Il Superuovo

Walter Benjamin incontra Mickey Mouse: ecco la filosofia del primo personaggio Disney

Walter Benjamin incontra Mickey Mouse: ecco la filosofia del primo personaggio Disney

Il topo più famoso del mondo raccontato dal filosofo Benjamin. 

Fonte: https://unsplash.com/@tylernixcreative

Quello fra Topolino e la filosofia sembra un incontro paradossale, strano. Uno spensierato personaggio per bambini che coglie l’attenzione di un filosofo come Walter Benjamin, qual è la ragione?

 Mickey Mouse

Probabilmente ognuno di noi, almeno una volta, si è lasciato trascinare dalle avventure del topo frutto della fantasia del grande Walt Disney: che sia stato un fumetto o un cartone animato. Il suo fascino non ha lasciato indifferente nemmeno Benjamin che, a inizio Novecento, ha avuto la fortuna di assistere ai suoi primissimi film d’animazione. Ancora oggi la Disney presenta alcune sue produzioni con la scena del primo corto in assoluto, del 1928.

Ed è questo il Mickey Mouse che ha sotto gli occhi il filosofo tedesco, più esile, agile e versatile rispetto a quello attuale. È proprio la sua corporatura a lasciare esterrefatto Benjamin: nell’ambientazione ancora surreale e fiabesca dei primi cartoon, Topolino si muove in maniera plastica, i suoi gesti sono “metamorfici”, le sue braccia e le sue mani si intrecciano con lo spazio e gli oggetti circostanti. Il suo corpo muta e, come in un scena di danza con la fidanzata Minnie, sembra farsi tutt’uno con quello della compagna. 

Una cosa sola

Sembra, per Benjamin, di entrare in un altro mondo: un mondo in cui le cose sembrano spuntare dal corpo stesso di Topolino, il quale gioca con la stessa tecnologia intorno a lui. Come ricorda il regista Ėjzenštejn, sono anche gli stessi oggetti ad assumere caratteristiche umane: come “le tastiere di pianoforti i cui tasti canini azzannano il pianista” o “la locomotiva che divora i ceppi di legna come pasticcini”. Topolino sembra essere ciò che per il filosofo rappresenta la post-umanità, che con la tecnologia ha un rapporto sempre più stretto e viscerale, una realtà in cui la tecnica e l’uomo non solo sembrano entrare in armonia, ma sono una cosa sola: 

“Le sue meraviglie non solo superano quelle della tecnologia, ma si prendono pure gioco di esse. Poiché […] tutte insieme scaturiscono senza macchinari, in modo improvvisato, dal corpo di Mickey Mouse, da quello dei suoi sostenitori e persecutori, dai più banali pezzi d’arredamento come anche da un albero, dalle nuvole o dal mare. Natura e comfort, primitività e tecnologia sono qui diventati una cosa sola”.

Per quanto possa sembrare una minaccia, bisogna ricordarsi che la tecnica, presa da sola, non è né buona né cattiva, piuttosto è l’uso che ne si fa che determina i suoi risultati e le sue conseguenze. Topolino si relaziona a essa come con una sorella, e tutto il mondo circostante sembra sorridergli magicamente. 

Fonte: https://unsplash.com/@julianhochgesang

Un cappello di paglia

Quella di Benjamin e Topolino è l’epoca che ha visto concludere il primo conflitto mondiale della storia, nella quale la tecnologia è stata portatrice di morte e distruzione: il fragore delle bombe sembra annunciare la fine di quella che poteva essere una straordinaria storia d’amore fra l’umanità e le sue invenzioni, usate invece per scopi bellici. Con le parole dello stesso Benjamin: 

“La tecnica ha tradito l’umanità e ha trasformato il letto nuziale in un mare di sangue”.

L’alleanza si è spezzata, e lo stesso rapporto dell’uomo con il mondo e la natura circostante sembra essersi rotto. Mickey Mouse rappresenta, invece, il frutto dell’incontro genuino fra l’umanità e le sue invenzioni, una risposta della gente al mondo tenebroso della guerra, nella quale la realtà intorno al piccolo topo sembra calzargli perfettamente, ritrovando quell’armonia perduta. Lui con la tecnica è riuscito a costruire un mondo nuovo, aiutando le persone a ritrovare se stesse. Ma, ancora oggi, non vi è mai successo di sentirvi improvvisamente in armonia con ciò che vi circonda dopo aver visto un cartone Disney? Quasi come se riconnettesse i fili della vostra vita al mondo e a voi stessi, lasciandovi dentro quella, inconfondibile, emozione di serenità? Sono cambiate le tematiche rispetto alla tecnica del primo Topolino, ma Disney non smette di costruire, ogni volta, “il sogno di un’esistenza piena di meraviglie”, una realtà nuova e diversa dalla nostra ma che potrebbe appartenerci, perché la sentiamo, stranamente, vicina a noi stessi. Conclude Benjamin:

“Davanti agli occhi della gente […] appare redentrice un’esistenza […] in cui un’automobile non pesa più di un cappello di paglia”.

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