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Vita di Pi mostra il modello del saggio stoico

Vita di Pi mostra il modello del saggio stoico

Vita di Pi, film del 2012 diretto da Ang Lee e vincitore di quattro premi Oscar fra cui miglior regia, racconta la vita di Piscine Molitor Patel, detto Pi, e in particolare la sua lotta per la sopravvivenza in seguito ad un naufragio nel Pacifico. Il suo personaggio è molto interessante in quanto solamente una volta si lascerà andare ad un pianto disperato, mentre per tutto il resto del film agirà in maniera razionale e nel modo migliore per riuscire a raggiungere la terra e la salvezza, accettando ogni avversità ed affrontandola a testa alta. In questa prospettiva, quindi, sembra corretto riferirsi al suo comportamento come ad un comportamento stoico, ma lo è davvero? Quali sono le caratteristiche dello stoico? L’immagine che abbiamo di lui è quella più aderente a quella diffusa dal fondatore della scuola: Zenone di Cizio e dai suoi successori? Per rispondere a queste domande è necessario illustrare almeno a grandi linee il sistema filosofico stoico.

Pi e la tigre che lo accompagnerà per tutto il viaggio (www.wikipedia.org)

La filosofia stoica è tutta costruita intorno alla figura del saggio che non è un modello facilmente raggiungibile, solo pochi lo sono davvero stati e forse nessuno riuscirà mai più ad eguagliarli, ma questo non importa, ciò che davvero è rilevante è tendere a quel modello per vivere una vita perfettamente razionale e continuamente migliorarsi. Ma che cosa prevede il modello di comportamento e atteggiamento stoico?
Inizialmente con la figura del fondatore Zenone di Cizio l’etica stoica tendeva a posizioni definite ciniche che permettevano di giustificare comportamenti anche scandalosi dei saggi, tendenza, questa, cancellata dagli eredi della scuola: Panezio e Posidonio. È importante sottolineare che l’immagine dello stoico come filosofo capace di sopportare ogni avversità e che si sottomette al destino anche a scapito della sua stessa vita è un’idea riduttiva e fondamentalmente sbagliata. Il saggio stoico è infatti piuttosto colui che è in grado di comprendere, attraverso lo studio della fisica, la grande coerenza e razionalità che c’è nel mondo e di seguire tale razionalità tramite l’applicazione di regole logiche in grado di definire che cosa è vero, che cosa è falso e che cosa non è né vero né falso, permettendo dunque di non cadere nell’errore e di vivere una vita giusta. Grande importanza hanno dunque: logica, fisica ed etica, collegate fra loro in maniera organica di modo da formare il primo vero e proprio sistema filosofico (struttura filosofica perfettamente coerente in ogni sua parte) ed essendo tutte fondamentali per la formazione del saggio.

Fisica

Per quanto riguarda le idee fisiche stoiche, esse sono contrapposte a quelle epicuree: esiste un solo mondo che viene creato provvidenzialmente da un dio o dalla ragione, principio perfettamente attivo e dunque agente sulla materia (invece perfettamente passiva) che quindi non oppone all’azione creatrice divina alcuna resistenza. In quest’atto creativo dio sarebbe al di sopra di tutte le cose e al tempo stesso al loro interno garantendo così che tutte le entità materiali si evolvano secondo la loro perfetta razionalità. Da ciò consegue che tutto ciò che esiste ed è, è materiale e al tempo stesso razionale. È proprio grazie a questa conoscenza che il saggio è in grado di seguire la razionalità della natura riuscendo allo stesso modo a sfruttarne i benefici. In questo Pi sembra dunque aderente al modello del saggio, comprende infatti la forza della natura e la sua razionalità di fondo e impara a sfruttarla quanto più possibile.

Logica

Molto importante è la logica stoica in quanto scienza capace di preservare dell’errore che può totalmente compromettere la perfetta coerenza del saggio e quindi la sua stessa saggezza: se infatti si cade in errore su ciò che è bene e su ciò che è male (fermo restando che è bene ciò che è razionale) ecco che non si potrà agire in modo da evitare contraddizioni ed ulteriori errori. Verranno quindi individuati i cinque irriducibili, cinque forme e regole logiche cui tutte le altre possono essere ricondotte, che rivestiranno un ruolo di grande importanza in tutta la filosofia stoica e che ancora oggi vengono utilizzate all’interno della logica formale.

Zenone di Cizio (www.ita.anarchopedia.org).

Etica

Avendo alle sue spalle le conoscenze di fisica e logica ecco quindi che lo stoico è in grado di  comprendere prima di tutto il mondo che lo circonda vedendolo come frutta di un’opera divina provvidenziale e perfettamente razionale e in secondo luogo è in grado di distinguere ciò che è bene e ciò che è male riconoscendo che essendo tutto il reale frutto della razionalità divina questo non potrà trasformarsi e comportarsi in modo che non sia conforme alla divinità (tenendo comunque presente che da questi comportamenti potrebbero derivare conseguenze assimilabili come male). Lo stoico dunque accetterà il suo destino consapevole della sua razionalità ed inevitabilità rimanendo tuttavia ad esso indifferente. Sarà indifferente essere sani o malati, vivi o morti, pur non escludendo questo una possibile preferenza per uno stato rispetto all’altro (ad esempio la sanità in quanto generalmente manifestazione della vita) ed eventuali rimedi o azioni per mantenerlo. Lo stoico inoltre non è asentimentale ma evita solo le emozioni negative, accettando però quelle positive quali ad esempio la gioia. Sarà chiaro allora che questa figura non corrisponde esattamente alla figura che l’immaginario collettivo ha imposto. Ma sarà piuttosto un individuo complesso, ricco di conoscenza e tendente ad un modello ideale.

Vita di Pi

Alla luce di quanto detto è quindi adesso chiaro che se da un lato il nostro Piscine è chiaramente assimilabile al modello dello stoico in armonia con la natura ed in grado di sfruttarla, dall’altro la logica (e di conseguenza l’etica) da lui applicate non sono forse chiaramente di matrice stoica, sebbene certo non manchi da parte sua una certa furbizia nello sfruttamento della presenza della tigre all’interno della scialuppa. La più grande differenza dal modello ideale stoico è però il fatto che Pi lotti per la vita con tutte le sue forze e questo tradisce l’importanza che egli attribuisce alla vita rispetto alla morte che dunque non gli è indifferente. Pi non sarà quindi un saggio stoico, ma certo è sulla buona strada per migliorarsi e perfezionarsi sempre di più e, d’altra parte, come lascia intravedere la fine del film, di tempo per farlo, da qui in avanti, ne avrà eccome.

Lorenzo Delpiano

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