 8, le BR decisero di concludere il sequestro uccidendolo. Lo fecero salire dentro il portabagagli di una Renault 4 rossa, rubata il 2 marzo all’imprenditore Filippo Bartoli nel quartiere Prati, e gli ordinarono di coricarsi e coprirsi con una coperta dicendo che lo avrebbero trasportato in un altro luogo.
Dopo che Aldo Moro fu coperto, gli spararono dodici proiettili. Il corpo fu ritrovato nella stessa auto il 9 maggio in via Caetani. Emblematicamente sono la vicina sia a piazza del Gesù (dove c’era la sede nazionale della DC) sia a via delle Botteghe Oscure (dove era la sede nazionale del PCI).

Una foto del ritrovamento del corpo di Aldo Moro nella Renault 4 rossa in via Caetani a Roma (Google)

Il memoriale di Aldo Moro

Il 10 ottobre del 1990 venne ritrovato per caso il memoriale di Aldo Moro.
Un muratore, durante una ristrutturazione di un’abitazione situata in via Monte Nevoso numero 8 a Milano, ha ritrovato un pezzo di storia.
Dietro ad una finta parente del covo delle BR la scoperta casuale repertata dalla polizia ha dell’incredibile.
Sono stati trovati: una pistola mai usata; un mitra russo avvolto in una copia del “Corriere della Sera” del 18 settembre 1978; più di 60 milioni di lire in contanti (probabilmente il riscatto per il sequestro di Piero Costa che servirono a finanziare rapimento e sequestro di Moro); e una cartellina marrone.
Al suo interno vi erano 421 fogli, fotocopie (escluse 2) di manoscritti originali di Moro.
174 di questi sono lettere (forse scritte durante la reclusione in via Montalcini a Roma) e disposizioni testamentarie; 245, contenenti anche le risposte agli interrogatori, costituiscono il cosiddetto “Memoriale”.
Questo importante materiale, fondamentale per fare chiarezza su una delle pagine più oscure della nostra storia, è stato secretato: ancora oggi non si conosce il contenuto di quei documenti.

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