La religione, in particolare il rapporto con Dio, è un aspetto difficilmente affrontato nel mondo dei comics: personaggi con tali poteri, sovraumani e ultraterreni, rasentano un livello divino, in alcuni casi lo incarnano addirittura!

E’ difficile trovare storie o archi narrativi in cui l’elemento divino-religioso sia presente, vuoi per una sorta di politically-correct, specialmente in produzioni molto vecchie (ricordiamo come nelle prime rappresentazioni Batman/Bruce Wayne fosse un fervente credente, ndr) vuoi perché è una dimensione che stride con la natura stessa della narrazione.

Al contrario, sono tematiche che la psicologia nei suoi rami più clinici e indagativi ha affrontato spesso e in modo approfondito. Forse per tale motivo, è qualcosa di riscontrabile solo in personaggi particolarmente “umani” o narrazioni psicologicamente profonde, grazie alla sapiente arte di autori che approfondiscono il vissuto psico-emotivo di personaggi che spesso vivono situazioni particolarmente stressanti dal punto di vista psichico.
Oggi approfondiremo il tema della Religione e del rapporto individuale con il Divino da un punto di vista psicologico, analizzando due personaggi estremamente differenti, che dunque vivono queste dinamiche da punti di vista opposti: il “Diavolo di Hell’s Kitchen“, Matt Murdock a.k.a. Daredevil (Marvel), nel ciclo “Diavolo Custode” ad opera di Kevin Smith e Joe Quesada, e Maxie Zeus, avversario di Batman (DC Comics), nell’allucinante graphic novel “Arkham Asylum“, di Grant Morrison e Dave McKean.

DAREDEVIL: “DIAVOLO CUSTODE”
La trama di “Diavolo Custode” e il taglio con cui si sviluppa è particolarmente cinematografico, ed il merito è tutto di un peso massimo della regia come Kevin Smith (“Clerks“, “In cerca di Amy“, “Dogma“, per citare alcuni dei lavori più celebri): Matt Murdock, che sta provando a rimettere la sua vita a posto dopo una serie di avvenimenti negativi che lo hanno coinvolto e perciò in piena crisi spirituale, riceve la visita di una giovane adolescente, a conoscenza della sua identità e che gli affida un bambino, nato secondo Immacolata Concezione, e che annuncia come il nuovo Messia.
L’infante è però ricercato anche da una misteriosa organizzazione, che sostiene invece la natura malefica e dunque la pericolosità del bambino: egli sarebbe infatti l’Anticristo apocalittico, che causerà la fine del mondo.
Inizia per Devil una ricerca della verità, che lo porterà a scontrarsi con le sue credenze interiori e con il suo passato ancora aperto, fino ad un tragico colpo di scena ed un finale inaspettato.

Il merito dell’introduzione della tematica religiosa nell’universo di Daredevil è da attribuire a Frank Miller, autentico fuoriclasse del fumetto che la introduce e la sviscera negli anni ’70: Matt Murdock, il bambino, l’uomo, nasce e cresce in una famiglia cattolica e questo fa sì che la religione sia parte integrante della sua vita sin dall’infanzia; il rapporto tuttavia è sempre stato controverso: da avvocato di giorno e da vigilante di notte, Matt si domanda spesso come possa un Dio buono e misericordioso permettere tutta la malvagità e la corruzione che egli vede, come possa rovinare gente buona, come Karen Page, grande amore di Devil, ex-giornalista caduta nel baratro della pornografia e della tossicodipendenza, e innalzare feccia come Wilson Fisk, conosciuto come Kingpin, “lo Zar del Crimine”, boss incontrastato di tutta la criminalità di New York;
La fede di Matt subisce un colpo durissimo quando scopre come la madre, mai conosciuta e da sempre ritenuta deceduta, sia in realtà viva e sia una suora in un convento di Hell’s Kitchen, quartiere degradato e casa di Matt, nonché terreno di caccia di Devil, con il nome di Suor Maggie.

La crisi mistica di Matt è la risultante naturale di un conflitto interiore, tra vissuto esperenziale e introiezione di una norma (in questo caso, di un credo), la quale, data l’esposizione precoce durante l’infanzia, si è radicata nel profondo dell’eroe; i principi cattolici con cui è cresciuto e che ha sempre usato come bussola morale e comportamentale si rivelano insufficienti per la realtà che l’avvocato di Hell’s Kitchen esperisce e collidono anzi con la missione che porta avanti ogni notte, sotto l’identità di Devil (quale ironia…): Matt si rende conto che le vie legali, a New York, hanno potere limitato, e che è allora necessario esulare da essa, ricorrendo anche a vie poco ortodosse e violente, le quali però non coincidono con il suo credo religioso.

Questa impossibilità di una sintesi unitaria, questa spaccatura etico-comportamentale che Matt vive regolarmente è causa di disagio, e nella storia in analisi è leitmotif e perno centrale del suo svolgersi: la dimensione messianica che la vicenda assume, unitamente alla discussione etica interiore che il protagonista sta vivendo, mette in crisi lo Scavezzacollo di Hell’s Kitchen e lo porterà ad un passo da gesti pericolosamente estremi.

“ARKHAM ASYLUM : A SERIOUS HOUSE ON SERIOUS EARTH”
“Arkham Asylum” è un opera onirica: quello che Morrison ha ideato e che McKean ha disegnato è qualcosa di più simile ad un film muto che ad una storia supereroistica tradizionale.
L’azione è pressoché nulla, la presenza di Batman (seppur in ruolo da protagonista) è messa in secondo piano e la matita di McKean disegna figure evanescenti, umanizzate, rovinate: il protagonista della storia è Arkham, il famigerato manicomio di Gotham City, casa dei più pericolosi e folli criminali della città.

La trama del romanzo grafico è piuttosto semplice: il manicomio è caduto in mano ai suoi internati in seguito ad una rivolta, facendo ostaggio dei suoi dipendenti e dei civili. In cambio della loro liberazione, Joker, leader degli psicopatici riottosi, chiede Batman; il Cavaliere Oscuro si ritroverà allora dietro le linee nemiche, solo ed isolato, potendo contare solo su sé stesso e sulla propria astuzia per riuscire a fuggire e riprendere il controllo di Arkham.

La trama è pretestuosa: il romanzo si snoda tra la storia del creatore del manicomio, Amadeus Arkham, e quella degli attuali pazienti, le cui psicosi e problematiche mai come ora sono state così realisticamente restituite: l’atmosfera che emerge è angosciante, opprimente, tutto è marcio, malato, disturbante.

Tra di essi, oltre ad un Clayface devastato dall’AIDS e un Cappellaio Matto pericolosamente vicino alla pedofilia, Batman incontra un altro personaggio stravolto dalla matita decadente di McKean: Maxie Zeus.
Egli è un villain (uno dei cattivi) minore nelle classiche storie di Batman, un ex professore di storia antica impazzito e dedicatosi al crimine dopo essere stato lasciato dalla moglie.

Nella versione di “Arkham Asylum“, Maxie è notevolmente più debole, smagrito, invecchiato; è direttamente collegato alla macchina dell’elettroshock, da cui riceve continuamente scariche elettriche; identificandosi non soltanto con la divinità greca omonima, ma con un Dio supremo, ermafrodita, offre al Pipistrello i suoi escrementi, sua “carne e sangue”, come segno della sua potenza divina.

Maxie Zeus soffre di quello che in psicopatologia e psichiatria è chiamato delirio mistico, o disturbo delirante religioso.
Il delirio è l’aspetto principe, nonché il più comune, dei disturbi del contenuto del pensiero, ovvero problematiche nel normale flusso e concatenazione dei pensieri (e spesso di conseguenza del linguaggio): il personaggio in questione mostra, nello specifico, quello che in psicologia è chiamato perseverazione, ovvero la ripetizione, continua, stereotipata, degli stessi concetti, idee o parole già enunciati; nel nostro caso, si traduce nell’insistenza continua sull’identificazione con la divinità.

Jaspers definiva il delirio come “giudizi patologicamente falsi“, identificandone tre criteri necessari: l’estrema convinzione e certezza soggettiva, l’impermeabilità al cambiamento anche di fronte a prove schiaccianti e l’impossibilità o persino la totale falsità del contenuto delirante.
Particolarmente saliente nella definizione di delirio è anche la struttura auto-centrica del delirio: il suo contenuto si incentra sul soggetto patologico, che è di fatto allo stesso tempo oggetto e soggetto di esso; egli è costantemente al centro del pensiero delirante.
A differenza di altre forme patologie psichiche, un soggetto delirante mantiene solitamente una normale facoltà relazionale ed una certa razionalità (dipendentemente dal contenuto del delirio e dalla gravità del disturbo delirante).
Il delirio mistico inquadra un tipo di disturbo delirante (o paranoia) di tipo megalomaniaco, il disturbo delirante religioso: il soggetto che ne è affetto può credere di comunicare direttamente con Dio usando la telepatia, o di essere un messaggero divino agendo dunque come tale; nei casi più gravi, può emergere un’identificazione con la divinità o la credenza di esserne la reincarnazione (come nel caso di Maxie).

Marco Funaro