Agostino, Fichte, Simmel: il superamento di sé nei personaggi di Suburra

Agostino, Fichte, Simmel: il superamento di sé nei personaggi di Suburra

9 Marzo 2019 0 Di Francesco Rossi

Dal film alla serie, costante determinante per l’intreccio di Suburra è quella del superamento-di-sé, o meglio dell’autotrascendimento. Un concetto chiave che si presenta come fenomeno originario dell’essenza dell’uomo moderno, e che trova la sua formulazione specie nel corso della filosofia dell’Ottocento e successiva.

Suburra e trama: contestualizziamo

Suburra, il film, si presenta come l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di C. Bonini e G. De Cataldo; mentre, la serie, come il prequel dell’omonimo film. Viene tratteggiato uno specchio della realtà della Capitale che vive essenzialmente di tre poteri: politico, religioso e criminale. Questi si intrecciano dietro la manipolazione dell’essenziale figura di Samurai, l’ultimo della banda della Magliana, e registra del malaffare romano, il quale sotto le pressioni di un potente boss mafioso siciliano, tenta di concludere l’acquisto di alcuni terreni di Ostia, proprietà in parte del Comune, parte del Vaticano, e parte della famiglia Adami. Ecco dunque che vengono ad intrecciarsi i tre poteri romani succitati. Intorno a questo nucleo narrativo, si interfacciano molteplici piani narrativi che rendono più intrigata la serie.

Suburra, copertina del film

Suburra e i personaggi

Al di là delle ulteriori possibili riflessioni che possono scaturire dall’analisi di Suburra, che verranno probabilmente sviluppate in ulteriori occasioni, in questo articolo ci soffermeremo su un comune elemento vitalistico che abbraccia tutti i personaggi. A partire dai protagonisti, Aureliano (secondogenito della famiglia criminale Adami), Spadino (fratello di Manfredi, boss del clan zingaro degli Anacleti), Gabriele (figlio di un poliziotto, che seguirà le orme del padre, ma corrotto e coinvolto costantemente dal crimine), e dagl’altri personaggi principali come il revisore dei conti del Vaticano Sara Monaschi, il politico Amedeo Cinaglia, Samurai, Nadia, Livia, Angelica, ecc. è delineabile come costante essenziale della loro vita l’oltrepassamento della loro attuale posizione sociale e di potere. Una continua tensione vitalistica li spinge, nel superamento degli ostacoli e dei limiti che costantemente si ritrovano, in una progressiva ma interminabile processualità verso l’illimitato.

Il cast sul red carpet

L’autotrascendenza nell’espressione medievale

Punto di partenza per comprendere gli sviluppi di questo concetto è Sant’Agostino e la sua particolare visione antropologica che si inserisce in una concezione biblico-ebraica, sviluppata dal cristianesimo. In questa prospettiva l’uomo ha in sé una “doppia natura”: da una parte egli è aspirazione all’infinito, in quanto tendente al creatore, alla perfezione assoluta; dall’altra è creatura, e dunque limitatezza. Questa tensione è definibile con il termine di auto trascendenza. L’uomo trascendendo se stesso nell’aspirazione ad un infinito è reso libero da ogni parziale realizzazione storica; ma contemporaneamente è strettamente vincolato alla propria natura finita, angosciato dalla morte. Dunque, non riuscendo a mantenere aperta questa tensione all’assoluto, indentifica il suo compimento nel possesso dei beni parziali, quali spirituali o materiali che siano.

L’autotrascendenza nell’espressione romantica

Su questo terreno di comprensione antropologica entro una tensione finito-infinito in chiave prettamente teologica, impossibile da sviluppare e comprendere senza l’esperienza medievale, si inserisce il romanticismo ottocentesco, in tutti i suoi sviluppi, quali filosofici, letterari, artistici e politici.

Il viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich

Con Fichte si sviluppa una particolare visione dell’attività morale definita come streben (sforzo morale, lotta): l’io finito sentendo il bisogno dell’io assoluto, e dunque dell’infinito, costantemente si imbatte nella sua condizione finita, che accentua ancor di più il nostro bisogno di infinito. L’anstoß (urto) è il limite finito che noi desideriamo superare, e la realizzazione dell’infinito sta nella nostra capacità di trascendere all’infinito la nostra condizione finita, di limite. Nel trascendimento del limite, si concretizza la libertà. Questa libertà infinita non è in nessun modo sottoposta a limite, quindi ad alcuna norma, legge, sia positiva sia rivelata. Tuttavia questo sforzo non ha mai fine, poiché nella misura in cui l’io riuscisse a eliminare tutti i suoi ostacoli, cesserebbe di esistere.

L’autotrascendimento come essenza della vita dell’uomo

Lebensanschauung. Vier metaphysischen Kapitel (1918; trad. L’intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici) è l’opera che raccoglie il pensiero vitalistico di Simmel e che si inserisce nella concezione della Lebensphilosophie (filosofia della vita).

Georg Simmel (fonte: Wikipedia)

Anche qui, punto di partenza è la condizione di limite della condizione umana, di fronte al quale l’uomo si trova in una paradossale condizione di contraddizione: la necessità del limite, ma al contempo la possibilità e il dovere di trascenderlo. Dunque, se da una parte il limite è dato necessariamente, d’altra parte nessun limite è dato una volta per sempre senza poter esser superato. L’essenza della vita conclude Simmel è l’autotrascendimento: come processo unitario della vita morale che supera e ricomprende ogni condizione più bassa con una più alta e a sua volta ripete questa ricomprensione con una condizione ancora più alta. Il fenomeno originario della vita è un processo incessante dell’elevarsi-al-di-sopra-di-se-stessa, e nel quale questo potenziar-si e continuo abbandonare-se-stessa è la modalità della sua unità, del suo rimanere-in-sé. Sul piano morale l’unica legge è la individuelles Gesetz (“la legge individuale”), nella quale l’istanza etica proviene unicamente dal profondo dell’individuo e non dall’esterno, a causa del vitalismo che impedisce la fissazione di valori definitivi.

L’autotrascendimento in Suburra

Riprendendo l’incipit di questo articolo, concludiamo: tutta l’evoluzione e l’intreccio di Suburra è determinato costantemente da questa aspirazione infinita all’autorealizzazione di sé mediante il superamento della propria posizione attuale, la quale è vista come limitante. Samurai come emblema del limite da fronteggiare per poter accedere al controllo della rete fitta del crimine romano, imponendo se stessi come i nuovi boss. I capi delle rispettive fazioni criminali sono visti dagli eredi come dei limiti da superare per poter prendere il potere. Il politico Cinaglia che stringe accordi con la mafia per il proprio successo politico, desiderato da tanto, ma non ottenibile mediante la sua iniziale onestà. Sara Monaschi e la sua continua aspirazione nel concludere affari in virtù di un sempre maggior guadagno economico. Spadino e la moglie Angelica che aspirano a dominare Roma e iniziano con il prendere le redini della propria famiglia nonostante le mille difficoltà. Nadia, nata donna e non vista come possibile erede del padre nella sua famiglia, che diventa boss grazie ad Aureliano. La contessa e le sue pretese di espansione nel business dei migranti. La collega di Lele che è disposta a tutto pur di far carriera all’interno della polizia.

I protagonisti di Suburra: Spadino, Aureliano e Lele (fonte: pagina Facebook di Suburra)

Tutti quanti mossi da una coscienza infelice, insoddisfatta della propria posizione, dei propri averi, che ambisce a trascendere in maniera indefinita. L’autotrascendimento come motore vitalistico che da significato alla vita, altrimenti assente. La vita che per esser tale si presenta come processo dinamico che impone come imperativo categorico il superamento-di-sé, prescindendo da qualsiasi normatività morale all’infuori di questa: l’autotrascendimento continuo.

Leonardo Mori