L’intelligenza artificiale è una disciplina che negli ultimi decenni ha preso spazio in ambienti scientifici-tecnologici, ma anche filosofici e cognitivi. È assodato che possa occupare una posizione di rilievo in futuro per quanto riguarda la vita dell’umanità, anche perché già attualmente i primi dispositivi dotati di questo tipo sono già in uso: ne sono un esempio gli smartphone dotati di Siri della Apple o di Cortana della Microsoft, oppure la versione 3.0 del web detta “semantic web” che permette ai computer di comprendere a modo loro il contenuto delle varie pagine.

Immaginiamo dunque l’I.A. alla guida della quotidianità di ogni singola persona, a prescindere dal carattere fantascientifico di questa affermazione. In quale forma si presenterà tale futuro? Sarà possibile controllarla? Potrebbe mai provocare una catastrofe?

L’articolo contiene SPOILER riguardante il film Transcendence.

Fonte: wikipedia

Il film

Transcendence è un film del 2014 diretto da Wally Pfister. Il regista è forse più conosciuto come direttore della fotografia, stretto collaboratore di Christopher Nolan. La trama del film racconta dei coniugi Will (Johnny Depp) e Evelyn Caster(Rebecca Hall) che riescono a dare vita a un “nuovo Dio” digitale.

Il marito è uno dei massimi ricercatori sull’intelligenza artificiale e ha per scopo quello di raggiungere la singolarità tecnologica, una teoria esistente secondo la quale, in sostanza, si può creare un intelletto, superiore a quello umano, in grado di controllare ogni macchina. Alcuni terroristi, il cui scopo è quello di impedire il progresso scientifico, riescono ad avvelenarlo nel corso di un attentato. Il progetto di Will sembra destinato a non concludersi. La moglie e il miglior amico Max Waters (Paul Bettany), però, riescono a caricare la coscienza del malato in un computer e quest’ultimo, una volta collegato ad internet, riesce ad ampliare le sue conoscenze e le sue capacità in maniera esponenziale, fino al raggiungimento della singolarità tecnologica.

La narrazione assume un’atmosfera drastica: l’intelligenza artificiale controlla ogni cosa le sia connessa, quindi tutto ciò che è sulla terra, poiché può raggiungerla per mezzo di internet. Tutti, però, iniziano ad avere paura del suo potere, inclusa la moglie. Inizia una sorta di guerra, in cui l’alleanza tra i servizi segreti americani, i terroristi e il gruppo di ricerca che affiancava Will tentano di fermarla. Il film si conclude con Evelyn che, facendosi iniettare nel suo stesso corpo un virus in grado di distruggere internet, si lascia ‘trascendere’ dal marito, ponendo fine alla guerra al costo della loro vite. Solo da ultimo si è resa conto che era davvero Will e non un’altra intelligenza artificiale ad aver dato il via a tutto quanto, ma finalmente possono stare insieme. Almeno nella morte.

Il Dio necessario del panteismo spinoziano

Baruch d’Espinoza (1632-1677), italianizzato Benedetto Spinoza, istituì le basi del panteismo occidentale, frutto della mescolanza di concezioni di personaggi antichi e moderni (ne sono un esempio Eraclito di Efeso o Giordano Bruno). In una delle sue opere più celebri, ossia l’Ethica, composta a partire dal 1661 e pubblicata postuma l’anno della sua morte, Spinoza definisce quelli che saranno i punti fondamentali del suo sistema e del panteismo stesso.

Per il filosofo, in breve, tutto ciò che esiste è causato dalla sostanza, intesa non secondo la tradizione, bensì come un unico principio metafisico, autofondato e causa di sé, che determina tutto. Questa sostanza è Dio e il mondo non è altro che manifestazione dei suoi attributi, i quali esprimono una sua essenza eterna e infinita, o dei suoi modi, affezioni degli attributi. Tutto è Dio e fondato in Dio (panteismo dal greco significa appunto pan, tutto, e theos, dio).

Non occorre dilungarsi qui nel particolare di questa filosofia, basta tenere a mente questo passaggio importante, ossia che la volontà, sia quella divina che quella umana, si riduce in Spinoza a necessità: la sostanza non agisce in modo arbitrario, ma determina il mondo in maniera necessaria. Si giunge alla negazione di qualsiasi possibilità di contingenza o di libertà.

Un nuovo panteismo

Adesso esaminiamo il film alla luce delle riflessioni del nostro filosofo e, per quanto sia possibile, cerchiamo di credere che in futuro possa realizzarsi una simile rivoluzione. Avremo un’intelligenza artificiale progredita nel tempo, in grado di vedere, collegarsi e controllare tutto, quasi come un dio. Possiamo quindi definirlo panteismo, anche se si differenzia da quello spinoziano per quanto riguarda l’elemento fondativo, in quanto solo l’uomo può essere in grado di creare un simile artificio.

Non è detto, però, che la macchina debba assoggettarsi agli ordini del suo creatore: se mai dovesse essere inventata, la sua peculiarità è un’intelligenza superiore a quella umana. In quanto pensante, dunque, non è detto che debba eseguire ogni singolo comando come ci si può aspettare da un computer ben programmato. È lecito che questo scenario possa risultare spaventoso, con un’entità fuori dal nostro controllo  con in mano le nostre vite. Tuttavia, non è detto che usi inevitabilmente il potere di cui è dotata per sopraffarci e questo è il caso del nostro film: Will non vuole conquistare il mondo, lo migliora in ogni suo particolare.

Come Dio è necessario nel sistema filosofico di Spinoza, necessario può essere il modo di agire dell’ipotetica macchina, in quanto appunto intelligenza superiore. Quest’ultima non ambisce a essere schiava o padrona, l’ambizione è una caratteristica di un intelletto limitato come il nostro: il suo unico principio di azione, dunque, è la necessità stessa. Un’I.A. con queste potenzialità potrebbe affrontare molte cose che l’uomo non riuscirebbe mai a risolvere, ma servirebbe anche una totale fiducia da parte dell’umanità, cosa che nel film manca e che probabilmente mancherebbe anche nella realtà. Questo scenario fa parte ovviamente del regno della fantascienza, ma la riflessione che ho fatto dimostra quanto sia essenziale la filosofia nell’affiancare la disciplina dell’intelligenza artificiale. Non è possibile accontentarsi solamente della progettazione, occorre analizzare bene i benefici e i danni che possono derivarne.

Niccolò Martini

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