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Giornata Mondiale della salute mentale: ricordiamoci che l’anima c’è anche se non si vede

Giornata Mondiale della salute mentale: ricordiamoci che l’anima c’è anche se non si vede

La salute mentale: come la considerano gli Italiani e quanta importanza le attribuisce il Sistema Sanitario Nazionale. 

Domenica 10 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale della salute mentale. Un recente sondaggio Ipsos ci mostra quanto conta per i cittadini il benessere psicologico.
E quanta importanza viene data effettivamente ad esso da parte del Sistema Sanitario Nazionale.

La salute è un diritto, compresa quella mentale

Ha ancora senso oggi fare una distinzione tra salute mentale e fisica? L’OMS definisce la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia”. La risposta a questa domanda risulta abbastanza intuitiva, leggendo qusta definizione. Ciò nonostante, la realtà dei fatti appare un tantino diversa.
Ma che cos’è la salute mentale? Per decenni è stata considerata semplicemente come “assenza di malattia mentale”. Ma, anche grazie alla riforma psichiatrica italiana del 1978, il concetto negli anni è molto cambiato.
L’OMS la definisce come “uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, stabilire relazione soddisfacenti e mature con gli altri, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni”. Non più assenza di malattia, quindi, ma capacità di far fronte ai disagi che è possibile incontrare durante la vita.
A livello giuridico, la salute mentale è diventata un vero e proprio diritto solo nel 2006, grazie alla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD).

Sempre più  interesse per la salute mentale

Perché abbiamo dovuto aspettare così tanto affinché il benessere psicologico (e non solo quello fisico) divenisse oggetto di forte interesse?
In primo luogo, le istituzioni e la società hanno considerato per secoli i malati psichici come una minoranza da contenere, più che da curare.
In secondo luogo, se vi fa male lo stomaco potete andare dal medico e dirgli: “Salve, Dottor Kelso. Mi fa male qui”. Se invece la sofferenza che provate è di natura mentale, risulta un po’ più difficile indicare col dito dove provate dolore. In pratica, parlare di disagio psichico è più complicato.
In terzo luogo, se dite a un amico che avete il diabete, probabilmente vi dirà che gli dispiace. Se invece gli dite che soffrite di schizofrenia, probabilmente inizierà a guardarvi come se foste Di Caprio in “Shutter Island”. Questo perché la malattia mentale è molto spesso soggetta a pregiudizio e stigmatizzazione.
In ultimo luogo, negli ultimi anni si è riscontrato un aumento dell’incidenza di disturbi mentali. Il 15% della popolazione mondiale ne ha sofferto almeno una volta nella vita, di cui 17 milioni di italiani. Con la pandemia di Covid-19, l’incidenza dei sintomi depressivi è quintuplicata. Attualmente, la salute mentale rappresenta il terzo problema di salute  nel Mondo. Ergo, forse è il momento di parlarne davanti a un caffè.

Le opinioni degli italiani sulla salute psichica

L’Ipsos ha condotto un sondaggio in 30 Paesi per esplorare le opinioni delle persone in merito al benessere psicologico e le percezioni di quanta importanza il loro Sistema Sanitario attribuisca ad esso.

I risultati mostrano che, a livello internazionale:

  • il 79% degli intervistati considera la salute fisica e quella mentale ugualmente importanti
  • solo il 39% di essi ritiene che il proprio Sistema Sanitario tratti la salute fisica e quella mentale con la stessa importanza

In Italia la percentuale è molto simile alla media internazionale:

  • l’81% degli intervistati ritiene che la salute fisica e quella mentale abbiano la medesima importanza
  • solo il 39%  riconosce al Sistema Sanitario Nazionale un atteggiamento paritario nei confronti del benessere fisico e psichico

La percezione degli italiani è giustificata dalla realtà dei fatti?
La realtà dei fatti è questa:

  • solo il 3% dei finanziamenti del Sistema Sanitario Nazionale è destinato alla salute mentale
  • gli operatori che lavorano per la tutela della salute mentale sono circa 11.000 in meno rispetto al bisogno effettivo
  • gli utenti assistiti dai Servizi Pubblici sono circa 830.000, a fronte di milioni di cittadini affetti da disturbi psichici
  • c’è una forte discrepanza tra le varie regioni nell’accessibilità gratuita o convenzionata alla psicoterapia
  • nel 2013 è stata approvata l’istituzione della figura dello psicologo di base da affiancare al medico di famiglia ma la maggior parte degli studi medici non ne ha ancora visto nemmeno l’ombra

Il percorso da fare è ancora lungo e una giornata della memoria non basta. Sta di fatto che un primo, importante passo avanti sarebbe potersi recare finalmente dal proprio medico e dire: “Dottor Kelso, mi fa male l’anima”.
Ed essere presi sul serio, anche se non la si può indicare con il dito.

 

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