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Viral topics: cosa accomuna le tendenze social e lo spirito di massa nietzschiano?

“L’uomo è un animale sociale”, affermava già Aristotele. Ma fino a che punto, e soprattutto perchè, siamo disposti a seguire la massa? Nietzsche critica il conformismo

Negli ultimi giorni Twitter, il social network avversario di Zuckerberg, ha stilato una classifica degli argomenti più amati dagli utenti del 2019, sia a livello mondiale sia per quanto riguarda le singole nazioni. In Italia alcuni argomenti in particolare sono stati condivisi migliaia e migliaia di volte, dando origine a dei veri e propri “fenomeni viral”.

Il world record egg, elemento più condiviso del 2019

I numeri di Twitter

Le classifiche di Twitter parlano chiaro: siamo un gregge di pecore. Il numero ha su di noi un potere incredibile, quanto più un argomento è già stato visualizzato e condiviso, tanto più crescerà il nostro interesse nei suoi confronti e lo stimolo a condividerlo a nostra volta. Così, nella top ten mondiale degli argomenti virali, troviamo al primo posto il “World record egg”, l’immagine di un uovo che è riuscita a battere, proprio grazie alla rete di condivisioni, ogni record di like. Il numero di retweet è stato impressionante: oltre un milione di persone ha condiviso quest’uovo. Tra i primi dieci argomenti troviamo anche una papera che insegue un gruppo di persone in un corridoio: questa volta sono stati in 600 mila a condividerlo. Lo stesso numero di retweet l’ha ottenuto anche il video di un gatto che salta una balaustra, la cui didascalia recita “Can everybody just please look at this cat?” (“potete solo guardare tutti questo gatto?”). Questi argomenti non hanno un vero e proprio contenuto in termini di senso, eppure sono riusciti a diventare famosissimi e a battere addirittura dei record di visualizzazioni. Ciò dimostra che, non solo nel 2019, ma probabilmente da molto prima, il requisito per la fama è solo uno: la viralità.

Aristotele, filosofo autore della “Politica”

L’uomo, “politikòn zoon”

La tendenza che abbiamo a seguire la maggior parte non è certo un fenomeno sviluppatosi in epoca contemporanea. Era il IV secolo a.C. quando Aristotele, nella sua “Politica” scrisse che l’uomo è un “politikon zoon”, letteralmente un “animale politico”. Il significato che i greci attribuivano all’aggettivo “politikòn” è però diverso da quello che noi oggi assegniamo al suo corrispondente “politico”: esso si riferisce piuttosto alle relazioni del singolo con la “polis”, con la comunità cittadina, non solo riguardo all’amministrazione dei pubblici affari, ma anche nel campo del confronto di opinioni. Una traduzione possibile potrebbe quindi essere quella di “animale sociale”, ovvero di essere che ha un naturale bisogno di far parte di un gruppo e di trovare punti in comune con esso. Per questo l’individuo è portato per la sua stessa indole a seguire mode e tendenze, in quasi ogni ambito, da quello politico, a quello musicale, a quello appunto del mondo social. Non può essere quindi del tutto fonte di biasimo l’inclinazione al conformismo, né si può dire che sia una piaga moderna. Da quando esiste come homo sapiens sapiens, l’individuo ha sempre avuto bisogno dell’appoggio e del sostegno dei suoi simili, di far parte di un gruppo più o meno grande per non percepire la sua piccolezza in confronto al mondo in cui vive.

Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche

Nietzsche e la critica allo spirito di massa

Molto tempo dopo Aristotele, nel diciannovesimo secolo, anche il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche nota e analizza questa tendenza dell’uomo a conformarsi alla massa. La sua opinione riguardo a questo atteggiamento è decisamente critica: per il filosofo, infatti, esso è segno della debolezza del carattere umano, che accetta le credenze e i comportamenti più comuni “per comodità”. L’individuo non mette in discussione i principi morali con i quali è cresciuto, i valori propri dell’ambiente che lo circonda per una sorta di pigrizia intellettuale, e perciò li assimila così come gli sono stati forniti. Un altro elemento che lo porta ad acconsentire e ad ubbidire a principi precostruiti è anche il timore per il giudizio altrui, la paura di essere escluso per la decisione di mettere in forse quei precetti a cui tutti credono. La critica di Nietzsche, in particolare, non è rivolta solo ad un pubblico generalizzato, poichè il pensatore ha ben chiaro l’oggetto della sua accusa: esso è la civiltà cristiana in cui è cresciuto, che difende ottusamente i suoi precetti senza preoccuparsi di approfondirli, che trova nella fede sicurezza e conforto. Proprio il timore di scoprire cosa c’è oltre alle sue certezze, ci spiega il filosofo, è un altro elemento che porta l’individuo a seguire la massa. Scoprire che i principi sui quali si ha sempre fatto affidamento non sono così saldi come pensava lo porterebbe a vivere in uno stato di incertezza insopportabile, senza più alcun punto di riferimento. Ciò non significa, però, che l’uomo ha come unica alternativa al seguire lo spirito di massa l’isolamento e la desolazione. Anzi, mettere in discussione le mode e le idee dominanti è il primo passo da compiere per scoprire e scegliere i propri principi, le proprie idee e i propri interessi. Nella vita sociale, paradossalmente, è questo ciò che valorizza il singolo e lo porta a comprendere meglio gli altri.

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