Il Superuovo

Quanto è profondo il fascino per l’ignoto? Lo testimoniano la letteratura antica e la fantascienza

Quanto è profondo il fascino per l’ignoto? Lo testimoniano la letteratura antica e la fantascienza

L’ignoto è sempre stato un chiodo fisso per il genere umano e la grande letteratura antica ha saputo sfruttarlo per ottenere fama e onore.

I film di fantascienza che esplorano mondi lontani e alieni fanno quasi sempre il tutto esaurito nei cinema, ma la tradizione di successo per viaggi ed esplorazioni in terre lontane e mitiche ha la sua origine nella Grecia classica.

Storie di viaggi nella Grecia antica

Potrà sembrare banale, ma non si può cominciare a parlare di fascino per l’ignoto e per i viaggi in terre sconosciute se non dall’Odissea. Il poema del viaggio di ritorno dell’eroe Ulisse ad Itaca porta il protagonista attraverso isole e territori dai contorni fantastici, dove popolazioni realmente esistenti si scontrano con il frutto dell’universo mitico greco. Per citare le tappe più note del viaggio è giusto citare la sconosciuta isola dei Ciclopi, quella di Circe o lo stretto di Messina con Scilla e Cariddi. Andando oltre però troviamo la magica terra dei mangiatori di loto, un frutto che aveva la proprietà di far perdere la memoria a chi se ne nutriva; quella dei Lestrigoni, mostruosi cannibali che fanno strage dei compagni di Ulisse; l’oltretomba, che, benché colmo di valenze religiose e sapienziali, altro non è che l’esplorazione della terra che per sempre sarà sconosciuta agli uomini, il regno dei morti. Nel mondo classico c’era un vero e proprio fascino per il lontano e lo sconosciuto ed era già ben presente nell’Iliade. All’interno del secondo libro c’è un lungo passaggio noto come “Il catalogo delle navi” in cui l’aedo presenta i vari contingenti in aiuto dei Greci e dei Troiani. Proprio rifacendosi agli alleati di questi ultimi c’è il gusto di nominare popoli e territori lontani, avvolti spesso dalla nebbia dell’ignoto, segno di un gusto per il pubblico per questo genere di nozionismo geografico.

Il gusto del viaggio in età ellenistica

Il grande momento dell’esplosione del gusto del pubblico per i racconti di viaggi in luoghi ignoti, impreziositi da nozionismo erudito ed eziologico è però l’ellenismo. Per questo periodo basterà citare Apollonio Rodio, autore delle Argonautiche, il poema epico che narra il viaggio di Giasone e degli Argonauti per recuperare il vello d’oro. Il viaggio d’andata, abbastanza lineare, si conclude in Colchide, terra selvaggia e misteriosa sulle coste del Mar Nero, ma è quello di ritorno che dà il meglio di sé per quanto riguarda il gusto per l’ignoto. Il tragitto che Giasone e i suoi compagni fanno per tornare in Tessaglia è lunghissimo: le ricostruzioni mostrano che avrebbero potuto addirittura transitare per l’Italia settentrionale e forse addirittura territori dell’attuale Francia, terre di Galli e molto distanti dalle conoscenze dei Greci. In tutte queste tappe non mancano, come al solito creature leggendarie e mitiche, come il drago custode del vello d’oro o due tori sputafuoco. Il gusto per l’erudizione e questa bizzarra letteratura di viaggio prosegue anche a Roma, dove soprattutto i poeti precedenti alla generazione dei neoterici, i cosiddetti pre-neoterici, amavano riempire i loro componimenti di indicazioni geografiche lontanissime e la cui storia era avvolta dal mito.

 

La fantascienza riempie le sale cinematografiche

Negli anni i film di fantascienza hanno avuto enorme successo, soprattutto quelli che portavano lo spettatore alla scoperta di mondi alieni, stravaganti ed inesplorati. Sta qui il successo di un colossal che ha battuto numerosissimi record come Avatar, che trasporta gli esseri umani nel pericoloso e al tempo stesso meraviglioso pianeta di Pandora, colmo di creature fantascientifiche e panorami mozzafiato. Un discorso simile può essere fatto per uno dei film del momento, Dune. Anche qui gran parte del fascino e degli apprezzamenti rivolti al film riguardano la sua ambientazione, tant’è che la fotografia è uno degli aspetti più acclamati, ma anche il desiderio di scoprire la verità nell’ignoto di un universo estraneo. Il perdurare, a duemila anni di distanza, della passione dell’uomo per l’inesplorato e i luoghi lontani è forse sintomo dell’eterna inquietudine presente nel nostro animo e che sempre ci porta, anche solo con l’immaginazione, oltre i confini della nostra realtà.

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