Dio non è altro che una proiezione delle migliori caratteristiche umane. Questo è ciò che troviamo in Feuerbach e nel film Una settimana da Dio.

Nel film Una settimana da Dio, a Bruce Nolan vengono conferiti dall’Onnipotente poteri divini, che, però, sono inizialmente sfruttati dall’uomo unicamente a proprio vantaggio. Bruce scopre a proprie spese che essere Dio è più difficile di quanto non avesse immaginato.
Da grandi poteri derivano grandi responsabilità
Il film Una settimana da Dio è diventato iconico per la frase
La vita è un biscotto, ma se piove si scioglie.
Ma in realtà, in questo divertente film c’è molto di più. Bruce Nolan, interpretato da Jim Carrey, è un giornalista frustrato, che intrattiene una relazione con Grace, impersonata dalla bellissima Jennifer Aniston, donna di cui, però non riesce a soddisfare pienamente le aspettative e che sembra trascurare a causa del proprio egocentrismo. Il film inizia con un evento che sconvolge la vita di Bruce: il suo licenziamento, avvenuto per una sfuriata, dopo aver appreso di non aver ottenuto il ruolo di anchorman, una promozione lavorativa da lui molto ambita e che viene, invece, presa in carico da un collega che Bruce detesta. Il protagonista non accetta questa sconfitta personale con molta sportività e se la prende con Dio, sostenendo che potrebbe fare il suo lavoro meglio di Lui e con esclamazioni come:
Non sto facendo il martire, sono una vittima. Dio è un bambino dispettoso seduto su un formicaio con una lente e io sono la formica. Potrebbe risolvermi la vita in cinque minuti se volesse, ma preferisce bruciarmi le antenne e vedermi contorcere.
Fin qui nulla di insolito, o quantomeno niente che non possa accadere nella vita di ciascuno di noi. Ciò che, però, fa di Bruce il personaggio di una storia fuori dal comune è un’offerta di lavoro da un datore decisamente oltre l’ordinario: l’Onnipotente in persona. Morgan Freeman, vestendo i panni di Dio concede a Bruce un’opportunità straordinaria, conferendogli poteri divini. Il nuovo Dio fa ciò che tanti di noi farebbero e ne approfitta per rimettere in sesto la propria vita. Concentrandosi unicamente su sé stesso, abusa del potere ottenuto per riavere il lavoro e portare avanti una brillante carriera, trovandosi sempre in prima fila davanti alle esclusive (o, piuttosto, creando lui stesso gli scoop nei luoghi in cui si trova). Bruce non è esattamente un buon Dio: pensa solo a sé stesso, ignora le preghiere, crea catastrofi naturali e danni ambientali non indifferenti, genera malcontenti popolari e proteste e, per di più, non si accorge di star perdendo Grace. Ciò che ci saremmo aspettati allora da Bruce è che avesse compreso che da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Ma quali sono i poteri e le responsabilità di un Dio?

Dio come proiezione dell’umano
Morgan Freeman sa essere un dio modello e si aspetta che Bruce faccia altrettanto. Ciò che più viene messo in risalto nel film è l’altruismo tipico della divinità. Infatti, nonostante la sua onnipotenza, Dio si dedica esclusivamente a soddisfare i desideri e le preghiere altrui, senza tener conto dei propri. Il cuore è una di quelle caratteristiche che Feuerbach vede come perfezione della nostra specie e che, perciò, l’uomo tende a proiettare in Dio. Difatti, secondo il filosofo, il divino non è che uno specchio delle qualità dell’uomo. La religione viene quindi definita come una forma di alienazione, in cui l’uomo crea Dio attraverso le sue parti migliori e a cui, volontariamente, si sottomette. Ludwig Feuerbach, filosofo ottocentesco appartenente alla Sinistra hegeliana, tenta così di chiarire il nesso tra teologia e antropologia attraverso uno umanesimo di stampo materialista. Dopo la filosofia hegeliana e la sua ossessione per lo Spirito, si avverte l’esigenza di tornare a concentrarsi sull’uomo come essere in carne ed ossa. Non è un caso che Feuerbach sia diventato celebre per il suo
L’uomo è ciò che mangia.
La critica a Hegel e alla religione lo porta, dunque, a sostenere che piuttosto che risolvere il finito (l’uomo) nell’infinito (Dio) sia più opportuno fare il movimento contrario e tentare di spiegare i misteri divini a partire dall’osservazione dell’umano. Se Dio, come ci mostra il regista Tom Shadyac, è dotato di ragione, volontà e amore ai massimi livelli, è solamente perché l’uomo, nella sua imperfezione, vede e sperimenta in prima persona tali caratteristiche. Feuerbach scrive, a tal proposito,
Tu credi che l’amore sia un attributo di Dio perché tu stesso ami, credi che Dio sia un essere sapiente e buono perché consideri qualità e intelligenza le migliori tue qualità.

Avere in sé una scintilla divina
Tornando alle avventure di Bruce, il film è quasi alla conclusione quando il protagonista decide di gettarsi in mezzo all’autostrada con l’intento di rinunciare alle prerogative divine. La scelta di perdere il proprio ruolo come Dio (e, congiuntamente, l’accettazione del possibile suicidio) viene presa subito dopo aver compreso che Grace non tornerà con lui. Dio, infatti, secondo la narrazione collettiva e come vediamo chiaramente nel film, lascia alle persone il libero arbitrio e i poteri di Bruce, oltre che mandarle segnali, nulla possono fare per influenzare la decisione presa dalla donna, la quale continua, però, ad amarlo e a pregare per il suo bene. Prega, inoltre, Dio di liberarla dal ricordo troppo doloroso dell’ex. Dopo che Bruce viene investito da un tir, si ritrova davanti a Dio, Morgan Freeman. Ciò che colpisce in questa parte è ciò che Dio dice a Bruce: in lui c’è una scintilla divina. L’uomo diventa così esso stesso una divinità. Questo è il progetto anche della filosofia di Feuerbach. Difatti, dal momento in cui l’umanità crea Dio (potremmo dire a propria immagine e somiglianza), toglie a sé stessa non solo parte delle proprie responsabilità, ma anche le proprie qualità migliori. Continua a predicare che Dio è sapienza, volontà e amore e, così facendo, porta avanti quella paradigmatica inversione dei rapporti di cui si parlava prima. Infatti, l’uomo sembra confondere ciò che è soggetto e ciò che è predicato: la giusta conclusione è allora che sapienza, amore e volontà sono divini. Poiché l’uomo possiede queste qualità è esso stesso divino. Persino il Dio impersonato da Morgan Freeman dice che:
Una madre sola che deve fare due lavori e che trova ancora il tempo di accompagnare il figlio a scuola di calcio, quello sì che è un vero miracolo. Un adolescente che dice di no alla droga e dice sì all’istruzione, questo è un miracolo. Le persone vogliono che faccia tutto io e non si rendono conto che sono loro ad avere il potere. Vuoi vedere un miracolo, figliolo? Sii il tuo miracolo.
L’uomo è, in questo senso, secondo Feuerbach e nel film in questione, esso stesso un dio.
Ama il prossimo tuo come te stesso
L’argomentazione di Feuerbach e la trama di Una settimana da Dio hanno una conclusione che potrebbe, a primo impatto, sembrare differente. Bruce, infatti, viene esortato da Dio a pregare e chiede che Grace sia felice, anche a costo di perderla. A questo punto, Dio lo premia e il protagonista si ritrova davanti alla donna che, alla fine del film, dichiara di voler sposare. Continuerà a fare del bene, sempre protetto e sorvegliato da quel Dio onnipotente che aveva osato sfidare nelle prime scene. Feuerbach, dal canto suo, sostiene che, dopo aver compreso che la divinità si cela nell’umano, l’uomo abbia il dovere morale di fare a meno di Dio. L’ateismo è, dunque, il tentativo dell’uomo di riappropriarsi di tutto ciò che aveva riposto nella sua proiezione. L’esito di queste due storie non diverge poi troppo se si prende in considerazione il filantropismo di Feuerbach. Il filosofo, infatti, sostiene che l’amore sia ciò che caratterizza l’uomo e che lo spinga verso l’altro: come hanno amato o amano Dio, gli esseri umani si amano l’un altro e non possono fare altrimenti. Così come Bruce non può fare a meno di amare Grace e ha oramai capito l’importanza degli altri. Per Feuerbach,
due uomini occorrono per creare l’uomo, sia quello spirituale sia quello fisico: la comunione dell’uomo con l’uomo è il primo principio e il primo criterio della verità e della validità universale.